Rapporto SVIMEZ 2017: segnali positivi per il Mezzogiorno

Analisi del Rapporto SVIMEZ 2017 

Rapporto SVIMEZ 2017

–Marco Maniaci

Il Rapporto SVIMEZ 2017 evidenzia la ripresa dell’economia meridionale, che già aveva mostrato segni positivi nel 2015 e nel 2016. L’incipit del Rapporto parla di un Mezzogiorno che “è uscito dalla lunga recessione”.

Nel biennio 2015-2016 le regioni del Sud hanno registrato valori di crescita superiori alla media nazionale, ottenendo così il consolidamento di un trend positivo. I dati indicano che per il secondo anno consecutivo le regioni del Sud della Penisola crescono più di quelle del Centro-Nord. Nel 2016 infatti, il PIL del Meridione è cresciuto dell’1% e l’anno precedente dell’1,1%. La differenza con la media nazionale è stata di 0,2 punti (la crescita rilevata nel resto d’Italia è stata dello 0,8%), la metà rispetto al 2015 quando il divario era di 0,4 punti percentuali.

Tale tendenza trova riscontro anche nei dati relativi al 2017. Il Mezzogiorno viaggerebbe allo stesso ritmo della media nazionale, riscontrando un aumento del PIL dell’1,3% a fronte del 1,5% della crescita dell’Italia. Vengono considerati come determinanti a questo proposito diversi fattori. Il persistere di uno scenario di crisi nel Mediterraneo avrebbe portato un aumento del valore aggiunto nel settore dei servizi turistici e nel trasporto. Determinante sarebbe anche la ricaduta di cicli della programmazione comunitaria. Fra i fattori positivi, il Rapporto include i due “decreti Mezzogiorno” che sono stati approvati dal governo negli ultimi mesi.

Inversione di rotta

Dopo i bui anni della recessione economica, il Sud finalmente ha invertito la rotta. A dimostrazione di ciò c’è da sottolineare che la regione in Italia che ha registrato il più alto indice di sviluppo è stata la Campania, con una crescita del PIL pari al 2,4%. In essa, secondo il Report, un’importante ruolo è stato svolto dall’industria che ha beneficiato dei Contratti di Sviluppo. Considerevole è stato, come in tutta la Penisola, il grande sviluppo del settore terziario, trainato dai dati eccezionali del settore turistico.

Il Rapporto SVIMEZ sottolinea che nel biennio 2015-2016 la partecipazione delle regioni del Sud alla crescita del PIL dell’intera penisola è stata pari circa a un terzo. Ciò è stato possibile anche grazie all’andamento dell’offerta e della domanda. L’offerta ha risentito della ripresa della manifattura e dell’edilizia, con l’aggiunta delle ottime performance del turismo e dei trasporti, come poco sopra menzionato. La domanda invece, ha avuto un aumento di circa 1% per quanto riguarda le esportazioni, a fronte di un calo del 2,5% delle importazioni nette. Senza dimenticare che i dati parlano di un notevole aumento dei consumi privati, circa l’1,2%, che ha portato gli imprenditori ad avere migliori aspettative, contribuendo all’aumento della domanda di beni d’investimento nel settore privato, in concomitanza con il basso livello dei tassi d’interesse.

Consumi inferiori al Sud

I consumi delle famiglie nel Meridione risultano comunque inferiori a quelle del Centro-Nord e ciò, secondo il Rapporto, potrebbe essere causato dal bisogno di ricostituire le scorte monetarie esaurite negli anni precedenti, quando la crisi era più forte, o dalla non completa fiducia sull’uscita dalla stessa. Nonostante ci sia stato, come osservato, un aumento della spesa privata, questo non può essere paragonato allo stesso risultato delle regioni Settentrionali.

L’attenzione nei consumi delle famiglie meridionali trova riscontro nella caduta dei redditi e dell’occupazione, oltre che nello scivolamento di ampi strati della popolazione nelle maglie della povertà, dovuta alla più grave crisi che si sia mai registrata dai tempi della “Grande Depressione” degli anni ’30 del secolo scorso. A ciò non va sottratto il protrarsi di politiche economiche di contrazione della spesa pubblica, diminuita nel corso degli anni di recessione di circa il 6,7% nel Sud. Inoltre, la ridefinizione della qualità dell’occupazione, sebbene essa sia in aumento nell’ultimo biennio, non ha favorito la creazione di quote di reddito sufficienti e sicure per poter incidere sensibilmente sui consumi privati.

Occupazione “irregolare” in incremento al Sud

Ciò detto, va comunque segnalato l’incremento occupazionale nel Mezzogiorno. I numeri evidenziati dal Rapporto SVIMEZ parlano di un aumento degli occupati nel Sud nel 2016 di circa 101mila unità, corrispondenti ad un +1,7%, a fronte di un aumento nel Centro-Nord dell’1,2% con una crescita complessiva di 192mila unità. Se con queste cifre le regioni settentrionali tornano ai livelli occupazionali precedenti la crisi, altrettanto non si può dire delle regioni meridionali che restano sotto di 380mila unità lavorative rispetto al livello del 2008, seppur tornando sopra la soglia dei 6 milioni di occupati.

Risulta interessante la distribuzione settoriale dell’occupazione nel Meridione, dove torna a crescere il lavoro nell’industria con un incremento del 2,4%. Molto positivo risulta anche il comparto agricolo, con un aumento degli occupati del 5,5%, mentre nel terziario si mantiene un andamento positivo sulla linea del 2015. A far la voce grossa in questo settore è il comparto turistico dove si registra un incremento del 4,5% degli occupati, risultati dovuti alla congiuntura geopolitica dell’area mediterranea, come già detto.

Le politiche a favore dell’occupazione seguite dai governi in carica nell’ultima legislatura, con la decontribuzione del costo del lavoro, hanno favorevolmente incentivato all’assunzione di lavoratori a tempo indeterminato anche nel Sud-Italia. Il Rapporto SVIMEZ però, sottolinea il forte peso dello strumento del part-time sulla crescita dell’occupazione. Tale dipendenza si denota dal rilevante incremento dei lavoratori “parzialmente standard”, circa l’8,8%, rispetto a quelli a tempo pieno aumentati solo dell’1,3%. L’incidenza del lavoro a tempo parziale risulta essere preponderante nel meridione, con una notevole crescita del cosiddetto “part-time involontario” dell’1,9%. Si evidenzia che l’intera dinamica del part-time è da ritenersi ascrivibile a quello “involontario”, con l’accettazione di contratti ad orario ridotto pur di trovare una occupazione nel momento in cui la crisi era più virulenta o anche nel periodo di ripresa.

Erosione del reddito al Sud

Questo chiaramente comporta una ulteriore erosione del reddito delle famiglie, con il relativo abbassamento dei consumi. Secondo i dati elaborati dal Rapporto inoltre, l’aumento dell’occupazione non ha inciso sul fenomeno della povertà. I livelli sono rimasti invariati rispetto ai valori aggiunti al culmine della crisi economica. L’attuale crescita dell’occupazione non è qualitativamente tale da incidere sulla povertà o da dare un slancio concreto alla domanda interna. L’aumento del numero dei lavoratori a bassa retribuzione, tipologia in forte crescita durante gli anni della crisi, caratterizza i dati sull’occupazione al Sud. Queso è stato causato anche dalla riduzione delle ore di lavoro e dalla diffusione di rapporti contrattuali flessibili.

Ridimensionamento della Pubblica Amministrazione al Sud

Il Rapporto SVIMEZ evidenzia il dualismo che ancora esiste tra le regioni settentrionali e quelle meridionali nella qualità dei servizi pubblici. Una Pubblica Amministrazione (P.A.) efficiente, efficace e trasparente, diventa fondamentale per indirizzare su basi solide la ripresa economica. La SVIMEZ evidenzia il forte ridimensionamento della P.A. nelle regioni meridionali, sia in termini di risorse umane sia come risorse finanziarie, accentuando enormemente il divario tra le due aree del Paese. In prima istanza, viene rilevato la forte riduzione di dipendenti pubblici, che tra il 2011 e il 2015 sono calati di 21.500 unità. Le regioni settentrionali stanno vivendo un processo inverso facendo cadere il luogo comune di un Sud parassitario e pieno di dipendenti pubblici.

Anche la distribuzione delle risorse finanziarie ribaltano le antiche “argomentazioni”. Nel Meridione la dotazione di risorse finanziarie, secondo il Rapporto 2017, è più bassa che nel resto del paese, in termini di spesa pro capite. Fino al 2015 la differenza con le regioni del Centro-Nord era di circa il 29%, cioè un divario in valori assoluti di circa 3700 euro per abitante.

Residuo fiscale

Il Rapporto SVIMEZ di quest’anno rileva la forte interdipendenza che esiste tra il Nord e il Sud. I Referendum consultivi “autonomisti”, tenuti ad ottobre in Lombardia e Veneto, hanno riportato al centro del dibattito il tema del “residuo fiscale”. Questo si calcola sottraendo quanto riceve un territorio, specialmente in forma di servizi pubblici, da quanto i propri cittadini pagano in tasse. Le stime elaborate evidenziano una condizione beneficiaria del Mezzogiorno nella redistribuzione interregionale, riaccendendo la polemica sulla cronica dipendenza del Meridione rispetto alla macro-area settentrionale. La SVIMEZ sottolinea come il prelievo fiscale è correlato al reddito ed è inevitabilmente più alto nelle regioni più ricche.

La spesa pubblica, invece, dovrebbere tendere ad una più uniforme redistribuzione, in ottemperenaza all’art. 117 del Titolo V della Costituzione. Questo articolo stabilisce per tutti i cittadini, a prescindere dal luogo di residenza, lo stesso livello di servizi pubblici essenziali. Purtroppo, non sempre nelle regioni del Sud viene assicurato il rispetto del dettato costituzionale.

Secondo il Rapporto SVIMEZ, non è dimostrabile che i residui fiscali negativi del Sud siano ascrivibili ad un spreco di risorse sottratte al Nord. Invece, è da notare l’integrazione e l’interdipendenza tra le economie del Nord e del Sud. Infatti, a fronte di flussi finanziari pubblici che vanno dalla macro-area settentrionale a quella meridionale, c’è un rapporto inverso in termini di flussi commerciali. Il Sud è il mercato di sbocco privilegiato della produzione del Nord. Quindi il Report vuole sottolineare che l’afflusso di risorse nelle regioni meridionali dà luogo a effetti economici positivi per l’intero Sistema Paese.

RAPPORTO SVIMEZ CONFERMA la Fuga del capitale umano del Sud

Aldilà del ribaltamento di questi luoghi comuni del Sud, il Mezzogiorno d’Italia continua a soffrire del depauperamento del capitale umano. Questo fattore non solo impedisce di incanalare la ripresa su una strada sicura, ma anche a dare l’avvio a un grande ciclo di sviluppo.  Gli studi portati avanti dalla SVIMEZ hanno provato a calcolare anche in termini finanziari la perdita provocata dall’emigrazione forzata del nostro miglior capitale umano. I laureati meridionali emigrati dal 2000 in poi ammontano a circa 200mila unità. Moltiplicando questa cifra per il costo medio di un percorso di istruzione universitaria si è prospettato un danno per la spesa pubblica del Sud che oscillerebbe tra i 30 e i 40 miliardi di euro.

Invertendo queste tendenze e con l’ausilio di politiche economiche adeguate e di alto spessore, come lo sviluppo e l’attuazione delle Zone Economiche Speciali, introdotte con la legge 123/2017, o la capacità che potrebbe rivestire la crescita e l’importanza del “Mediterraneo allargato” per il miglioramento dell’economie della sponda nord e sud del bacino, magari con un forte ruolo dei porti meridionali per l’interscambio di merci tra Europa, Nord Africa e paesi asiatici, si potrebbe mettere a frutto questa significativa ripresa della macro-area meridionale nell’ultimo biennio.

Articolo di Marco Maniaci

Discriminazione territoriale: la denuncia di Gino Balestrieri

discriminazione territoriale - forbice nord sud

Rilanciamo alcuni commenti che il militante meridionalista Gino Balestrieri ha pubblicato sulla sua pagina Facebook sul tema della discriminazione territoriale fra Centro-Nord e il Sud.  Balestrieri è uno dei fondatori dei Meridionalisti Democratici ed è attualmente impegnato politicamente nei Campi Flegrei (Napoli).

Discriminazione territoriale- Gino Balestrieri raccoglie firme RC Auto
Discriminazione territoriale- Gino Balestrieri raccoglie firme contro la discriminazione sulle tariffe RC Auto
5 settembre 2017: Teatri lirici di serie A e di serie B

Che lo stato-italiano o meglio il ministero beni culturali, conceda un contributo al Teatro Lirico milanese (32 milioni) quasi tre volte in più rispetto a quello napoletano (14 milioni) al nostro bellissimo Teatro San Carlo, è regolare, è sempre stato così e così continuerà per altri 100 anni questo gioco al massacro nei confronti del Sud; ma che l’Eni versi €49 milioni a Milano e €50.000 a Napoli, l’Enel 10 milioni a Milano e niente a Napoli, le Poste Italiane 3 milioni a Milano e 100.000 euro a Napoli, le Assicurazioni Generali 10 milioni a Milano e niente a Napoli, questo mi sembra seriamente scandaloso. Anche i famosi Dolce e Gabbana che, sembra si siano incazzati per alcune critiche ricevute da Napoli per il loro spot pubblicitario zeppo di luoghi comuni, contribuiscono con 1,2 milioni di Euro al Teatro alla Scala di Milano e niente al San Carlo. Questa sera tutti a tifare italia, anche Voi italiani di serie B.

24 agosto 2017: Fondazioni bancarie

E poi trovi sempre quello che dice, anche napoletano, che non è questione di discriminazione Nord-Sud: è che Noi, i Meridionali, i progetti per ottenere finanziamenti non li sappiamo proprio fare, come non sappiamo fare una marea di altre cose e che invece di imparare dai nostri fratelli del nord, siamo solo capaci di lamentarci, il famoso piagnisteo napoletano. Sarà pure vero ma nel caso delle Fondazioni bancarie (che gestiscono anche soldi nostri) la discriminante territoriale è stata decisa per legge, infatti, come per gli anni passati, anche nel 2016 la vergogna continua. Del Miliardo di euro distribuito dalle 88 Fondazioni, il 94,1% è andato al Centro-Nord ed il 5,9% al Sud, isole comprese che, a compensazione, ricevono però un piccolo obolo (23 milioni di euro) dalla vergognosa Fondazione con il Sud. Tutto questo ovviamente avviene sotto gli occhi ma forse è meglio dire, con la complicità, dell’intera e scandalosa classe dirigente meridionale.

2 agosto 2017: La Macroregione è uNA NECESSITà

L’unica possibilità di salvezza per il Sud, sosteneva Nicola Zitara è quella di puntare, momentaneamente ma decisamente, alla formazione di una Macroregione per poi pretendere ed ottenere pacificamente (si spera) dopo una decina d’anni, l’indipendenza da questo Stato inconcludente nei nostri confronti, forte solo di retorica, che ancora oggi, cosa estremamente ridicola, è all’approvazione parlamentare il suo bruttissimo e falso inno che comunque lo rappresenta egregiamente, ed allora non ce ne sarà più per nessuno.

1 agosto 2017: la disoccupazione

Ogni tanto una buona notizia. L’Istat ci fa sapere che, anche se leggermente, la disoccupazione in Italia sta scendendo, è infatti stata nel 2016 del 11,7%, sempre però leggermente superiore alla media europea che è stata del 8,6% ma è un dato che fa comunque ben sperare perché vuol significare che il governo sta facendo le cose giuste per il benessere dei propri cittadini. Non proprio di tutti i cittadini ovviamente, perché se analizziamo il dato dal punto di vista geografico, si capisce come la statistica riesca a fottere la gente: l’11,7% è un dato medio, la verità è che al Nord la disoccupazione è del 7,6%; al Centro del 10,4% e al Sud al 19,6%, dato drammatico, fuori da qualsiasi contesto europeo.

22 giugno 2017:  la discriminazione territoriale evidenziata dalle tariffe per la RC Auto

Il Parlamento italiano, attraverso una sua commissione, ha deciso che un Napoletano, per quanto “Virtuoso”, non sarà mai uguale ad un Milanese “Qualunque”. Rassegniamoci quindi a pagare, per la RC auto, tariffe tre volte tanto il resto d’italia ma non cadiamo nel ridicolo con la storiella delle due Italie, quella che del Nord che approfitta del Sud perché siamo tutti fratelli d’italia e lo dimostra il fatto che anche noi Napoletani possiamo tifare liberamente per una qualsiasi squadra di calcio del Nord o cantare con gioia l’inno di Mameli o commuoverci alla presenza del tricolore in una qualsiasi rappresentazione sportiva.

 

Macroregione Sud fra propaganda elettorale e necessità storica

Macroregione Sud - periodico Due Sicilie n. 2 Marzo-Aprile 2003

La macroregione Sud torna alla ribalta con due proposte politiche annunciate nelle ultime settimane.  Il 21 luglio 2017, Gianni Alemanno, segretario del Movimento nazionale per la sovranità,  ha lanciato alla Camera la proposta per unificare Campania, Calabria, Puglia, Basilicata, Abruzzo e Molise in una macroregione. Per Alemanno,  la macroregione servirà “affinché il Sud compia quel salto di qualità indispensabile per superare il gap con il resto del Paese”.

Macroregione Sud - la base costituzionale

La seconda, firmata da Forza Italia, annuncia iniziative referendarie per il prossimo ottobre per favorire la maggiore autonomia regionale, la riduzione del divario fra Nord e Sud, e il coordinamento delle attività delle regioni del Sud.  Per saperne di più sui dettagli delle proposte forziste, rimandiamo i lettori ad un articolo del giornalista meridionalista Marco Esposito pubblicato il 2 agosto 2017 su “Il Mattino”.

Qui, invece, proponiamo la nostra analisi politica ed alcune considerazioni.

Le nostre considerazioni

Il primo punto è che coloro che propongono i referendum hanno perso ogni credibilità  perché  sono alleati della Lega Nord da sempre.  Come “soci di maggioranza” dei vari governi Berlusconi, hanno votando molti provvedimenti che hanno favorito il Nord a danno dei Sud.  Ricordiamo, per esempio,  che nel 2009 il ministro dell’agricoltura del governo Berlusconi, il leghista Luca Zaia, ha escluso molti prodotti del Sud dalle categorie protette che oggi sono al centro dei trattati della Unione Europea con il Canada e con la Cina. Insomma, come si può avere fiducia di chi, quando stava al governo, ha operato a danno del Sud assieme alla Lega?

Il secondo punto è che Forza Italia ha proposto nel Sud, negli ultimi decenni, persone che sono state condannate dopo aver assunto importanti cariche politiche. Alcuni esempi: Il deputato e coordinatore campano di Forza Italia Nicola Cosentino, di Casal di Principe, è stato condannato con sentenze di primo grado in tre diversi processi. Cosentino è stato condannato nel novembre 2016, in un processo di primo grado, per concorso esterno in associazione camorristica.

Nel caso dell’ex senatore palermitano di Forza Italia Marcello Dell’Utri, la Cassazione ha confermato la condanna a sette anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa.  Forza Italia è stata centrale anche nell’appoggio a Giuseppe Scopelliti nella sua elezione a presidente della Regione Calabria.  Scopelliti è stato condannato dalla Corte d’Appello di Reggio Calabria a cinque anni di reclusione per abuso d’ufficio e falso per fatti che si riferiscono a quando era in carica come sindaco di Reggio Calabria.  Ci fermiamo a questi tre esempi.

Il terzo punto è che la proposta di formare una Macroregione Sud deve essere trasversale e non può essere il frutto di tatticismo pre-elettorale.  E’ troppo importante per essere travolto da giochi di partito.

La Macroregione Sud è una necessità politica

I Meridionalisti Democratici sostengono in pieno il federalismo solidale all’interno di una Europa dei popoli.  Si prende atto che da tantissimi anni varie personalità meridionali hanno già proposto la creazione di una macroregione. Tuttavia, nessuna proposta è mai riuscita  a guadagnare consenso né fra i politici in carica nei governi regionali, né fra gli elettori.

L’unità del Sud: Il punto di vista di Isaia Sales e di Gianfranco Viesti

Troppo spesso la mancanza di unità fra le regioni meridionali ha creato danni per il Sud, come Isaia Sales ha denunciato l’anno scorso in un articolo pubblicato su “Il Mattino” intitolato “Il Mezzogiorno troppo diviso”: “Nella conferenza Stato-Regioni i territori meridionali hanno quasi sempre avuto la peggio nello scontro di interessi per i criteri di attribuzione delle risorse (e lo abbiamo visto nella sanità e in altri settori) in quanto le Regioni meridionali quasi mai hanno espresso un comune sentire, una comune visione dei loro problemi e quasi mai si sono presentate con un’unica posizione”.  Per Sales, il coordinamento è assolutamente necessario perché “L’essenza del regionalismo meridionale è la cooperazione tra le sue otto regioni. Fuori da questa dimensione è irrazionale e nocivo. Senza una visione unitaria il regionalismo meridionale vorrebbe dire la fine del meridionalismo.”

il prof. Gianfranco Viesti
Il prof. Gianfranco Viesti

Il prof. Gianfranco Viesti auspicava in uno scritto del 2014 il coordinamento delle regioni meridionali, asserendo che “il Sud deve ritrovare la capacità di far valere, sul piano mediatico, culturale, politico e operativo, le ragioni delle proprie imprese e dei propri cittadini. Questo non si fa con tardivi e inutili proclami, come talvolta accade; ma con un lavoro serio, coordinato, tecnicamente di qualità, sulle priorità dell’agenda politica. Le modalità per realizzarlo possono essere molteplici: quel che serve è la coscienza di quanto la capacità di condizionare il ‘decision-making’ nazionale, a difesa e tutela degli interessi anche del Mezzogiorno, sia decisiva.”

Macroregione Sud: la proposta deve essere trasversale

Insomma, la questione della macroregione Sud è di fondamentale importanza per i nostri territori e non deve diventare una “questione di parte”.  Non deve essere  di “partito”, non deve essere “elettorale”, ma deve essere trasversale e fortemente unitaria.  Nelle prossime settimane, finito il clamore mediatico, capiremo in che direzione vanno le proposte referendarie annunciate ieri a Roma.

Macroregione Sud 'Poteri stato - regioni il mattino 2 agosto 2017
Autonomia Regionale – la suddivisione dei poteri – pubblicato su “Il Mattino” pag. 7, del 2 agosto 2017

 

Decreto Mezzogiorno e disuguaglianza territoriale

Decreto mezzogiorno - la Camera vota la fiducia

Il ministro per i Rapporti con il Parlamento Anna Finocchiaro ha annunciato oggi, 31 luglio 2017, che il governo Gentiloni ha posto la fiducia sul Decreto Mezzogiorno. La Camera voterà  la fiducia domani, martedì, 1 agosto 2017, alle 15.

Il decreto mezzogiorno prende atto, nella sua parte introduttiva, che c’è una “straordinaria necessità ed urgenza di intensificare gli interventi volti a favorire il superamento del divario economico e sociale delle regioni del Mezzogiorno rispetto alle altre aree del Paese”. Secondo il Governo, c’è una “straordinaria necessità ed urgenza di introdurre nuovi strumenti volti a sostenere la crescita economica ed occupazionale delle regioni del Mezzogiorno”.  E, pertanto, per il Mezzogiorno è necessario “l’individuazione di misure incentivanti per i giovani imprenditori, nonché nuovi strumenti di semplificazione volti a velocizzare i procedimenti amministrativi funzionali a favorire la crescita economica”.

Decreto Mezzogiorno: Ammissione disuguaglianza territoriale
Il decreto parte bene ammettendo la disuguaglianza territoriale
Il governo individua, in particolare, quattro aree di intervento straordinario per il Mezzogiorno:

1. “Resto al Sud” – Giovani e nuove imprese

Il decreto prevede l’introduzione di nuovi strumenti incentivanti per i giovani imprenditori e per il sostegno alla nascita e alla crescita di imprese.  Il programma denominato “Resto al Sud” prevede un incentivo all’apertura di nuove aziende nei comparti dell’agricoltura, dell’artigianato, dell’industria, della pesca e dell’acquacoltura, o anche nei servizi (ad esempio turismo). Ai giovani di 18-35 anni si offre una dotazione di 50.000 euro, di cui il 35% a fondo perduto.

Il decreto prevede inoltre, in via sperimentale, la “Banca delle terre abbandonate o incolte e misure per la valorizzazione dei beni non utilizzati”. E’ una formula per la concessione ai giovani, per nove anni rinnovabili una volta, di terre incolte e immobili abbandonati di proprietà pubblica per progetti di riuso.

2. Zone Economiche Speciali (ZES)

Il decreto prevede la creazione di Zone Economiche Speciali, che potranno essere attivate su richiesta delle regioni meridionali interessate.  Le regioni dovranno presentare un adeguato progetto di sviluppo, partecipando pienamente nel loro processo di istituzione e nella loro gestione.  Ogni ZES dovrà comprendere almeno un’area portuale al cui interno saranno praticate condizioni agevolate per le aziende.

3. Processi amministrativi

Il decreto prevede una semplificazione e velocizzazione di alcuni procedimenti amministrativi, con particolare riguardo alla realizzazione di investimenti e all’operatività degli enti territoriali.

4. Formazione, occupazione e disagio sociale

Il decreto prevede il finanziamento di programmi per la riqualificazione e la ricollocazione di lavoratori coinvolti in situazioni di crisi aziendale o settoriale ed espulsi dai processi produttivi nelle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia.

Il decreto prevede anche interventi urgenti per il contrasto della povertà educativa minorile e della dispersione scolastica nel Mezzogiorno.

Decreto mEZZOGIORNO: Il punto di vista dei Meridionalisti Democratici

Il decreto parte bene nel riconoscere che esiste la disuguaglianza territoriale ed il Sud è la vittima. Concordiamo con Alessandro Cannavale che nota nel decreto “un’adeguata riflessione sugli errori delle politiche di spesa (meglio dire di disinvestimento) al Sud e le ricadute sull’economia nazionale.

Non siamo convinti, tuttavia, che il decreto possa servire per superare l’enorme “divario economico e sociale” fra il Sud e il resto del Paese.  Secondo il prof. meridionalista Giancarlo Viesti: “Il decreto, sin dalla sua prima formulazione, è stato concepito come un contenitore di norme piuttosto disparate, certamente influenzato anche dalle prossime scadenze elettorali, che rendono non agevole un giudizio d’insieme.”

Insomma, c’è troppo nel decreto e non si capisce bene come potrà essere attuato nel suo insieme.  Anche il deputato calabrese Roberto Occhiuto (Forza Italia) è critico. Il decreto “è un provvedimento che contiene soltanto slogan, inutili spot, niente di strutturale o di realmente decisivo per il sud.”  Il decreto, secondo Occhiuto, “non stanzia neanche un euro di risorse aggiuntive, perché tutto è finanziato con le somme già disponibili per il Mezzogiorno”.

Invitiamo i cittadini del sud a vigilare sull’attuazione del decreto

I Meridionalisti Democratici invitano i militanti e i cittadini tutti a studiare il testo e ad incalzare gli amministratori locali affinché le parti migliori del decreto possano essere attuate.  Se, invece, il decreto si dimostrasse vuoto o non ci fosse alcuna intenzione di attuarlo, allora prepariamoci alla denuncia. Documentiamo tutto per far pagare ai partiti di governo e a quelli della falsa opposizione un carissimo conto alle prossime elezioni politiche e amministrative.

Documentazione:
Il decreto legge 20 giugno 2017, n. 91  “Disposizioni urgenti per la crescita economica nel Mezzogiorno.”

Sud penalizzato dagli accordi EU con Canada e Cina

sud penalizzato - grafico

Il Sud è penalizzato negli accordi stilati dall'Unione Europea con il Canada e con la Cina: sono riconosciuti come “protetti” solo 4 prodotti meridionali, nel primo accordo, e solo uno nel secondo.  Secondo varie fonti giornalistiche, sembra che le liste siano state stilate nel 2009 dall'allora Ministro dell’Agricoltura del governo Berlusconi, il leghista Luca Zaia.  Il ministro leghista ha privilegiato, ovviamente, i prodotti del Nord, come nel caso dell’olio di oliva veneto a danno di quello pugliese.

“Il Mattino” di oggi, 30 luglio 2017, ha dedicato tre articoli alla questione – vi presentiamo i punti salienti.

Sud penalizzato
Luciano Pignataro: i prodotti del Sud esclusi da scelte politiche

Secondo il giornalista Luciano Pignataro, uno dei motivi per cui i prodotti del Sud non sono nella lista di quelli tutelati negli ultimi trattati internazionali è che al Sud non abbiamo la capacità di creare e far funzionare i consorzi.  Per Pignataro  siamo di fronte a “una debolezza cronica dei consorzi del Sud, spesso inesistenti, il più delle volte bloccati dai ricorsi come è accaduto per un decennio alla DOP dell’olio nel Cilento o dagli scontri come è successo quest’anno con il vino in Irpinia.”

DOP e IPG dal ministero
Oscar Giannino: il Centro-Sud sono la forza trainante delle IPG

Secondo il giornalista Oscar Giannino, non c’è proporzione fra il numero dei prodotti del Sud inclusi nei trattati e il numero dei prodotti protetti in Italia: “A fine giugno 2017, i marchi italiani iscritti nel registro delle garanzie erano 293.  Se ci fermiamo alle IGP, questa è la distribuzione geografica: 60 nelle regioni del Nord, 33 al Centro, 58 al Sud, per un totale di 151 IGP alle quali se ne aggiungono 14 per prodotti multi regionali, come il grana padano, la mozzarella di bufala o alcuni tipi di pecorino.”  Giannino fa notare anche che la Sicilia è la regione italiana con il maggior numero di IGP, con 18, seguita dalla Calabria e la Campani con 11 ciascuna, la Puglia con 9.

Secondo Giannino è vero che guardando l’export storico italiano, c’è un interesse nel tutelare il gorgonzola, il parmigiano reggiano e il grana padano perché hanno un peso economico molto alto rispetto al resto, ma questo, secondo l’economista, non prende in considerazione che nell'ultimo decennio è il Centro-Sud che è diventato la forza trainante delle IGP.

Per Giannino, il quale sicuramente non è né meridionalista né statalista, “una cosa è sicura. Finché al ministero dell’Agricoltura penseranno a inserire nei Trattati di commercio solo Parma, Modena, Reggio Emilia e la Food Valley emiliana, e il «sistema del prosecco» veneto che domina e traina l’export vinicolo italiano, allora la crescita che in questi anni si è realizzata al Sud nelle IGP non troverà nuovi mercati, visto che è gravata da difficoltà finanziarie e di raccolta di capitali molto più acute delle tradizionali filiere di successo del Nord. E ciò significa commettere un grave errore, nella promozione del meglio dell’Italia verso nuovi mercati.”

Marco Esposito: le decisioni potrebbero azzoppare per anni il nostro export agroalimentare di qualità

Per il giornalista economico Marco Esposito, di chiara fede meridionalista, gli accordi vanno bloccati perché sono estremamente dannosi per il nostro Sud.  Nel suo articolo, Esposito afferma che le decisioni dell'UE potrebbero “azzoppare per anni l’export agroalimentare di qualità del Mezzogiorno”.

Esposito ha raccolto la testimonianza degli onorevoli meridionali Paolo Russo (Forza Italia) e Colomba Mongiello (Partito Democratico) i quali stanno portando avanti il coordinamento del fronte del no alla sottoscrizione del trattato commerciale. “L’elenco dei DOP indicato nel CETA – rileva Russo – può essere ridotto sottraendo un prodotto, oppure si può aggiungere una denominazione di nuovo conio, ma non è possibile inserire una denominazione esistente che non sia già compresa tra le 41 indicate dall'Italia. In pratica – conclude il parlamentare – si condannano all'oblio internazionale le 247 denominazioni italiane oggi escluse. Le quali se il Parlamento italiano ratificherà il CETA resteranno fuori per sempre. E parlo – sottolinea il deputato campano-di oblio ‘internazionale’ perché è vero che il CETA riguarda soltanto il Canada, ma è un accordo apripista per le successive intese commerciali dell’Unione europea, come già si è visto con la Cina, nella cui intesa il Mezzogiorno è presente con un solo prodotto su 26”.

Sud penalizzato per la solita Incompetenza e/o malafede dei suoi politici e amministratori

E' chiaro che il Sud  debba essere meglio rappresentato nella formulazione dei trattati della UE.  Non lo è o per incompetenza o per malafede dei nostri politici e amministratori, che non sanno come o non vogliono rappresentare i nostri interessi. Ora, è necessario bloccare gli accordi, mettendo pressione sui parlamentari del Sud, affinché accolgano l’appello degli onorevoli Paolo Russo e Colomba Mongiello, affinché il Parlamento non ratifichi i due trattati.

 

Documentazione:

La definizione dei prodotti DOP e IGP - dal sito del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali

Il trattato CETA in inglese – fra Unione Europea e Canada

Le "Indicazioni Geografiche" riconosciute nel trattato con la Cina (la lista include anche i vini) Questo elenco contiene i 200 prodotti, cento per ogni parte, che saranno tutelate dal prossimo accordo da concludersi nel 2017. Delle 100 europee, 26 sono italiane e solo una è meridionale.

Il Mediterraneo torna centrale, ma non il Sud d’Italia

Sales e il Sud

Isaia Sales riassume in un articolo pubblicato oggi su “Il Mattino” come, ancora una volta, il Mediterraneo torna centrale, ma non il Sud d’Italia. E, Sales, come noi Meridionalisti Democratici, punta il dito sia contro la classe politica meridionale, sia contro quella nazionale.

L’accusa di Sales è pungente: “Ciò non dipende solo dalla geografia ma dalle scelte politiche delle classi dirigenti.” Sales conclude l’articolo con un laconico e ironico “Come sempre.”

Insomma, non è per motivi geografici o per motivi genetici di lombrosiana memoria che il Sud non è centrale. Non lo è perché la classe dirigente non fa gli interessi del Sud. Incompetenza o malafede? Per rispondere, forse è necessario definire prima quali sono le componenti della cosiddetta classe dirigente. Secondo una definizione sociologica, per classe dirigente si intende l’assieme di coloro che dominano le strutture politiche, economiche, sociali e culturali di una nazione.

LA CLASSE DIRIGENTE DEL SUD

Ebbene, chi domina le strutture politiche, economiche, sociali e culturali del Sud? Esiste una risposta semplice, ma non esauriente: I politici sono eletti democraticamente dalla popolazione. I leader economici  sono il prodotto della competizione capitalistica. Quelli sociali hanno seguaci nelle rivendicazioni sociali, civili e di progresso. I leader culturali sono quelli che sanno meglio interpretare gli umori popolari nel campo dell’arte, della musica, del teatro, della poesia e così via. Quale componente della nostra classe dirigente sta fallendo nel rappresentare il Sud?

incompetenza o malafede?

La classe dirigente politica del Sud è colpevole di incompetenza e/o malafede.

C’è incompetenza quando non si propongono leggi e interventi a favore del Sud perché non si sa come farlo. Si manifesta incompetenza quando, senza studiare, si vota a favore di leggi e provvedimenti che favoriscono il centro-nord a scapito del Sud.

E’ una questione di malafede quando si vota in Parlamento in totale sottomissione alla linea di partito, dimenticandosi di rappresentare gli elettori meridionali. Si è in malafede quando si sa che il cosiddetto alleato rappresenta “senza se e senza ma” un territorio specifico dell’Italia e questo territorio non è il Sud! C’è malafede quando si sa che la leadership del proprio partito è il compagno di letto delle coop e delle assicurazioni tosco-emiliane-padane.

LE COLPE DEI POLITICI MERIDIONALI

Insomma, fra incompetenza e malafede, politicamente trasversali partendo da destra, passando per il centro e finendo a sinistra, la classe dirigente politica è un peso morto per il Mezzogiorno, una zavorra da cui le nostre popolazioni devono liberarsi.

E così, con questa chiave di lettura, l’articolo di Isaia Sales ha un senso per noi Meridionalisti Democratici. Non è nostra intenzione assolvere completamente il resto della nostra classe dirigente, dagli imprenditori ai rappresentanti della cultura e del sociale. Ma il grosso delle responsabilità sentiamo di doverle addebitare alla classe politica dei nostri territori.

Puntiamo il dito ai parlamentari eletti al Sud che votano contro il territorio. Stigmatizziamo i governatori dei nostri territori che non riescono a fare squadra e allearsi per il Sud.  Condanniamo tutti quei politici che continuano a ragionare con la mentalità del voto di scambio,  una eredità dell’Unità italiana frutto del colonialismo interno, dove il politico locale non è altro che un collettore di consenso per la parte dominante del Paese. 

Ecco l’articolo di Isaia Sales. Buona lettura.

 

Prima parte dell'articolo Sales sul Sud
Il Mattino, prima pagina, del 21 luglio 2017
Seconda parte dell'articolo Sales sul Sud
Pagina 43 de “Il Mattino” del 21 luglio 2017 – fare clic sull’articolo per ingrandirlo