Mai più Ilside – l’incendio di Bellona

mai più ilside

Cosa c’era nel deposito della ex Ilside che l’11 luglio scorso è andato in fumo? La nube che ha invaso i comuni di Bellona, Caiazzo, Capua e Potelatone era tossica?  Chi è responsabile della gestione del sito. Che fine ha fatto la sua bonifica? Chi ha appiccato il fuoco e perché? E’ ora di dire “mai più Ilside” assieme al Comitato Cittadino Bellona-Triflisco.

Cosa c’era nel sito?

Andiamo in ordine.  Secondo una denuncia dell’avvocato Pietro Romano, ex consigliere comunale e capogruppo del PD di Bellona, nel sito “c’erano rifiuti ospedalieri, rifiuti liquidi e rifiuti speciali pericolosi di altra natura, ammassati nel piazzale”.  Secondo Romano, “c’erano persone che entravano e depositavano materiali senza alcun controllo.”

Era tossica la nube che si è sprigionata?

mai più ilside - città di bellona ai cittadiniNel documento del 24 luglio 2017, l’ARPAC ha riportato che “si desume la presenza, nell’aria ambiente campionata, di Benzene, Formaldeide, Acetaldeide ed altre sostanze ivi riportate.”  Il comunicato prosegue: “Inoltre, si segnala, come riportato nella relazione di sopralluogo già pubblicata, che sono stati interessati dall’incendio dell’11.07.2017 anche rifiuti contenenti amianto e che, per tale motivo, è stato effettuato anche un campionamento di fibre aerodisperse presso la località Ferranzano (alla distanza di circa 1 km dal sito oggetto dell’incendio … di cui si pubblica rapporto di prova.”  Il comunicato conclude demandando “all’autorità sanitaria le valutazioni in ordine ad eventuali provvedimenti da adottare in relazione alla natura e alla concentrazione delle sostanze rilevate.”

Successivamente l’ARPAC ha pubblicato sul suo sito il 16 agosto che per tre diversi test “tutti i parametri del presente rapporto di prova, il campione presenta valore di concentrazione inferiore alla concentrazione soglia di contaminazione per i siti ad uso verde pubblico, privato e residenziale”

 mai più ilside - il sito brucia

chi è responsabile della gestione del sito?

Tina Palomba descrive in un articolo i vari passaggi nella gestione del sito negli ultimi anni. “La Ilside, società srl, oggi in liquidazione, dal 2007, quando è stata venduta dall’imprenditore Michele della Gatta, si è servita di tre società nella gestione del sito di stoccaggio: la prima la Jacorossi che faceva capo al noto imprenditore romano Ovidio Jacorossi, la seconda La Gardenia, che avrebbe fatto capo pure alla famiglia Actis con sede legale a Roma e la terza Kokio la cui sede, indovinate un po’ dove si trova?  La sede legale è in un bellissimo paradiso fiscale che si chiama Lussemburgo , …e dove non è possibile risalire alle persone fisiche in carne ed ossa a cui fa capo.”

Una interrogazione parlamentare di alcuni senatori del Movimento 5 Stelle fa una dettagliata cronistoria delle vicissitudini della Ilside dal 2007 ad oggi. Rimandiamo i lettori al documento originale dell’1 agosto 2017.

Rilanciamo l’ultimo documento del Comitato Cittadino Bellona/Triflisco per la riunione della giunta regionale del 13 settembre 2017

Mai più Ilside - il Comitato cittadino Bellona-Triflisco

Il Comitato non si arresta di fronte all’ostracismo della burocrazia. Ha formalizzato a mezzo PEC la richiesta di presenziare all’incontro del 13 settembre 2017 in Giunta Regionale.  Ha ribadito con forza l’insopprimibile diritto a partecipare al processo decisionale concernente la questione Ilside. Prosegue in modo deciso sul cammino della salvaguardia del territorio e della tutela della salute dei cittadini.

Pubblichiamo la richiesta corredata dalla mail inviata agli organi della Regione e, per conoscenza, al Comune di Bellona, ARPAC e UTG di Caserta.

Buongiorno a tutti,

con la presente lo scrivente Comitato cittadino Bellona/Triflisco, preso atto della convocazione per la data del 13/09/2017 del Sindaco del Comune di Bellona e del Sig.re Terlizzi Ferdinando, nella qualità di liquidatore della Ilside SRL, presso la Giunta Regionale, chiede di poter presenziare ed intervenire alla audizione di cui sopra a mezzo di propri tre delegati.

Si significa che, nonostante tutte le sollecitazioni notificate alle autorità competenti, nonostante le manifestazioni di piazza, ad oggi nessun intervento fattivo e risolutivo per la messa in sicurezza del sito di stoccaggio è stato realizzato. A riprova di quanto prima si segnala la legittima apprensione della cittadinanza costretta quotidianamente a convivere con le fumarole ancora attive all’interno del sito da circa sessanta giorni.

La presenza del Comitato civico, portatore dell’interesse diffuso alla risoluzione della annosa questione Ilside, si rende necessaria per ragioni di trasparenza e costruttiva partecipazione alle attività che verranno poste in essere.

Si rappresenta alle SS.VV. che il diritto di partecipazione dei cittadini a riunioni di interesse pubblico è sancito dal Titolo III, art. 11, dello Statuto della Regione Campania. nonché dalla Carta Costituzionale vigente.

–Bellona 09/09/2017 Comitato cittadino Bellona/Triflisco.

 

La posizione dei Meridionalisti Democratici: mai più ilside

I Meridionalisti Democratici sostengono totalmente il Comitato Cittadino Bellona-Triflisco.  La difesa del territorio, la sua bonifica e il suo rilancio sono battaglie democratiche e meridionaliste, senza “se e senza ma”.

Mai più ilside - Manifesto 5 settembre 2017

Siccità e acqua bene comune

no siccità: l'acqua è un bene comune

La siccità che colpisce i nostri territori è causata da tanti fattori, dall’attività umana che influisce sul cambiamento climatico, ai cicli della natura.  Tuttavia, non è accettabile l’incompetenza e/o la malafede della classe politica nella gestione dell’acqua. Non è accettabile che, con l’eccezione di Napoli, non sia attuato quanto deciso dalla consultazione popolare del giugno 2011, per l’acqua pubblica.
Rilanciamo l’ottimo articolo di Marco Bersani, uno dei promotori del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, pubblicato il 26 luglio 2017, da comune-info.net.  L’articolo analizza in modo sintetico il rapporto fra causa ed effetto che esiste nella mancata gestione pubblica dell’acqua e l’attuale crisi idrogeologica.

La mancanza di investimenti pubblici porta ai rubinetti secchi

Il fallimento del mercato dell’acqua

di Marco Bersani

Dentro l’Italia che brucia, dentro l’agricoltura sfiancata dalla siccità, nel disastro ambientale del lago di Bracciano e del possibile razionamento dell’acqua a Roma Capitale, spiace dover dire ancora una volta «i movimenti l’avevano detto». Ma, per quanto frustrante, è la pura verità. Le dichiarazioni dei politici ai telegiornali, le dissertazioni degli opinionisti nei talk show, le roboanti tabelle degli amministratori delegati delle società privatizzate di gestione dell’acqua si inseguono tra loro, compiendo una consapevole rimozione su un nodo di fondo: l’acqua, bene comune naturale, essenziale alla sopravvivenza delle persone, non può essere gestito, se non tenendo conto dell’interesse generale e della conservazione del bene per le generazioni future.

Siamo da tempo immersi nella drammaticità di cambiamenti climatici in corso, le cui conseguenze peseranno per decenni a venire, eppure periodicamente ci si stupisce del fatto che le stagioni non siano più quelle di una volta e il binomio siccità/alluvioni non sia più un evento straordinario, bensì una nuova normalità con cui dover fare i conti e che solo con adeguata prevenzione può essere affrontata.

Con buona pace degli sviluppisti, l’acqua è una risorsa limitata e la natura ha tempi di rigenerazione che non possono essere accelerati: per questo, quando i nodi vengono al pettine, non è possibile affidarne la soluzione al libero conflitto degli interessi particolari e meno che mai agli interessi privatistici di chi dell’acqua ha fatto il nuovo business su cui riprendere l’accumulazione finanziaria. Il fatto è che il modello liberista ha modificato i concetti di spazio e tempo: allargando esponenzialmente il primo, fino a voler fare del pianeta un unico grande mercato, e riducendo esponenzialmente il secondo, fino a farlo coincidere con gli indici di Borsa del giorno successivo.

acqua bene comune anche in Sicilia

l’ACQUA NON PUò ESSERE GESTITA DAL MERCATO

Occorre aver chiaro come su queste basi nessuna soluzione sia possibile. L’acqua non può essere gestita dal mercato e il mercato dev’essere escluso dall’acqua: questo hanno detto oltre 27 milioni di cittadini nel referendum del giugno 2011 e la mancata attuazione di quella decisione sovrana pesa come un macigno tanto sui drammatici accadimenti di questi giorni, quanto sulla crisi della democrazia, oggi segnata da una crescente disaffezione popolare. 

In venti anni di privatizzazioni della gestione dell’acqua, gli investimenti sono crollati a un terzo di quelli fatti dalle precedenti società municipalizzate, la qualità del lavoro e dei servizi offerti é nettamente peggiorata e le tariffe sono aumentate senza soluzione di continuità. In compenso, sono saliti esponenzialmente i dividendi degli azionisti, cui tutti gli utili vengono destinati, anziché essere reinvestiti nel miglioramento di infrastrutture a dir poco obsolete.

gestione della siccità: è necessario l’intervento pubblico

E’ possibile invertire la rotta? Certo che sì, a patto che tornino al centro l’interesse generale e il diritto al futuro per tutte e tutti. Un intervento pubblico sul dissesto idrogeologico dei nostri territori e un piano per il rimodernamento delle reti idriche costerebbero complessivamente 15 miliardi e produrrebbero 200.000 posti di lavoro pulito e socialmente utile.«Non ci sono i soldi», ripete il mantra liberista, ma intanto sono 17 i miliardi messi a disposizione per regalare Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca al colosso IntesaSanpaolo, che produrrà 4000 esuberi. Da qualsiasi punto la si voglia affrontare, è un problema di volontà politica: possiamo continuare a tollerare che siano i vincoli finanziari dell’Unione Europea e la trappola del debito a determinare le scelte politiche collettive o vogliamo mettere finalmente il diritto alla vita, alla dignità e al futuro al primo posto?

Nello specifico: cosa aspetta il Parlamento a legiferare contro il consumo di suolo, per un grande piano di intervento sul dissesto idrogeologico e di intervento sulle infrastrutture idriche? Cosa aspetta per rendere operativa la volontà popolare espressa nei referendum per l’acqua del giugno 2011, sottraendo la gestione dell’acqua e dei beni comuni dalle leggi del mercato? E ancora: quanto tempo dovrà passare prima che la sindaca di Roma avvii in forma partecipativa la ripubblicizzazione del servizio idrico, togliendolo dagli interessi dei Caltagirone e di Suez? O che la Regione Lazio approvi i decreti attuativi di una legge d’iniziativa popolare approvata ormai tre anni or sono? Questi sono i fatti che possono determinare la necessaria inversione di rotta, il resto sono lacrime di coccodrillo o l’ennesima attestazione di complicità con gli interessi finanziari in gioco.

(L’articolo di Marco Bersani è stato pubblicato da comune-info.net il 26 luglio 2017 ed è stato rilanciato dal nostro sito rispettando quanto stabilito dalla licenza Creative Commons CC BY-NC 3.0 )

Incendi Vesuvio: cabina di regia un po’ tardiva

Incendi sul Vesuvio

Leggiamo con piacere che il Prefetto di Napoli, i tredici sindaci dei comuni Vesuviani, il vicepresidente della Regione Campania, il Sindaco della Città Metropolitana di Napoli, i rappresentanti delle forze dell’ordine e altre autorità hanno tenuto una importante riunione in Prefettura il 21 luglio 2017 per creare un coordinamento per gestire l’emergenza incendi . Bene. I ladri hanno svaligiato la casa due o tre volte di seguito e finalmente si mette la porta blindata e si installa un sistema d’allarme (ricorda il vecchio detto napoletano “Dopp’ arrubbate, Pullecenella mettette ‘e cancielle ‘e fierro” oppure “Fà comme a Santa Chiara: dopp’ arrubbata ce mettetero ‘e pporte ‘e fierro.”).
–Meglio tardi che mai.

l'incontro in Prefettura fra i sindaci, il prefetto e altre autorità il 21 luglio 2017
Incontro in Prefettura fra i sindaci, il prefetto e altre autorità.
Foto pubblicata su “Il Mattino” il 22 luglio 2017

I nostri territori sono afflitti da troppo tempo da questo modo di governare. I “coordinamenti” delle autorità e le “collaborazioni” fra diversi livelli istituzionali avvengono quasi sempre dopo un fatto luttuoso, un disastro naturale. Insomma, c’è bisogno dell’emergenza per fare quello che dovrebbe avvenire nell’ordinario, attraverso il buon governo, la normalità.  Quando accade un’emergenza, si dovrebbe mettere in atto quanto studiato prima, quanto pianificato, quanto coordinato e stabilito con compiti precisi e suddivisioni delle responsabilità.

INCENDI VESUVIO

Paolo Barbuto scrive su “Il Mattino” che nell’incontro del 21 luglio è stata creata una “cabina di regia nella quale ognuno ha assunto compiti precisi”. Incredibile ma vero, ora si parla di “compiti precisi”.  L’articolo continua con la descrizione dei compiti, che non sembrano tanto precisi, anzi, non sembrano affatto dei compiti: “La Regione sarà unico punto di riferimento per la segnalazione e il coordinamento degli interventi antincendio, la città Metropolitana si occuperà di fornire nuovi mezzi per lo spegnimento da terra ai comuni che circondano il vulcano, la Prefettura convocherà riunioni bisettimanali per ascoltare le esigenze dei territori.”

Pensavamo che il territorio attorno al Vesuvio avesse già un sistema di gestione dell’emergenza che prevedesse una cabina di regia di altissima qualità. I dubbi sulla capacità dello Stato e delle istituzioni locali nel gestire un’emergenza più grave di quella degli incendi sono tanti e sono confermati da quello che sta succedendo in questi giorni.

MANCATA manutenzione e pianificazione

L’emergenza incendi che sta affliggendo il nostro Sud è il risultato di tanti fattori che vanno dalla mancata manutenzione dei territori all’attività criminale dei piromani.  La storia degli incendi al Sud va avanti da tantissimo tempo in perfetta linea con la pessima gestione del territorio e con la politica nazionale che tratta l’intero Sud come una colonia interna che non merita né infrastrutture moderne, né un sistema di gestione delle emergenze secondo criteri già in essere nei paesi più avanzati.  Il Vesuvio è un vulcano che merita rispetto, tanto rispetto, e non perdonerà approssimazioni se un giorno decidesse di svegliarsi.

Articolo di Paolo Barbuto il mattino 22 luglio 2017 - incendi sul Vesuvio
Articolo di Paolo Barbuto, pag. 39, “Il Mattino” del 22 luglio 2017, prima parte. Fare clic per ingrandire.
Parte finale dell'articolo di Paolo Barbuto, p. 39, "Il Mattino" - incendi sul Vesuvio
Parte finale dell’articolo di Paolo Barbuto, p. 39, “Il Mattino” del 22 luglio 2017

 

La foto del Vesuvio è di Nicola Olivieri ed è stata scattata il 12 luglio 2017 dalla collina di Posillipo

Qualcosa si muove per Bagnoli

Il progetto per Bagnoli

Prendiamo atto che, dopo 25 anni di polemiche, scandali e indagini, finalmente qualcosa si muove per Bagnoli.   Il ministro per il Sud Claudio De Vincenti, il governatore della Campania Vincenzo De Luca e il sindaco di Napoli Luigi de Magistris, alla presenza del commissario di Bagnoli Salvatore Nastasi e dell’amministratore delegato di Invitalia Domenico Arcuri, hanno firmato il 19 luglio 2017 l’intesa inter-istituzionale sul piano di bonifica e rigenerazione urbana dell’area ovest di Napoli.

De Luca, De Vincenti e de Magistris firmano l'accordo per Bagnoli
Foto di Riccardo Siano pubblicato su “La Repubblica” online il 19 luglio 2017

In un’intervista pubblicata da “Il Mattino” online il 19 luglio 2017 , il commissario Nastasi sostiene che “la caratterizzazione delle aree è terminata, così come la rimozione dell’Eternit. L’arenile Nord sistemato e la messa in sicurezza della colmata attuata: tutte attività che precedono e corrono in parallelo alla bonifica definitiva. ” Per il ministro “la bonifica di terra sarà quella che vedrà prima la luce. Poi la rimozione della colmata. Ed infine la bonifica del sedime marino che permetterà la nuova balneabilità della costa”.

Dopo la firma in Prefettura, il Sindaco de Magistris ha dichiarato che l’accordo è un “risultato straordinariamente rilevante e oserei definire storico per il nostro territorio, con la bonifica integrale e la rimozione della colmata. Se il cronoprogramma sarà rispettato, nei primi mesi del 2018 si potrà ragionare sull’inizio effettivo della bonifica. C’è condivisione piena del nostro progetto di rigenerazione urbana”.

La posizione dei Meridionalisti Democratici in linea con il presidente della X Municipalità – BAGNOLI FUORIGROTTA

I militanti della sezione Ovest dei Meridionalisti Democratici nell’esprimere soddisfazione per il grande passo in avanti, ma sposano in pieno le considerazioni di Diego Civitillo, presidente della X Municipalità di Napoli.  Per Civitillo,  “le opere prospettate vanno realizzate. Non bisogna prendersi in giro, tutte le istituzioni coinvolte devono contribuire affinché il progetto diventi realtà. Questo informando, passo per passo, il territorio di quanto si sta realizzando”.

La critica dei movimenti

Prendiamo anche atto che alcuni movimenti non sono soddisfatti dell’accordo e chiamano a raccolta i militanti per tenere alta la vigilanza.  La pagina Facebook “Bagnoli Libera” ha pubblicato un post il 20 luglio 2017 affermando che “ora dobbiamo continuare a vigilare, mobilitarci e tenere alto il livello dell’attenzione. Di primo piano è la questione del metodo autoritario e raffazzonato con cui è stato raggiunto l’accordo, il cui percorso sarebbe dovuto essere inclusivo, partecipativo e coinvolgere attivamente il territorio, i suoi abitanti e la città. Nello specifico abbiamo bisogno di tempo per analizzare nel dettaglio le schede tematiche e la planimetria dell’accordo inter-istituzionale ma, sin da ora, emergono e permangono alcuni nodi irrisolti e problematici. ”  Bagnoli Libera invita la cittadinanza a partecipare alla riunione monotematica dedicata agli accordi su Bagnoli che il Consiglio Comunale di Napoli ha fissato per lunedì, 24 luglio 2017, a Via Verdi. Per Bagnoli Libera si tratterà di tenere “il fiato sul collo” delle autorità politiche e amministrative.

fiato sul collo
La locandina dell’evento creato da Bagnoli Libera su Facebook

 

Incendi boschivi: i danni della riforma “Madia”

Incendi boschivi – Forestale e servizi antincendio fermi perché lo Stato non ha finalizzato correttamente la “riforma Madia“!?  Probabilmente sì.

Accanto ai cambiamenti climatici manca una seria ed avveduta politica di prevenzione.

Elicotteri a terra senza manutenzione, personale bloccato dalla burocrazia, convenzioni regionali che mancano. È in queste condizioni che la macchina dello Stato si è presentata all’appuntamento con l’emergenza incendi.
Secondo la Protezione Civile la flotta statale è così composta: 16 Canadair e 20 elicotteri, ai quali vanno aggiunti altri 34 in dotazione alle Regioni.

È infatti in capo alle Regioni la competenza dello spegnimento, a cui lo Stato centrale fornisce supporto. Tra questi, ci sono i 32 elicotteri che erano in dotazione al Corpo Forestale. Secondo il Verde Angelo Bonelli (che su questo ha presentato un esposto alla Corte dei Conti e alla procura di Roma), per effetto della legge Madia che ne ha decretato lo scioglimento “16 sono andati ai Carabinieri e 16 ai Vigili del Fuoco. Ma quelli che sono andati ai Carabinieri non possono essere utilizzati perché devono rispondere a criteri diversi rispetto al precedente corpo d’appartenenza. E poi chi deve guidare quegli elicotteri deve fare degli aggiornamenti per assolvere ai criteri di volo previsti. Solo quattro sono in utilizzati”, denuncia Bonelli.

Di 8.000 effettivi del CFS, 6400 sono andati a Carabinieri ma non svolgono attività di spegnimento perché la legge non lo prevede. Circa 1200 sono stati collocati in diverse strutture della Pubblica amministrazione. Solo 360 sono stati trasferiti ai Vigili del Fuoco.

Prima della Riforma Madia il personale CFS assolveva alla funzione di Dos (direttori operazioni spegnimento) mentre ora le attività di spegnimento sono in capo solo ai Vigili del fuoco che sono sotto organico di tremila unità. La riforma era stata pensata per tagliare le spese CONTRO GLI INCENDI !!!
Inoltre esiste una Convenzione che le Regioni sottoscrivono con la Protezione Civile, ma quest’anno ad esempio la Sicilia non l’ha sottoscritta. Ed è una delle Regioni più colpite degli incendi.

“Quello che è mancato in questa emergenza è stato il controllo del territorio. Quel controllo capillare che aveva il Corpo Forestale dello Stato è venuto meno”, dice all’HuffPost Mauro Giulianella, coordinatore nazionale Cgil Vigili del Fuoco. Alla incredibile stupidità organizzativa si somma anche un atteggiamento reticente quando non omissivo non nuovo ai Ministri del Governo, che a domande specifiche sulla questione dei mezzi antincendio e del personale addetto non hanno voluto dare risposte! E noi cittadini pagheremo molto di più di quanto avremo risparmiato con una delle più dannose spending review della storia.

Qui le spiegazioni in dettaglio del disastro dovuto alla mancata organizzazione preventiva:http://www.huffingtonpost.it/…/elicotteri-fermi-personale-…/

Alessandro Citarella
Meridionalisti Democratici