Roberto Saviano fra promozione libri e confusione

Roberto Saviano

Rilanciamo il pungente articolo di Gigi Di Fiore su Roberto Saviano pubblicato il 10 dicembre 2017 sul suo blog — “Il Mattino” online.

Saviano, le stese e la promozione dei libri

di Gigi Di Fiore

Di “stese”, neologismo criminale che sta per azione di forza con spari e irruzioni in zone di presunti nemici, il Mattino e tutti i giornali napoletani hanno parlato e ne parlano sin dall’apparire del fenomeno quasi tre anni fa. E lo sanno bene gli attenti lettori che in questa città ci vivono. Non più tardi di una settimana fa, firmai un approfondimento facendo il conto delle “stese” nell’ultimo anno: 52, suddivise per non meno di 6 quartieri. Oggi il conto va aggiornato con le ultime 2 “stese” negli ultimi tre giorni. E sono 54.

Roberto Saviano, un Presenzialista da tastiera

Ma due giorni fa (ndr: 8 dicembre 2017) Roberto Saviano, attento lettore di social e presenzialista da tastiera, per promuovere ancora il suo libro che aveva già presentato a Napoli quando fu pubblicato, alla Feltrinelli di piazza dei Martiri ha lanciato una battuta provocatoria: “Un’altra stesa nelle ultime ore, non se ne parla, è la vittoria di De Magistris”. Saviano è un abile comunicatore, ben consigliato, sa come si promuove un libro, come cercare uno spunto per strappare un titolo di giornale.

Scalzato nelle classifiche

Roberto Saviano - Bacio FeroceScalzato nelle classifiche dal romanzo di Fabio Volo (volto televisivo contro volto televisivo), Saviano è partito con un nuovo tour promozionale, per dare smalto a nuove copie che, per l’altissima tiratura dei suoi testi, sono rimaste invendute. Guarda caso, un romanzo sulle gang napoletane dei giovani delle “stese”. E Saviano sapeva che lanciarla a provocazione contro de Magistris avrebbe fatto notizia. E infatti della sua partecipazione alla Feltrinelli è rimasta solo questa frase con le foto sui social del nostro dinanzi a sfogliatelle e cronisti.

Strategie comunicative. Ma intanto Saviano, contraddicendo se stesso, prima dice che il silenzio sulle “stese” vorrebbe ridurre il peso e il pericolo della camorra a Napoli ridotta a gang giovanili. Poi, però, per dare respiro internazionale al suo libro, dice che il fenomeno dei gruppi criminali giovanili è diffuso in tutte le periferie del mondo. Un po’ di confusione. Notata da tempo sia dal procuratore capo di Napoli, Gianni Melillo, sia dal coordinatore della Dda napoletana, Giuseppe Borrelli.

La camorra fra folklore e infiltrazioni economiche e politiche

Sono loro, infatti, ad aver avvertito il pericolo di ridurre la criminalità organizzata napoletana a folklore, a spettacolo da racconto. Ogni allusione era puramente casuale? La camorra è anche insieme di storiche realtà mafiose, con interessi e infiltrazioni economiche e politiche, nonché appoggi di zone grigie di professionisti. Chi conosce un po’ il fenomeno e evita di generalizzare, sa che le camorre in Campania sono tante quante le realtà territoriali, storiche e sociali che le esprimono.

La camorra-mafia radicalizzata e strutturata

C’è una camorra-mafia radicalizzata e strutturata nella provincia di Napoli e in quella di Caserta. Rituali, alti investimenti di denaro, appalti, controlli della politica ne sono le caratteristiche. Dopo numerosi arresti e decine di collaborazioni con la giustizia, è avvenuta invece una trasformazione dei gruppi camorristici della città di Napoli, sempre più frammentati, sbandati e gestiti da giovani con logiche di gang urbane che controllano, vendendo droga e facendo piccole estorsioni, fette ridotte di territorio. E’ la criminalità delle “stese”.

Ed è quella che, più dell’altra, si presta a racconti “folkloristici”, da fiction o riduzioni narrative. Le azioni militari, la violenza, gli scontri fanno più presa rispetto a mafie potenti che ne fanno a meno perché controllano, con la corruzione e consensi diffusi, fette ampie di territorio. E l’avvertimento dei vertici della Procura di Napoli invitava proprio a non distrarsi con le saghe pensando che quella sia l’attuale realtà camorristica, facendo invece attenzione alle mafie invisibili, che rendono malate le relazioni sociali.

Attenzione alle semplificazioni

Che poi le gang metropolitane napoletane, così come quelle newyorkesi, scatenino più allarme e percezione di insicurezza perché più visibili, è vero. Ma i giornali ne raccontano ogni giorno. Tanto che ripetere, ancora una volta, discorsi sugli interventi possibili rischia di diventare un nuovo déjà vu. Attenzione alle semplificazioni, dunque. Raccontare e interpretare la realtà criminale campana è qualcosa di più complesso. E analizzarla in profondità è indispensabile.

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Alcuni libri di Gigi Di Fiore sul tema della Camorra

 

Potere camorrista. Quattro secoli di malanapoli, Guida, Napoli 1993.

 

 

 

 

La camorra e le sue storie. La criminalità organizzata a Napoli dalle origini alle ultime guerre, Utet, Torino 2005.

 

La camorra e le sue storie. La criminalità organizzata a Napoli dalle origini alle paranze dei bimbi, De Agostini-Utet, Milano 2016.

 

 

 

L’impero. Traffici, storie e segreti dell’occulta e potente mafia dei Casalesi, Rizzoli, Milano 2008.

 

 

 

 

 

Sputtana Napoli: La rapina avviene a Torino e sputtanano Napoli

sputtana napoli - Copertina fake news

Lo sputtana Napoli razzista, leghista e da voltastomaco all’attacco della città.  L’ultima vergogna della stampa coloniale ‘taliana nei confronti della nostra amata capitale è avvenuta attraverso il racconto di una rapina mai avvenuta a Napoli ma a Torino, tempo fa.  Rilanciamo gli ottimi commenti Facebook di Annamaria Pisapia, Pierluigi Peperoni, Antonio Lombardi e Maurizio Zaccone. Sarà un altro effetto “Gomorra“?

sputtana napoli - Corriere del Mezzogiorno fake news 8 dicembre 2017

Annamaria Pisapia DENUNCIA LO SPUTTANA NAPOLI su Facebook

Rilanciamo l’opinione di Annamaria Pisapia su Facebook.

La fine del 2017 non poteva che finire con il botto: sputtanapoli in pompa magna. Al Corriere della Sera, Repubblica, Il Mattino, Libero, non sarà sembrato vero di riportare la notizia di uno scippo a danno di un importante scrittore, Bruce Sterling, avvenuto a Napoli, o meglio a Pompei. Va bè è lo stesso. Non ho bisogno di alcuna maga per “predire” il bombardamento di commenti, di savianisti, leghisti, colonizzati e pseudointellettuali tutti ben ammaestrati: “è inutile far finta di niente ma queste cose ce le dobbiamo dire: Napoli fa schifo”. E che dire di quelli trapiantati al nord che non si sa per quale divina dispensa si autoproclamano giudici:” posso ben dirlo da napoletano”.

Saranno dispiaciuti nell’apprendere la notizia, che la stessa moglie dello scrittore Jasmine Tesanovic ha diffuso, che la rapina è avvenuta a TORINO e NON a NAPOLI e non è stato il marito ma lei stessa a subirla. Mi aspetto le scuse in un articolo scritto a caratteri cubitali dai giornali che hanno diffuso una falsa notizia arrecando un danno di immagine alla città di Napoli. Per questo è necessario far pervenire mail di protesta ai direttori di queste testate. 

l’opinione di Pieluigi Peperoni

Rilanciamo il commento di Pierluigi Peperoni su Facebook

Questa è la falsa notizia che sta girando in queste ore. Notizia smentita dallo stesso Bruce Sterling.

Che analfabeti funzionali e blogger vari diano risalto a notizie fasulle “acchiappalike” è un fenomeno conosciuto e difficile da arginare.

Quello che trovo davvero grave è che questa disinformazione arrivi da una giornalista professionista, attualmente iscritta all’albo dei pubblicisti, che ha la possibilità di scrivere su un’importante testata giornalistica.

Possibile che persone che aspirino a fare informazione di mestiere caschino tanto facilmente in queste trappole?

Peggio ancora: possibile che ancora non siano arrivate smentita e scuse?

Di che credibilità può godere la categoria dei giornalisti se si da spazio a questi errori? L’ordine dei giornalisti non dovrebbe intervenire?

Il commento di Antonio Lombardi

Rilanciamo il commento di Antonio Lombardi su Facebook

Italiani, vergognatevi di avere costruito una comunità fondata sul razzismo. E voi, napoletani che giocate a fare gli italiani, quando smetterete di collaborare con questo sistema che ci strangola?

Ecco come si ingigantisce ed aggrava spropositatamente un episodio negativo, per farne l’ennesima menzogna che tira al bersaglio contro Napoli.
L’Italia è la palla al piede del Sud.

lo sputtana napoli - Maurizio Zaccone

Maurizio Zaccone: lo sputtana Napoli e l’insegnamento di Eduardo de Filippo

Rilanciamo l’intervento di Maurizio Zaccone su Facebook

L’appuntamento con Gomorra sarebbe il Venerdì.
Ma il successo travolgente della serie obbliga le testate locali e nazionali a fornirci pezzi della serie TV tutti i giorni.

Stavolta è toccato al texano Bruce Sterling, famosissimo scrittore di fantascienza.

In città per un convegno alla Apple Academy di San Giovanni a Teduccio i giornali ci raccontano essere stato rapinato.

La storia è inquietante: un uomo armato di pistola avvicina Bruce e la moglie a Piazza Garibaldi; soldi, carte di credito e passaporti rubati.
Panico per la coppia. Rabbia per lo scrittore che si sfoga con dichiarazioni tipo: «Qui meglio girare con la pistola» – «Di Napoli conosco il passato e l’immondizia».

Bruce è un fiume in piena e non salva nessuno, nemmeno il pizzaiolo di Pompei che gli prepara una pizza (“cattivo venditore”) quando, con coraggio dopo lo shock, raggiunge comunque gli scavi di Pompei tappa del suo programma.
E giù lodi per Saviano, che con Gomorra “racconta benissimo le dinamiche delle gang” napoletane.

Qualcuno opporrà: “ Ma Gomorra è una fiction, non è realtà”.

Tranquilli, perché anche questa storia è una bella fiction, con molta più fantasia di Gomorra.

Perché, semplicemente: Sterling non ha ricevuto nessuna rapina. A subire uno “scippo minore” è stata la moglie, derubata del portafoglio senza nemmeno accorgersene

Le dichiarazioni di Sterling non sono state fatte a seguito della rapina (quella si una storia di fantascienza), ma in altro contesto e “tradotte male” come scrive la stessa Jasmina Tesanovic, moglie di Bruce, su Facebook

La moglie infatti ci va giù duro: “TUTTE BALLE! Bruce non ha mai detto questo perché poi non è successo a lui ma a me…cioè uno scippo minore… e Napoli non c’entra, tutta italia e cosi! Con i giornalisti che non capiscono l inglese ma si nutrono di scandali e di celebrità!…. Io ragazzi sono stata derubata di brutto, ma proprio di brutto, con le carte abusate in giro di mezzora, con la famosa forchetta digitale…tutti i documenti, chiavi…ecc e sapete dove? TORINO!

Commento Facebook della moglie di Sterling, Jasmina Tesanovic

Oddio, a Torino.

E adesso chi glielo spiega ai nostri cari amici di “Libero” che scrivono: “Alè. Poi si indignano se si parla male della loro città. Ma Napoli è Napoli, c’è poco da fare. Una città che resta pericolosa, soprattutto per turisti e visitatori” e che attribuisce allo scrittore queste parole:” in Texas giro con la pistola, ma qui in Italia non mi è permesso. Penso però che qui a Napoli mi sentirei davvero a mio agio girando armato”

L’articolo dell’8 dicembre 2017 di Libero

Peccato che la moglie abbia dichiarato: “Bruce non ha mai detto questo” e il sito fantascienza.com, che ha contattato i diretti interessati, scrive: “I giornalisti, che hanno colto l’occasione evidentemente di rinfrescare la narrativa di Napoli città da Far West, hanno intervistato Sterling, capendo poco di inglese, e hanno messo su l’articolo come piaceva a loro.”

Ovviamente, poche rettifiche e nessuna scusa dai quotidiani incriminati.
Addirittura le scuse sarebbe troppo.  Ma di buono c’è che Sterling adesso ha le idee più chiare su dove prendere spunto per i suoi prossimi romanzi di fantascienza.
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“Quando succede un furto di abilità, di astuzia, in un altro paese del mondo, anche se è inventato, è una barzelletta per far ridere, si dice che è vero e che si è fatto a Napoli…”  (E. De Filippo – Napoli Milionaria – 1962)

Gomorra: ‘o fallimento d’ ‘o stato ‘taliano

Basta Gomorra

Negli ultimi giorni diverse personalità della cultura e della società civile hanno espresso il loro parere negativo sulla serie televisiva “Gomorra”.  Alcuni commenti sono critici nei confronti della caratterizzazione della città. Altri lamentano la creazione di eroi negativi nell’immaginario collettivo.  Altri ancora vedono nel successo di “Gomorra” il fallimento dello Stato Italiano a Napoli e in tutto il Sud.  Abbiamo raccolto alcune opinioni espresse su Facebook.

Gomorra: se lo Stato facesse la lotta alla camorra…

<<Gomorra è un fenomeno di costume e i ragazzini ci scherzano su. Se domani Gomorra dovesse chiudere se la dimenticherebbero in meno di un mese. Quel che non va è proprio la considerazione della camorra da parte di media e opinione pubblica. È ridimensionata ancora a folclore, sebbene non più allo stesso modo dei contrabbandieri dagli scafi blu, le sceneggiate di Pino Mauro, eccetera. Se lo Stato facesse la lotta alla camorra, Gomorra andrebbe in onda ma nessuno la guarderebbe.>> – Ciro Esposito, 5 dicembre 2017, Facebook

Gomorra: Saviano trema

<<Si allunga la lista dei procuratori antimafia contro gli effetti negativi di “Gomorra” di Saviano. Dopo Cantone e Lepore si aggiungono Borrelli della Dda di Napoli, Greco di mani pulite e perfino Cafiero de Raho, che fino a pochi anni fa appoggiava Saviano. È ormai evidente ai più che il fenomeno Gomorra, passato l’effetto denuncia, resta solo un’operazione a scopo di lucro che lede l’immagine di Napoli, marchiata a fuoco nel mondo. Città assurta come emblema del male assoluto, su cui chiunque, per alleggerire le proprie colpe, si erge a giudice, trovando del tutto naturale farlo, così come da copione: colonizzatore- colonizzato. Mi viene un dubbio: saremo diventati tutti camorristi? Di sicuro lo saremo per i savianisti e per coloro che temono possa rompersi il gioco: dovessero accorgersi di avere una trave, anziché una pagliuzza, nell’occhio? Su chi sposteranno le proprie colpe? E, soprattutto, in che modo si procurerà da vivere Saviano? Ho idea che stia già cominciando a tremare.>>  Annamaria Pisapia, 5 dicembre 2017, sul suo profilo Facebook.

“Stese” in aumento: forse solo una coincidenza con le nuove puntate di Gomorra

<<A tenere il conto delle ‘stese’ è stato Gigi Di Fiore in un dettagliato articolo su ‘Il Mattino’ i numeri, tra denunce e segnalazioni, infatti, parlano chiaro: 52 ‘stese’ dal 2016 a oggi. Numeri e azioni, che danno il quadro delle aree calde nei fermenti criminali cittadini. Cinque zone, soprattutto: Rione Traiano (dodici «stese»), Sanità (undici), San Giovanni a Teduccio-Barra-Ponticelli (dodici), Quartieri spagnoli (nove), Forcella e centro storico (nove).

Una situazione allarmante che mette a repentaglio la vita della gente. Certo – come già scritto in passato – è forse solo una coincidenza che questi fatti gravissimi hanno trovato un incremento con la messa in onda delle nuove puntate di ‘Gomorra’ La serie giunta al suo terzo anno.

E c’è da riflette se una persona dello spessore del procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri arriva al punto di affermare: “Serie tv sulle mafie? Preoccupiamoci dell’effetto sulla collettività. Ragazzi imitano i personaggi. Se davanti alle scuole vediamo dei ragazzi che si muovono, si vestono e usano le stesse espressioni degli attori e dei personaggi di questi film che trasmettono violenza su violenza, mi pare che il messaggio non sia positivo”.>>

–Arnaldo Capezzuto, 5 dicembre 2017, estratto da un suo articolo pubblicato su il24Cronaca.it

La camorra è fatta soprattutto di violenza

«Gomorra? non vedo nessuna di queste serie. Ma credo che evidenziare i rapporti umani come se la camorra fosse un’associazione come tante altre non corrisponda a quello che è realmente la camorra, che è fatta soprattutto di violenza».  (Federico Cafiero de Raho, procuratore nazionale antimafia – Intervista oggi a Lucia Annunziata nella trasmissione «1/2 h in più» su Rai 3)

Un commento rilanciato dall’inviato speciale de “Il Mattino”, Gigi Di Fiore, sul suo profilo Facebook, 3 dicembre 2017

Gomorra e l’assuefazione alla violenza

Il romanzo “Gomorra” ha diffuso il “savianesimo” che si è trasformato in fiction, quella massificazione romanzata della narrazione malavitosa camorristica in cui il racconto, lungi dall’essere documento di denuncia e invito a ripristinare la legalità, strizza l’occhio ammiccante  ai protagonisti sanguinari di uno stato parallelo che ammazza, traffica e lucra sul sangue della gente, sovvenziona gli affari illeciti, va a braccetto con la zona grigia della politica, portando lauti guadagni anche nelle tasche di chi li eleva al ruolo di “eroi”.

C’è il rischio barbaro che, nella quotidianità, la percezione collettiva di episodi cruenti come assassinii e sparatorie, possa richiamare alla mente gli episodi visti in tv, generando un fenomeno pericoloso di distrazione e scollamento dalla cruda realtà? Nelle ultime vicende di cronaca nera accadute in città, ad esempio, chi si è soffermato a leggere e ha cercato di capire ciò che stava accadendo? Lo si è dato per scontato. Un altro morto ammazzato, spallucce e via, agli ultimi gossip sui vip.

L’assuefazione è un fenomeno pericoloso e fuorviante, distrae, addormenta mente e coscienze, rende l’eccezione regola. Tutto a ciò a cui assistiamo si riduce a show, spettacolo e fa perdere l’orientamento.

Monica Capezzuto  — 19 novembre 2017, Identità Insorgenti

Consulta la sezione del nostro sito dedicata a testi, musiche e video . Qui troverai anche informazioni sul rapporto fra la Camorra, Garibaldi e i piemontesi nella conquista e occupazione di Napoli.

Incendi Vesuvio: cabina di regia un po’ tardiva

Incendi sul Vesuvio

Leggiamo con piacere che il Prefetto di Napoli, i tredici sindaci dei comuni Vesuviani, il vicepresidente della Regione Campania, il Sindaco della Città Metropolitana di Napoli, i rappresentanti delle forze dell’ordine e altre autorità hanno tenuto una importante riunione in Prefettura il 21 luglio 2017 per creare un coordinamento per gestire l’emergenza incendi . Bene. I ladri hanno svaligiato la casa due o tre volte di seguito e finalmente si mette la porta blindata e si installa un sistema d’allarme (ricorda il vecchio detto napoletano “Dopp’ arrubbate, Pullecenella mettette ‘e cancielle ‘e fierro” oppure “Fà comme a Santa Chiara: dopp’ arrubbata ce mettetero ‘e pporte ‘e fierro.”).
–Meglio tardi che mai.

l'incontro in Prefettura fra i sindaci, il prefetto e altre autorità il 21 luglio 2017
Incontro in Prefettura fra i sindaci, il prefetto e altre autorità.
Foto pubblicata su “Il Mattino” il 22 luglio 2017

I nostri territori sono afflitti da troppo tempo da questo modo di governare. I “coordinamenti” delle autorità e le “collaborazioni” fra diversi livelli istituzionali avvengono quasi sempre dopo un fatto luttuoso, un disastro naturale. Insomma, c’è bisogno dell’emergenza per fare quello che dovrebbe avvenire nell’ordinario, attraverso il buon governo, la normalità.  Quando accade un’emergenza, si dovrebbe mettere in atto quanto studiato prima, quanto pianificato, quanto coordinato e stabilito con compiti precisi e suddivisioni delle responsabilità.

INCENDI VESUVIO

Paolo Barbuto scrive su “Il Mattino” che nell’incontro del 21 luglio è stata creata una “cabina di regia nella quale ognuno ha assunto compiti precisi”. Incredibile ma vero, ora si parla di “compiti precisi”.  L’articolo continua con la descrizione dei compiti, che non sembrano tanto precisi, anzi, non sembrano affatto dei compiti: “La Regione sarà unico punto di riferimento per la segnalazione e il coordinamento degli interventi antincendio, la città Metropolitana si occuperà di fornire nuovi mezzi per lo spegnimento da terra ai comuni che circondano il vulcano, la Prefettura convocherà riunioni bisettimanali per ascoltare le esigenze dei territori.”

Pensavamo che il territorio attorno al Vesuvio avesse già un sistema di gestione dell’emergenza che prevedesse una cabina di regia di altissima qualità. I dubbi sulla capacità dello Stato e delle istituzioni locali nel gestire un’emergenza più grave di quella degli incendi sono tanti e sono confermati da quello che sta succedendo in questi giorni.

MANCATA manutenzione e pianificazione

L’emergenza incendi che sta affliggendo il nostro Sud è il risultato di tanti fattori che vanno dalla mancata manutenzione dei territori all’attività criminale dei piromani.  La storia degli incendi al Sud va avanti da tantissimo tempo in perfetta linea con la pessima gestione del territorio e con la politica nazionale che tratta l’intero Sud come una colonia interna che non merita né infrastrutture moderne, né un sistema di gestione delle emergenze secondo criteri già in essere nei paesi più avanzati.  Il Vesuvio è un vulcano che merita rispetto, tanto rispetto, e non perdonerà approssimazioni se un giorno decidesse di svegliarsi.

Articolo di Paolo Barbuto il mattino 22 luglio 2017 - incendi sul Vesuvio
Articolo di Paolo Barbuto, pag. 39, “Il Mattino” del 22 luglio 2017, prima parte. Fare clic per ingrandire.
Parte finale dell'articolo di Paolo Barbuto, p. 39, "Il Mattino" - incendi sul Vesuvio
Parte finale dell’articolo di Paolo Barbuto, p. 39, “Il Mattino” del 22 luglio 2017

 

La foto del Vesuvio è di Nicola Olivieri ed è stata scattata il 12 luglio 2017 dalla collina di Posillipo

Incendi boschivi: i danni della riforma “Madia”

Incendi boschivi – Forestale e servizi antincendio fermi perché lo Stato non ha finalizzato correttamente la “riforma Madia“!?  Probabilmente sì.

Accanto ai cambiamenti climatici manca una seria ed avveduta politica di prevenzione.

Elicotteri a terra senza manutenzione, personale bloccato dalla burocrazia, convenzioni regionali che mancano. È in queste condizioni che la macchina dello Stato si è presentata all’appuntamento con l’emergenza incendi.
Secondo la Protezione Civile la flotta statale è così composta: 16 Canadair e 20 elicotteri, ai quali vanno aggiunti altri 34 in dotazione alle Regioni.

È infatti in capo alle Regioni la competenza dello spegnimento, a cui lo Stato centrale fornisce supporto. Tra questi, ci sono i 32 elicotteri che erano in dotazione al Corpo Forestale. Secondo il Verde Angelo Bonelli (che su questo ha presentato un esposto alla Corte dei Conti e alla procura di Roma), per effetto della legge Madia che ne ha decretato lo scioglimento “16 sono andati ai Carabinieri e 16 ai Vigili del Fuoco. Ma quelli che sono andati ai Carabinieri non possono essere utilizzati perché devono rispondere a criteri diversi rispetto al precedente corpo d’appartenenza. E poi chi deve guidare quegli elicotteri deve fare degli aggiornamenti per assolvere ai criteri di volo previsti. Solo quattro sono in utilizzati”, denuncia Bonelli.

Di 8.000 effettivi del CFS, 6400 sono andati a Carabinieri ma non svolgono attività di spegnimento perché la legge non lo prevede. Circa 1200 sono stati collocati in diverse strutture della Pubblica amministrazione. Solo 360 sono stati trasferiti ai Vigili del Fuoco.

Prima della Riforma Madia il personale CFS assolveva alla funzione di Dos (direttori operazioni spegnimento) mentre ora le attività di spegnimento sono in capo solo ai Vigili del fuoco che sono sotto organico di tremila unità. La riforma era stata pensata per tagliare le spese CONTRO GLI INCENDI !!!
Inoltre esiste una Convenzione che le Regioni sottoscrivono con la Protezione Civile, ma quest’anno ad esempio la Sicilia non l’ha sottoscritta. Ed è una delle Regioni più colpite degli incendi.

“Quello che è mancato in questa emergenza è stato il controllo del territorio. Quel controllo capillare che aveva il Corpo Forestale dello Stato è venuto meno”, dice all’HuffPost Mauro Giulianella, coordinatore nazionale Cgil Vigili del Fuoco. Alla incredibile stupidità organizzativa si somma anche un atteggiamento reticente quando non omissivo non nuovo ai Ministri del Governo, che a domande specifiche sulla questione dei mezzi antincendio e del personale addetto non hanno voluto dare risposte! E noi cittadini pagheremo molto di più di quanto avremo risparmiato con una delle più dannose spending review della storia.

Qui le spiegazioni in dettaglio del disastro dovuto alla mancata organizzazione preventiva:http://www.huffingtonpost.it/…/elicotteri-fermi-personale-…/

Alessandro Citarella
Meridionalisti Democratici