Sud penalizzato dagli accordi EU con Canada e Cina

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Il Sud è penalizzato negli accordi stilati dall'Unione Europea con il Canada e con la Cina: sono riconosciuti come “protetti” solo 4 prodotti meridionali, nel primo accordo, e solo uno nel secondo.  Secondo varie fonti giornalistiche, sembra che le liste siano state stilate nel 2009 dall'allora Ministro dell’Agricoltura del governo Berlusconi, il leghista Luca Zaia.  Il ministro leghista ha privilegiato, ovviamente, i prodotti del Nord, come nel caso dell’olio di oliva veneto a danno di quello pugliese.

“Il Mattino” di oggi, 30 luglio 2017, ha dedicato tre articoli alla questione – vi presentiamo i punti salienti.

Sud penalizzato
Luciano Pignataro: i prodotti del Sud esclusi da scelte politiche

Secondo il giornalista Luciano Pignataro, uno dei motivi per cui i prodotti del Sud non sono nella lista di quelli tutelati negli ultimi trattati internazionali è che al Sud non abbiamo la capacità di creare e far funzionare i consorzi.  Per Pignataro  siamo di fronte a “una debolezza cronica dei consorzi del Sud, spesso inesistenti, il più delle volte bloccati dai ricorsi come è accaduto per un decennio alla DOP dell’olio nel Cilento o dagli scontri come è successo quest’anno con il vino in Irpinia.”

DOP e IPG dal ministero
Oscar Giannino: il Centro-Sud sono la forza trainante delle IPG

Secondo il giornalista Oscar Giannino, non c’è proporzione fra il numero dei prodotti del Sud inclusi nei trattati e il numero dei prodotti protetti in Italia: “A fine giugno 2017, i marchi italiani iscritti nel registro delle garanzie erano 293.  Se ci fermiamo alle IGP, questa è la distribuzione geografica: 60 nelle regioni del Nord, 33 al Centro, 58 al Sud, per un totale di 151 IGP alle quali se ne aggiungono 14 per prodotti multi regionali, come il grana padano, la mozzarella di bufala o alcuni tipi di pecorino.”  Giannino fa notare anche che la Sicilia è la regione italiana con il maggior numero di IGP, con 18, seguita dalla Calabria e la Campani con 11 ciascuna, la Puglia con 9.

Secondo Giannino è vero che guardando l’export storico italiano, c’è un interesse nel tutelare il gorgonzola, il parmigiano reggiano e il grana padano perché hanno un peso economico molto alto rispetto al resto, ma questo, secondo l’economista, non prende in considerazione che nell'ultimo decennio è il Centro-Sud che è diventato la forza trainante delle IGP.

Per Giannino, il quale sicuramente non è né meridionalista né statalista, “una cosa è sicura. Finché al ministero dell’Agricoltura penseranno a inserire nei Trattati di commercio solo Parma, Modena, Reggio Emilia e la Food Valley emiliana, e il «sistema del prosecco» veneto che domina e traina l’export vinicolo italiano, allora la crescita che in questi anni si è realizzata al Sud nelle IGP non troverà nuovi mercati, visto che è gravata da difficoltà finanziarie e di raccolta di capitali molto più acute delle tradizionali filiere di successo del Nord. E ciò significa commettere un grave errore, nella promozione del meglio dell’Italia verso nuovi mercati.”

Marco Esposito: le decisioni potrebbero azzoppare per anni il nostro export agroalimentare di qualità

Per il giornalista economico Marco Esposito, di chiara fede meridionalista, gli accordi vanno bloccati perché sono estremamente dannosi per il nostro Sud.  Nel suo articolo, Esposito afferma che le decisioni dell'UE potrebbero “azzoppare per anni l’export agroalimentare di qualità del Mezzogiorno”.

Esposito ha raccolto la testimonianza degli onorevoli meridionali Paolo Russo (Forza Italia) e Colomba Mongiello (Partito Democratico) i quali stanno portando avanti il coordinamento del fronte del no alla sottoscrizione del trattato commerciale. “L’elenco dei DOP indicato nel CETA – rileva Russo – può essere ridotto sottraendo un prodotto, oppure si può aggiungere una denominazione di nuovo conio, ma non è possibile inserire una denominazione esistente che non sia già compresa tra le 41 indicate dall'Italia. In pratica – conclude il parlamentare – si condannano all'oblio internazionale le 247 denominazioni italiane oggi escluse. Le quali se il Parlamento italiano ratificherà il CETA resteranno fuori per sempre. E parlo – sottolinea il deputato campano-di oblio ‘internazionale’ perché è vero che il CETA riguarda soltanto il Canada, ma è un accordo apripista per le successive intese commerciali dell’Unione europea, come già si è visto con la Cina, nella cui intesa il Mezzogiorno è presente con un solo prodotto su 26”.

Sud penalizzato per la solita Incompetenza e/o malafede dei suoi politici e amministratori

E' chiaro che il Sud  debba essere meglio rappresentato nella formulazione dei trattati della UE.  Non lo è o per incompetenza o per malafede dei nostri politici e amministratori, che non sanno come o non vogliono rappresentare i nostri interessi. Ora, è necessario bloccare gli accordi, mettendo pressione sui parlamentari del Sud, affinché accolgano l’appello degli onorevoli Paolo Russo e Colomba Mongiello, affinché il Parlamento non ratifichi i due trattati.

 

Documentazione:

La definizione dei prodotti DOP e IGP - dal sito del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali

Il trattato CETA in inglese – fra Unione Europea e Canada

Le "Indicazioni Geografiche" riconosciute nel trattato con la Cina (la lista include anche i vini) Questo elenco contiene i 200 prodotti, cento per ogni parte, che saranno tutelate dal prossimo accordo da concludersi nel 2017. Delle 100 europee, 26 sono italiane e solo una è meridionale.