Meridem e il voto del 4 marzo 2018

4 marzo - elezioni il sud non esiste

Le elezioni del 4 marzo 2018 hanno generato tra gli iscritti di Meridem un articolato dibattito. I leader del movimento hanno incontrato esponenti di altre formazioni meridionaliste, di associazioni e comitati territoriali.  Valutata quindi l’impossibilità di presentare una lista meridionalista, si è esaminata l’ipotesi di sostenere una coalizione o una lista elettorale.

Nulla di meridionale nei programmi elettorali del 4 marzo

Da una attenta analisi dei programmi delle coalizioni e dei partiti che le formano è emersa l’assenza di proposte per il Sud, confermando le politiche dei governi che si sono succeduti negli ultimi cinquant’anni. Insomma, si continua nella disuguaglianza territoriale, a danno del Sud, ignorando completamente l’art. 3 della Costituzione.  Il meridionalismo è scomparso dal linguaggio della politica italiana.  Infatti, la parola “Sud” compare soltanto in campagna elettorale, quando i partiti nazionali  chiedono voti. Essi promettono di tutto, senza impegnarsi su nulla.

4 marzo - elezioni senza sud
Il Sud fuori dai partiti nazionali italiani
Agenda 34 e i candidati

Si è preso atto dell’iniziativa “Agenda 34”, di Pino Aprile ed altre personalità, intesa ad orientare il voto meridionale verso quei candidati, presenti nelle liste nazionali, disposti ad impegnarsi pubblicamente sui temi della sanità, dell’istruzione e delle infrastrutture nel Sud.

Si sono inoltre considerati altri (rari) candidati, già di fatto ottimi rappresentanti del Sud in quanto attivisti riconosciuti di movimenti, associazioni e comitati territoriali. Questi hanno già dimostrato di essere impegnati, in prima persona, per il Sud attraverso il loro agire, trasparente e verificabile. Ci si augura che siano eletti.

In conclusione, dal dibattito interno sulle elezioni, è scaturita la decisione di non partecipare alla tornata elettorale per le ragioni sopra esposte. Invece, le forze devono essere concentrate sulla creazione di un soggetto politico unitario capace di rappresentare efficacemente il Sud, come deciso nel Congresso di novembre.

Oltre il 4 marzo per l’unità dei meridionalisti

Pertanto, sono già programmate per le prossime settimane riunioni con i rappresentanti dei movimenti meridionalisti, delle associazioni territoriali e con personalità della cultura meridionale per continuare ed avanzare rapidamente lungo il percorso unitario iniziato prima della “distrazione” elettorale.

Il 34% della spesa pubblica deve andare al Sud

34% al Sud

34% al Sud - Lino Patruno

Quel 34% per il Sud – di Lino Patruno

–Rilanciamo l’ottimo articolo di Lino Patruno sulla necessità che il 34% della spesa pubblica vada al Sud. L’articolo è stato pubblicato il 9 febbraio 2018 sia dalla Gazzetta del Mezzogiorno sia sul profilo Facebook di Lino Patruno.

QUEL 34% PER IL sud

In fondo è l’uovo di Colombo: basterebbe applicare la Costituzione. Si parla di Sud, tanto per cambiare. Anzi tanto per non cambiare. Visto che il Sud nei programmi dei partiti verso il 4 marzo è come quella ragazza dopo una fuga d’amore: è incinta, ma solo un po’. Ne accennano quanto basta non a fare proposte ma a non compromettersi con un tema impopolare. Basta con <questo Sud> generalmente raffigurato come un luogo lontano e irrecuperabile. E il divario meridionale come frutto non di sbagliate o insufficienti politiche governative, ma figlio del malaffare locale e dello spreco. E anzi, visto che questo problema nessuno è riuscito a risolverlo, è chiaro allora che dipende antropologicamente dai meridionali. Da come sono fatti. Magari anche un fatto geografico. Facendo sentire in colpa le vittime, come in psicanalisi ben sanno.

E invece basterebbe applicare la Costituzione. Essendo il minore sviluppo del Sud tanto incostituzionale da proporlo all’attenzione della Suprema Corte. Laddove la Costituzione prevede diritti civili e sociali garantiti nella stessa maniera su tutto il territorio nazionale. E prevede che si intervenga laddove ci siano disparità economiche. Senza lo scaricabarile delle responsabilità. Che del resto sia pure abbastanza tardivamente lo si sia capito, lo dimostra l’impegno preso dal premier Gentiloni nel luglio scorso. E cioè la regola del 34 per cento.

34% della spesa pubblica va fatta al Sud

Se il Sud ha il 34 per cento della popolazione, la spesa pubblica che lo riguarda non deve scendere sotto tale percentuale. Né sarebbe stato necessario ribadirlo se fosse già avvenuto. Invece tale spesa non supera da tempo il 28 per cento, inclusi i fondi europei che dovrebbero essere aggiuntivi. Un sei per cento che secondo la Svimez si è tradotto in 500 mila posti di lavoro in più, non pinzillacchere alla Totò. E siccome non avviene solo da ieri, si può continuare a dire che il Sud è l’unica causa dei suoi mali?

34% spesa al sud - Io resto al SudMa c’è un’altra trappola, spesso autogol degli stessi meridionali: <È tutta colpa delle classi dirigenti del Sud>. Da non difendere, ancorché in un Paese in cui dalle Alpi a Lampedusa nessuno proporrebbe le sue classi dirigenti al premio Nobel. In un ping pong tra società civile e suoi rappresentanti, come se questi fossero alieni nati sotto il cavolo. Classi dirigenti che non avrebbero difeso a sufficienza il Sud, come se uno si presenta da Sud e ha lo stesso potere degli altri. E la stessa voce in capitolo.

Agenda Sud 34% – per evitare altri alibi

Ma proprio per evitare altri alibi a tutti, è nata l’<Agenda Sud 34%>. È un appello firmato da intellettuali, imprenditori, docenti universitari, dirigenti, cittadini del Sud. E che ha raccolto finora oltre 20 mila firme <on line>. Si rivolge ai candidati alle prossime elezioni. Assicurando merito e possibilmente voti a quelli si impegneranno per quel 34 per cento. Che non significa astratto diritto. Ma significa la vita di ogni giorno di persone per le quali ospedali, asili, scuole, treni, lavoro insufficienti si traducono troppo spesso in una emigrazione ininterrotta da oltre cento anni. Si può continuare ad emigrare all’infinito dal Sud?

I dati descrivono i fatti, non le opinioni

I dati citati dall’Agenda non sono il parto di un sudismo abituato solo a chiedere. Ma in tempi di Internet, sono tanto alla portata di tutti che, come detto, onestamente anche Gentiloni li ha riconosciuti. Ancora oggi lo Stato spende per ogni meridionale 4350 euro in meno: molto meglio nascere a Brescia che a Trapani. Sono 85 miliardi in meno all’anno. Sono 850 miliardi in meno negli ultimi dieci anni. Per l’assistenza alle famiglie, quasi 400 euro pro-capite a Trieste, meno di 10 a Vibo Valentia. Sono finanziate di più le università dei territori più ricchi. Gli asili pubblici vengono assegnati non in base al numero di bambini che ne hanno bisogno, ma in base alla conferma della spesa storica: è sempre stata maggiore al Nord, e così continuiamo.

34% al Sud - il meglio del sudE poi. Più fondi sanitari dove ci sono più anziani (cioè Centro Nord) e non dove ci sono più anziani poveri (cioè Sud). Tanto che 14 persone su cento, a Sud, hanno ormai smesso di curarsi. E chi può va a curarsi al Nord, circa 4 miliardi di euro l’anno che vanno ad aggravare la disparità dei posti letto. La velocità media dei treni al Sud (65 km orari) è il sistema rapido per non farli prendere. E ci sono oggi mille chilometri in meno di ferrovia rispetto al 1938. E resti fra noi che Matera, capitale europea della cultura 2019, ha la stazione a 20 chilometri di distanza perché non è che da sudista poteva pretendere anche i binari. Con la superstrada ionica che è super solo sui cartelli. E Bari e Napoli collegate in modo tale da farle restare prudentemente scollegate.

Promesse elettorali scritte sulla sabbia?

Sappiamo quanto le promesse elettorali siano scritte sulla sabbia. Non ottenesse altro, perlomeno <Agenda Sud 34%> segnala un Sud che non si arrende. E che è ancora troppo presto per dire che non c’è più niente da fare. Specie se non si fa.

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Segnaliamo il nostro articolo del 15 dicembre 2017 che descrive un importantissimo decreto del Governo Gentiloni che stabilisce la ripartizione della spesa statale su base territoriale.  Nell’articolo si ricorda che il 18 ottobre 2017, la Gazzetta Ufficiale ha pubblicato il Decreto del Presidente del Consiglio (DPCM) del 7 agosto 2017 che determina tale ripartizione.  Il decreto è effettivo già dal primo gennaio di quest’anno. Stranamente nessuna testata giornalistica meridionale ha riferito la notizia che invece ha fatto saltare dalla poltrona Vittorio Feltri…
Ecco il link:  Spesa statale: sappiamo perché si è arrabbiato Vittorio Feltri

Spesa statale: sappiamo perché si è arrabbiato Vittorio Feltri

I candidati del 4 marzo visti da Pino Aprile

Pino Aprile - Nemo nessuno escluso

IL 4 MARZO SI VOTA, ECCO I PRIMI CANDIDATI FIRMATARI DI AGENDA SUD 34%

di Pino Aprile

Bei candidati fra i 5 Stelle come Pino Masciari
Candidati: Pino Masciari
Pino Masciari

Due righi per scusarmi: avrei dovuto scrivere un commento sulle liste elettorali per il 4 di marzo, ma più le scorro, più mi si smoscia la penna. E se dico cosa mi piace, già mi fischiano le orecchie: “Allora dillo che tiri la volata ai cinquestelle!”. Ma le cose più confortanti le vedo nelle loro liste, più una che mi fa cascare le braccia. Così, togliamoci la spina e diciamolo subito: grande orgoglio vedere in lista un gigante come Pino Masciari, l’imprenditore calabrese che ha visto distrutta la sua azienda e la sua vita, ma ha denunciato tutti e ha dovuto andarsene in esilio a Torino.

I cinquestelle avevano fatto un altro colpaccio del genere, mettendo in lista Gaetano Saffioti, anche lui calabrese, di Palmi, grande imprenditore e inflessibile accusatore dei delinquenti della sua terra. All’ultimo minuto, non ho capito bene perché e manco mi interessa, Saffioti si è sfilato. Un’occasione enorme, storica, perduta. Con una coppia come Masciari-Saffioti in parlamento e, magari, in Commissione antimafia, alla ‘ndrangheta e agli altri criminali organizzati, avrebbero dovuto servire gli ansiolitici a palettate.

E poi c’è Gianpaolo Cassese
Candidati: Gianpaolo Cassese con Pino Aprile
Pino Aprile assieme a Gianpaolo Cassese

E poi, vedo, in provincia di Taranto, uno che conosco, e accidenti se lo conosco! In “Mai più Terroni” mi occupai di lui, che presi a esempio dei giovani imprenditori meridionali che puntano sull’agricoltura di qualità, nei metodi e nei prodotti. Si chiama Gianpaolo Cassese e ha portato nel XXI secolo “la Masseria del Duca”, di Grottaglie, raccogliendo l’eredità del nonno e del padre.

Pochi mesi dopo la pubblicazione del libro in cui riportavo anche l’intervista con lui, la sua azienda è stata premiata da Legambiente come la migliore d’Italia per le “best practice”. Non un grammo di rifiuti dai 40mila ulivi, dalle 250 vacche, dal caseificio, dalle galline ovaiole: tutto diventa energia pulita. E fu la prima azienda agricola del Sud a farlo. Ha lottato contro le discariche, abusive e no, tossiche e no, per difendere la sua terra; è accanto a testimoni di giustizia, come Luigi Leonardi (ciao, Luigi!). Ha portato il formaggio don Carlo a essere riconosciuto come migliore d’Italia a semistagionatura e lo piazza dagli Stati Uniti al Giappone. A sorpresa, apprendo che i cinquestelle lo hanno convinto a candidarsi. Bel colpo!

Altri candidati che hanno aderito all’Agenda Sud 34%

Di più in Puglia tra i candidati del M5s che hanno aderito all’Agenda Sud 34% da noi lanciata, vi sono la barese Emma Prencipe al Senato e il foggiano Giorgio Lovecchio per la Camera, entrambi meridionalisti da tempo. In Basilicata ha firmato per l’Agenda il presidente di Granosalus Saverio De Bonis candidato al Senato, mentre in Calabria c’è l’ambientalista Rosella Cerra, anche loro meridionalisti.

 

Ovviamente, sapete già cosa non mi va giù di quella lista: l’ex direttore della Padania, Gianluigi Paragone. Tutti hanno diritto di cambiare idea e nessuno va inchiodato a un errore. Ma lui non ha mai chiesto scusa le valanghe di fango che quel “suo” giornale, per conto di un partito razzista, ha buttato sui terroni (lui, “noddico” figlio di un sannita e una siciliana). E un ravvedimento che invece di danno porta vantaggio mi piace ancora meno. Certo, con quello che si vede… Vero, non mi aspettavo di vederlo in un Movimento che ha sempre evitato i riciclaggi.

 

Il PD: una banda allargata del giovanotto sfasciatutto

Sulle liste del Pd cosa diavolo vuoi dire? Adolfo Matteo Renzi e Eva Maria Elena Boschi Braun si sono chiusi in stanza e hanno deliberato: ci prendiamo tutto il partito e agli altri, due scartine e un’altra figura di “prodotto interno lordo”. Sono la minoranza? Dicono loro. Per i due nel bunker sono un fastidioso niente. E glielo hanno dimostrato.

Ora, il ministro Andrea Orlando, capo del più nutrito gruppo di minoranza, minaccia un’altra scissione. Certo, certo… Anche Michele Emiliano (alla guida dell’altra corrente di minoranza, ma più piccola) ha preso la botta. Ma la situazione è un po’ diversa: il suo gruppo è l’unico che, nel Pd (un partito territoriale del Nord, ormai), che al Sud porta a casa quantità interessanti di voti. Per il resto, è quasi un deserto, al punto che nessun big del partito ha voluto rischiare di candidarsi nelle regioni meridionali, nemmeno il calabrese Minniti, che pure è ministro.

Più che dei candidati (tranquilli, un Pittella, c’è) è interessante la sorte del Pd. Pensatene quel che volete, ma una forza di centrosinistra serve. Questa non lo è: è ridotta a una banda allargata del giovanotto sfasciatutto. Che faranno le minoranze maltrattate: non voteranno? Voteranno lo stesso Pd, ma bestemmiando? Voteranno, in previsione dell’ulteriore scissione del giorno dopo Liberi e Uguali, la costola staccatasi dal Pd, di cui è segretario Pietro Grasso, presidente del Senato, e che potrebbe riservare sorprese?

 

Paolo Siani da sostenere, mentre Marco Rossi Doria è una persona perbene che ci ha deluso
Candidati: Paolo Siani
Paolo Siani

Uno scenario particolare a Sud: se la fronda facesse seri danni a Nord e a Sud i Pd facessero blocco, i pesi all’interno del partito cambierebbero e potrebbero riaprirsi i giochi. Che ne valga o no la pena, è un altro discorso. Va segnalato che nelle liste Pd al Sud c’è una persona che voterei: Paolo Siani, il fratello di Giancarlo, giornalista martire di questa professione.

C’è anche un altro nome interessante, Marco Rossi Doria, figlio del grande Manlio, uno dei più grandi meridionalisti. Una persona perbene, peccato che la mia stima per lui sia stata molto ammaccata da come si comportò quando fu sottosegretario al ministero dell’Istruzione: non fece nulla (e se lo fece non si è visto) per far rientrare nei programmi di studio di letteratura dei licei i poeti e scrittori meridionali esclusi dalla Gelmini; e quando si trattò di distribuire i fondi per combattere l’evasione scolastica, il criterio adottato tradì la ragione di quegli aiuti, perché non vennero dati in proporzione alla fuga di alunni dai banchi, ma a tutti. Ne beneficiò il Nord. Ma nessuno è perfetto.

La destra è la stessa che ha disgustato anche Indro Montanelli

A destra, avevano l’occasione, per inconsistenza del centrosinistra (ma secondo voi l’accordo c’è già e Renzi distrugge il centrosinistra per conto di Berlusconi? La cosa è così plateale, che uno ci pensa) di mettere in campo finalmente una squadra con i fiocchi. La destra italiana è sempre stata sguaiata, scalcagnata e ha sprecato grandi uomini: riuscirono a disgustare persino Indro Montanelli.

Bisognerà rileggere bene le liste: troppi nomi di gente che non conosco e che magari sono ottimi, mentre i nomi che conosco sono il contrario: oltre l’insulto di Salvini candidato in Calabria, un riciclaggio di arcoriane, amici di mafiosi, e vecchi arnesi che credevano ormai in disuso, a cominciare dal numero uno, B.

Ci sono senz’altro persone perbene anche a destra, e fra i candidati di Forza Italia, un signor giornalista, Giorgio Mulè, ex direttore di Panorama (e di altre testate); ma quando vedo certi altri nomi, dalla Campania, alla Calabria, alla Sicilia e penso a chi sono i referenti di quelli lì, mi passa la voglia di sapere altro. Del resto, l’uomo che mette le carte grosse sul tavolo, in Sicilia, si chiama Gianfranco Miccichè, che voleva cambiare il nome all’aeroporto di Palermo, perché quello attuale, Falcone-Borsellino, diffamerebbe la città. Le vittime, capito? Non gli assassini.

Continuiamo a monitorare i candidati

Con più calma, magari ci occupiamo, via via, delle formazioni minori. Ma ricordo che “Agenda Sud 34” si rivolge ai candidati di tutti i partiti (meno la Lega razzista di “Prima il Nord” e quelli meridionalisti, perché l’equità nei riguardi del Sud è la ragione della loro esistenza): se si impegnano pubblicamente a sostenere il diritto del Sud alla stessa spesa pubblica per Istruzione, Sanità e Trasporti, i quasi ventimila firmatari dell’appello ne terranno conto.

spesa statale

Spesa statale: sappiamo perché si è arrabbiato Vittorio Feltri

Feltri incazzato
Finalmente in Italia la spesa statale sarà ripartita sulla base dell’effettiva popolazione

Molti cittadini del Sud ignorano che il Governo  ha già approvato un importantissimo decreto che stabilisce la ripartizione della spesa statale su base territoriale. Il 18 ottobre 2017, la Gazzetta Ufficiale ha pubblicato il Decreto del Presidente del Consiglio (DPCM) del 7 agosto 2017 che determina tale ripartizione. Questo DPCM deriva dall’applicazione dell’art. 7-bis della Legge 18 del 27/02/2017 di attuazione del Decreto-Legge 243 del 29/12/2016.  Il decreto è effettivo dal prossimo primo gennaio. Stranamente nessuna testata giornalistica meridionale ha riferito la notizia che invece ha fatto saltare dalla poltrona Vittorio Feltri. Infatti, Libero ha denunciato il “furto” che il Sud metterà in atto contro il suo amato Nord in un articolo al vetriolo del 24 novembre. Feltri ha omesso di dire che da sempre il Sud riceve un’aliquota di fondi inferiore rispetto alla percentuale di popolazione residente.    

Il successo della petizione europea di Unione Mediterranea

Già nel 2015 i meridionalisti di Unione Mediterranea hanno portato al Parlamento Europeo una petizione per una più corretta distribuzione delle risorse. Circa 10.500 firmatari chiedevano la ripartizione della spesa statale parametrata al peso della popolazione residente nelle tre macroregioni.  La petizione, dichiarata ammissibile dalla Commissione Petizioni del Parlamento Europeo il 17 marzo 2016, è stata inviata al Presidente Martin Schulz perché ne tenesse conto nei lavori parlamentari.  

Il DPCM 7/8/2017 riprende quanto richiesto dai Meridionalisti nella petizione europea. Ora, è necessario che dalla data del 1 gennaio 2018 il decreto sia attuato in pieno e non sia disatteso dalla futura compagine di governo. Il mondo meridionalista dovrà vigilare attivamente al fine di superare tutte le discriminazioni territoriali sociali ed economiche come previsto dall’Articolo 3 della Costituzione al fine del raggiungimento della equità.

spesa statale

L’appello di Pino Aprile

L’appello “Agenda 34” lanciato da Pino Aprile e già firmato da migliaia di cittadini dei nostri territori è in linea con la summenzionata petizione redatta dai meridionalisti Rosella Cerra, Giancarlo Chiari e Roberto Longo.  E’ fondamentale che i parlamentari eletti al Sud nella prossima legislatura non tradiscano quanto già ottenuto con il DPCM 7/8/2017 e si facciano garanti della sua attuazione. E’ altresì fondamentale che i meridionalisti attivino un Osservatorio che durante la prossima legislatura monitori le attività dei parlamentari del Sud.

 

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Per chi volesse approfondire i dettagli di questa storica conquista basta cliccare sul seguente link:

http://www.assomarss.it/petizione-approvata.html

16 dicembre 2017 — Pino Aprile rilancia il nostro articolo su Facebook. Leggi il suo commento:

Elezioni italiane: che fare?

Elezioni italiane a breve

Nel movimento meridionalista, nella sua definizione più ampia, la partecipazione alle elezioni italiane causa sempre molti dibattiti. C’è chi vorrebbe presentare liste con candidati di chiara fede meridionalista. Ci sono quelli che vorrebbero inserire candidati meridionalisti in liste civiche. Poi ci sono quelli che pensano che sia possibile “infiltrare” le liste dei partiti nazionali con candidati meridionalisti. Infine, ci sono meridionalisti che rinunciano a qualsiasi partecipazione alla politica italiana.  L’unico punto che unisce tutti i meridionalisti è il rifiuto totale nei confronti della Lega Nord in tutte le sue rappresentazioni.

Mai con la lega nord

Per un meridionalista è assodato che non ci può essere alcuna collaborazione con la Lega.  Tuttavia non è così scontato per gli elettori meridionali.  La strategia per acquisire consensi a Sud di Matteo Salvini  è abbastanza semplice. Da un lato cerca di far dimenticare tutte le manifestazioni contro i “terroni” che hanno caratterizzato il messaggio politico leghista per tanti anni.  Dall’altro, presenta proposte politiche che fanno appello alle paure della popolazione, usando un linguaggio aggressivo di facile presa sull’elettorato.

Il populismo all’attacco
elezioni italiane - populismo salvini
Squallido messaggio leghista

Il messaggio leghista odierno non è molto diverso da quello dei populisti dello scorso secolo.  Approfittando del comportamento illegale di alcuni politici, si generalizza contro tutti i politici.  Si usa un efferato crimine per chiedere lo stato di polizia. Stigmatizzando il comportamento scorretto di un immigrato, si condanna tutti indiscriminatamente. Così, lavorando sulla paura delle persone, da Nord a Sud, si passa dal messaggio “Prima il Nord” a “Prima gli Italiani”. Insomma, si tara il messaggio secondo il target da raggiungere, fregandosene della coerenza.  Pertanto,  cadono nell’oblio i giorni in cui Umberto Bossi “metteva il tricolore nel cesso” e la Lega si allea oggi con “Fratelli d’Italia”. Quello che conta per loro è solo il consenso elettorale.

Salvini usa abilmente il “noi” per cementare un senso di unità fra le persone che sono arrabbiate contro i politici, che hanno paura dei criminali e che vedono negli immigrati ogni male. Salvini cerca di catturare e rimodulare un sentimento popolare trasformandolo in messaggio politico.  Il populismo,  come ci ricorda la Treccani, “esalta in modo demagogico e velleitario il popolo come depositario di valori totalmente positivi”.  Il popolo non ha mai torto, neanche quando vota per un Hitler o un Mussolini.

“Noi con Salvini” è lo strumento della Lega Nord nel Sud Italia. Per ora, non ha avuto molto successo forse perché il ricordo degli insulti leghisti contro napoletani e meridionali è ancora forte. I video su YouTube e altri social media sono sempre lì, con Salvini che insulta i Napoletani.

Elezioni italiane: che fare?

I movimenti meridionalisti devono iniziare a ragionare fin d’ora su cosa fare in occasione delle prossime elezioni politiche italiane, cercando la massima unità d’intenti.  I movimenti meridionalisti potranno anche marciare separati, ma è necessario colpire uniti. Uniti per che cosa?

Per la macroregione del Sud? Per avere un meridionalista “di fiducia” in Parlamento?  Unirsi per opporci al tentativo di penetrazione nei nostri territori della Lega attraverso “Noi con Salvini”, oppure proporre un programma meridionalista ai partiti nazionali?  Sostenere quei meridionalisti che si presenteranno nei partiti nazionali o rifiutare, in ogni caso, qualsiasi sostegno ai partiti di chiara fede toscopadana?  Quali sono i punti di programma che vorremmo  proporre o “imporre” ai politici nazionali quando chiederanno il voto nelle nostre regioni? Oppure è meglio ignorare completamente le elezioni italiane come se fossero qualcosa a noi estraneo? Nel 2013 i Meridionalisti Democratici presero una posizione netta, astenendosi da qualsiasi partecipazione alle elezioni politiche, che cosa fare questa volta?

È fondamentale che al più presto i movimenti meridionalisti discutano su che cosa fare nelle prossime elezioni, evitando di arrivare all’ultimo momento, quando la fretta potrebbe indurre in errore.elezioni italiane - la fretta