Rapporto SVIMEZ 2017: segnali positivi per il Mezzogiorno

Analisi del Rapporto SVIMEZ 2017 

Rapporto SVIMEZ 2017

–Marco Maniaci

Il Rapporto SVIMEZ 2017 evidenzia la ripresa dell’economia meridionale, che già aveva mostrato segni positivi nel 2015 e nel 2016. L’incipit del Rapporto parla di un Mezzogiorno che “è uscito dalla lunga recessione”.

Nel biennio 2015-2016 le regioni del Sud hanno registrato valori di crescita superiori alla media nazionale, ottenendo così il consolidamento di un trend positivo. I dati indicano che per il secondo anno consecutivo le regioni del Sud della Penisola crescono più di quelle del Centro-Nord. Nel 2016 infatti, il PIL del Meridione è cresciuto dell’1% e l’anno precedente dell’1,1%. La differenza con la media nazionale è stata di 0,2 punti (la crescita rilevata nel resto d’Italia è stata dello 0,8%), la metà rispetto al 2015 quando il divario era di 0,4 punti percentuali.

Tale tendenza trova riscontro anche nei dati relativi al 2017. Il Mezzogiorno viaggerebbe allo stesso ritmo della media nazionale, riscontrando un aumento del PIL dell’1,3% a fronte del 1,5% della crescita dell’Italia. Vengono considerati come determinanti a questo proposito diversi fattori. Il persistere di uno scenario di crisi nel Mediterraneo avrebbe portato un aumento del valore aggiunto nel settore dei servizi turistici e nel trasporto. Determinante sarebbe anche la ricaduta di cicli della programmazione comunitaria. Fra i fattori positivi, il Rapporto include i due “decreti Mezzogiorno” che sono stati approvati dal governo negli ultimi mesi.

Inversione di rotta

Dopo i bui anni della recessione economica, il Sud finalmente ha invertito la rotta. A dimostrazione di ciò c’è da sottolineare che la regione in Italia che ha registrato il più alto indice di sviluppo è stata la Campania, con una crescita del PIL pari al 2,4%. In essa, secondo il Report, un’importante ruolo è stato svolto dall’industria che ha beneficiato dei Contratti di Sviluppo. Considerevole è stato, come in tutta la Penisola, il grande sviluppo del settore terziario, trainato dai dati eccezionali del settore turistico.

Il Rapporto SVIMEZ sottolinea che nel biennio 2015-2016 la partecipazione delle regioni del Sud alla crescita del PIL dell’intera penisola è stata pari circa a un terzo. Ciò è stato possibile anche grazie all’andamento dell’offerta e della domanda. L’offerta ha risentito della ripresa della manifattura e dell’edilizia, con l’aggiunta delle ottime performance del turismo e dei trasporti, come poco sopra menzionato. La domanda invece, ha avuto un aumento di circa 1% per quanto riguarda le esportazioni, a fronte di un calo del 2,5% delle importazioni nette. Senza dimenticare che i dati parlano di un notevole aumento dei consumi privati, circa l’1,2%, che ha portato gli imprenditori ad avere migliori aspettative, contribuendo all’aumento della domanda di beni d’investimento nel settore privato, in concomitanza con il basso livello dei tassi d’interesse.

Consumi inferiori al Sud

I consumi delle famiglie nel Meridione risultano comunque inferiori a quelle del Centro-Nord e ciò, secondo il Rapporto, potrebbe essere causato dal bisogno di ricostituire le scorte monetarie esaurite negli anni precedenti, quando la crisi era più forte, o dalla non completa fiducia sull’uscita dalla stessa. Nonostante ci sia stato, come osservato, un aumento della spesa privata, questo non può essere paragonato allo stesso risultato delle regioni Settentrionali.

L’attenzione nei consumi delle famiglie meridionali trova riscontro nella caduta dei redditi e dell’occupazione, oltre che nello scivolamento di ampi strati della popolazione nelle maglie della povertà, dovuta alla più grave crisi che si sia mai registrata dai tempi della “Grande Depressione” degli anni ’30 del secolo scorso. A ciò non va sottratto il protrarsi di politiche economiche di contrazione della spesa pubblica, diminuita nel corso degli anni di recessione di circa il 6,7% nel Sud. Inoltre, la ridefinizione della qualità dell’occupazione, sebbene essa sia in aumento nell’ultimo biennio, non ha favorito la creazione di quote di reddito sufficienti e sicure per poter incidere sensibilmente sui consumi privati.

Occupazione “irregolare” in incremento al Sud

Ciò detto, va comunque segnalato l’incremento occupazionale nel Mezzogiorno. I numeri evidenziati dal Rapporto SVIMEZ parlano di un aumento degli occupati nel Sud nel 2016 di circa 101mila unità, corrispondenti ad un +1,7%, a fronte di un aumento nel Centro-Nord dell’1,2% con una crescita complessiva di 192mila unità. Se con queste cifre le regioni settentrionali tornano ai livelli occupazionali precedenti la crisi, altrettanto non si può dire delle regioni meridionali che restano sotto di 380mila unità lavorative rispetto al livello del 2008, seppur tornando sopra la soglia dei 6 milioni di occupati.

Risulta interessante la distribuzione settoriale dell’occupazione nel Meridione, dove torna a crescere il lavoro nell’industria con un incremento del 2,4%. Molto positivo risulta anche il comparto agricolo, con un aumento degli occupati del 5,5%, mentre nel terziario si mantiene un andamento positivo sulla linea del 2015. A far la voce grossa in questo settore è il comparto turistico dove si registra un incremento del 4,5% degli occupati, risultati dovuti alla congiuntura geopolitica dell’area mediterranea, come già detto.

Le politiche a favore dell’occupazione seguite dai governi in carica nell’ultima legislatura, con la decontribuzione del costo del lavoro, hanno favorevolmente incentivato all’assunzione di lavoratori a tempo indeterminato anche nel Sud-Italia. Il Rapporto SVIMEZ però, sottolinea il forte peso dello strumento del part-time sulla crescita dell’occupazione. Tale dipendenza si denota dal rilevante incremento dei lavoratori “parzialmente standard”, circa l’8,8%, rispetto a quelli a tempo pieno aumentati solo dell’1,3%. L’incidenza del lavoro a tempo parziale risulta essere preponderante nel meridione, con una notevole crescita del cosiddetto “part-time involontario” dell’1,9%. Si evidenzia che l’intera dinamica del part-time è da ritenersi ascrivibile a quello “involontario”, con l’accettazione di contratti ad orario ridotto pur di trovare una occupazione nel momento in cui la crisi era più virulenta o anche nel periodo di ripresa.

Erosione del reddito al Sud

Questo chiaramente comporta una ulteriore erosione del reddito delle famiglie, con il relativo abbassamento dei consumi. Secondo i dati elaborati dal Rapporto inoltre, l’aumento dell’occupazione non ha inciso sul fenomeno della povertà. I livelli sono rimasti invariati rispetto ai valori aggiunti al culmine della crisi economica. L’attuale crescita dell’occupazione non è qualitativamente tale da incidere sulla povertà o da dare un slancio concreto alla domanda interna. L’aumento del numero dei lavoratori a bassa retribuzione, tipologia in forte crescita durante gli anni della crisi, caratterizza i dati sull’occupazione al Sud. Queso è stato causato anche dalla riduzione delle ore di lavoro e dalla diffusione di rapporti contrattuali flessibili.

Ridimensionamento della Pubblica Amministrazione al Sud

Il Rapporto SVIMEZ evidenzia il dualismo che ancora esiste tra le regioni settentrionali e quelle meridionali nella qualità dei servizi pubblici. Una Pubblica Amministrazione (P.A.) efficiente, efficace e trasparente, diventa fondamentale per indirizzare su basi solide la ripresa economica. La SVIMEZ evidenzia il forte ridimensionamento della P.A. nelle regioni meridionali, sia in termini di risorse umane sia come risorse finanziarie, accentuando enormemente il divario tra le due aree del Paese. In prima istanza, viene rilevato la forte riduzione di dipendenti pubblici, che tra il 2011 e il 2015 sono calati di 21.500 unità. Le regioni settentrionali stanno vivendo un processo inverso facendo cadere il luogo comune di un Sud parassitario e pieno di dipendenti pubblici.

Anche la distribuzione delle risorse finanziarie ribaltano le antiche “argomentazioni”. Nel Meridione la dotazione di risorse finanziarie, secondo il Rapporto 2017, è più bassa che nel resto del paese, in termini di spesa pro capite. Fino al 2015 la differenza con le regioni del Centro-Nord era di circa il 29%, cioè un divario in valori assoluti di circa 3700 euro per abitante.

Residuo fiscale

Il Rapporto SVIMEZ di quest’anno rileva la forte interdipendenza che esiste tra il Nord e il Sud. I Referendum consultivi “autonomisti”, tenuti ad ottobre in Lombardia e Veneto, hanno riportato al centro del dibattito il tema del “residuo fiscale”. Questo si calcola sottraendo quanto riceve un territorio, specialmente in forma di servizi pubblici, da quanto i propri cittadini pagano in tasse. Le stime elaborate evidenziano una condizione beneficiaria del Mezzogiorno nella redistribuzione interregionale, riaccendendo la polemica sulla cronica dipendenza del Meridione rispetto alla macro-area settentrionale. La SVIMEZ sottolinea come il prelievo fiscale è correlato al reddito ed è inevitabilmente più alto nelle regioni più ricche.

La spesa pubblica, invece, dovrebbere tendere ad una più uniforme redistribuzione, in ottemperenaza all’art. 117 del Titolo V della Costituzione. Questo articolo stabilisce per tutti i cittadini, a prescindere dal luogo di residenza, lo stesso livello di servizi pubblici essenziali. Purtroppo, non sempre nelle regioni del Sud viene assicurato il rispetto del dettato costituzionale.

Secondo il Rapporto SVIMEZ, non è dimostrabile che i residui fiscali negativi del Sud siano ascrivibili ad un spreco di risorse sottratte al Nord. Invece, è da notare l’integrazione e l’interdipendenza tra le economie del Nord e del Sud. Infatti, a fronte di flussi finanziari pubblici che vanno dalla macro-area settentrionale a quella meridionale, c’è un rapporto inverso in termini di flussi commerciali. Il Sud è il mercato di sbocco privilegiato della produzione del Nord. Quindi il Report vuole sottolineare che l’afflusso di risorse nelle regioni meridionali dà luogo a effetti economici positivi per l’intero Sistema Paese.

RAPPORTO SVIMEZ CONFERMA la Fuga del capitale umano del Sud

Aldilà del ribaltamento di questi luoghi comuni del Sud, il Mezzogiorno d’Italia continua a soffrire del depauperamento del capitale umano. Questo fattore non solo impedisce di incanalare la ripresa su una strada sicura, ma anche a dare l’avvio a un grande ciclo di sviluppo.  Gli studi portati avanti dalla SVIMEZ hanno provato a calcolare anche in termini finanziari la perdita provocata dall’emigrazione forzata del nostro miglior capitale umano. I laureati meridionali emigrati dal 2000 in poi ammontano a circa 200mila unità. Moltiplicando questa cifra per il costo medio di un percorso di istruzione universitaria si è prospettato un danno per la spesa pubblica del Sud che oscillerebbe tra i 30 e i 40 miliardi di euro.

Invertendo queste tendenze e con l’ausilio di politiche economiche adeguate e di alto spessore, come lo sviluppo e l’attuazione delle Zone Economiche Speciali, introdotte con la legge 123/2017, o la capacità che potrebbe rivestire la crescita e l’importanza del “Mediterraneo allargato” per il miglioramento dell’economie della sponda nord e sud del bacino, magari con un forte ruolo dei porti meridionali per l’interscambio di merci tra Europa, Nord Africa e paesi asiatici, si potrebbe mettere a frutto questa significativa ripresa della macro-area meridionale nell’ultimo biennio.

Articolo di Marco Maniaci

Macroregione Sud e centrodestra

Caldoro-Berlusconi-Salvini

La Macroregione Sud prende forma. O meglio, prende forma solo nelle interviste rilasciate da politici del centrodestra, come quelle che abbiamo già raccontato in un nostro articolo lo scorso 2 agosto. Siamo preoccupati che il concetto di Macroregione Sud possa divenire solo uno strumentale e temporaneo attrattore di voti “meridionalisti” per i partiti nazionali italiani. Partiti come Forza Italia, alleato della Lega Nord, o del Partito Democratico, legato ai poteri forti tosco-padani. Partiti che hanno portato avanti politiche che, negli ultimi 20 anni, sono stati e sono estremamente penalizzanti per il Sud.

Dopo le dichiarazioni estive di Gianni Alemanno, Mara Carfagna, Paolo Russo e Renata Polverini, ora tocca all’ex governatore della Campania, Stefano Caldoro. Tutti di destra o centrodestra.

Centrodestra e Macroregione Sud

“Il Mattino” online ha pubblicato oggi un’intervista con Caldoro sul tema dell’autonomia.  Caldoro sostiene che anche a Sud è necessario che si svolgano dei referendum consultivi seguendo il modello lombardo-veneto del 22 ottobre 2017.  Per l’ex governatore, è necessario rimarcare la disuguaglianza territoriale che esiste nei fatti.

Secondo Caldoro: “Siamo indietro su altri perché non riceviamo gli stessi finanziamenti. E qui diciamo più Stato. Per la sanità, il trasporto pubblico locale, il welfare. La spaccatura è nei fatti. Occorre colmarla. È il principio della perequazione. Duole constatare che nei fatti la sussidiarietà verticale non esiste, c’è invece uno squilibrio che avvantaggia i già avvantaggiati”.

Macroregione Sud: Separiamoci Marco Esposito
Forse Stefano Caldoro ha letto il libro di Marco Esposito

Sembra di ascoltare l’ex leader di Unione Mediterranea, il nostro amico giornalista meridionalista Marco Esposito, mentre spiega la natura dell’attuale disuguaglianza territoriale.  Esposito ci ha insegnato come vengono formulate le proposte di bilancio, basate sulla spesa storica e non sulle esigenze reali della nostra popolazione. Non sul numero dei bambini che vivono nel territorio, ma sul numero di asili che già esistono in quel luogo.  Pertanto, se non hai già degli asili, non ti finanzio. Non importa quanti bambini ci siano o quali piani tu abbia già fatto per migliorare lo stato delle cose. Forse Caldoro avrà letto qualche ottimo articolo o testo di Marco Esposito.

Forzisti del Sud in gara con Leghisti e forzisti del Nord

Purtroppo, durante l’intervista, Caldoro riesce a rovinare, con poche battute, l’illusione di una sua apparente virata meridionalista.  Il tallone d’Achille di ogni forzista che si esprime da meridionalista è il rapporto con la Lega Nord.  Per Caldoro, “la battaglia competitiva con Salvini non è sbagliata. L’importante è che la Lega si occupi del Nord. Al Sud ci siamo noi”.  Competizione all’interno della coalizione, ma si rimane alleati. Insomma, governo del centrodestra con una possibile contrapposizione fra forzisti del Sud, da un lato, e leghisti e forzisti del Nord, dall’altro. Questa prospettiva potrebbe essere la base di un film dell’horror per la gente del Sud – un film già visto – roba da suggerire all’ottimo Dario Argento.  Ovviamente, horror per noi del Sud, ma da Oscar per leghisti e forzisti del nord.

Trasversalità della Macroregione del Sud

Caldoro si augura che gli esponenti meridionali del Partito Democratico appoggino un referendum consultivo sull’autonomia in risposta a quello lombardo-veneto.   Per Caldoro è necessario “ un’azione nostra, popolare come il referendum settentrionale” affinché anche il Sud possa sedersi al tavolo col governo per discutere di autonomia. “Altrimenti, il tavolo lo aprono ma noi a quel tavolo non ci sediamo.”  Secondo Caldoro, “chi ha a cuore il Sud, ha l’obbligo di appoggiarlo”. Caldoro si augura “un consenso trasversale su questo: dopotutto il Partito democratico in Lombardia e Veneto sostanzialmente sta con Maroni e Salvini sul referendum”.

Il pessimismo della ragione, l’ottimismo della volontà

Studieremo senza pregiudizi le proposte che l’ex governatore Caldoro metterà sul tavolo. Sarà interessante vedere se e come reagiranno gli esponenti meridionali del Partito Democratico, fra un litigio e un altro. Siamo gramsciani non solo nella nostra analisi meridionalista, ma anche nell’approcciare il rapporto con i politici dei partiti nazionali. Come diceva Antonio Gramsci, abbiamo il pessimismo della ragione,  l’ottimismo della volontà.

Sou_um_pessimista_pela_inteligência_e_um_otimista_por_desejo_-_Antonio_Gramsci,_1891-1937.svg
Eugenio Hansen, OFS – Opera propria — Sou um pessimista pela inteligência e um otimista por desejo. Antonio Gramsci, 1891-1937 – Wikipedia

Discriminazione territoriale: la denuncia di Gino Balestrieri

discriminazione territoriale - forbice nord sud

Rilanciamo alcuni commenti che il militante meridionalista Gino Balestrieri ha pubblicato sulla sua pagina Facebook sul tema della discriminazione territoriale fra Centro-Nord e il Sud.  Balestrieri è uno dei fondatori dei Meridionalisti Democratici ed è attualmente impegnato politicamente nei Campi Flegrei (Napoli).

Discriminazione territoriale- Gino Balestrieri raccoglie firme RC Auto
Discriminazione territoriale- Gino Balestrieri raccoglie firme contro la discriminazione sulle tariffe RC Auto
5 settembre 2017: Teatri lirici di serie A e di serie B

Che lo stato-italiano o meglio il ministero beni culturali, conceda un contributo al Teatro Lirico milanese (32 milioni) quasi tre volte in più rispetto a quello napoletano (14 milioni) al nostro bellissimo Teatro San Carlo, è regolare, è sempre stato così e così continuerà per altri 100 anni questo gioco al massacro nei confronti del Sud; ma che l’Eni versi €49 milioni a Milano e €50.000 a Napoli, l’Enel 10 milioni a Milano e niente a Napoli, le Poste Italiane 3 milioni a Milano e 100.000 euro a Napoli, le Assicurazioni Generali 10 milioni a Milano e niente a Napoli, questo mi sembra seriamente scandaloso. Anche i famosi Dolce e Gabbana che, sembra si siano incazzati per alcune critiche ricevute da Napoli per il loro spot pubblicitario zeppo di luoghi comuni, contribuiscono con 1,2 milioni di Euro al Teatro alla Scala di Milano e niente al San Carlo. Questa sera tutti a tifare italia, anche Voi italiani di serie B.

24 agosto 2017: Fondazioni bancarie

E poi trovi sempre quello che dice, anche napoletano, che non è questione di discriminazione Nord-Sud: è che Noi, i Meridionali, i progetti per ottenere finanziamenti non li sappiamo proprio fare, come non sappiamo fare una marea di altre cose e che invece di imparare dai nostri fratelli del nord, siamo solo capaci di lamentarci, il famoso piagnisteo napoletano. Sarà pure vero ma nel caso delle Fondazioni bancarie (che gestiscono anche soldi nostri) la discriminante territoriale è stata decisa per legge, infatti, come per gli anni passati, anche nel 2016 la vergogna continua. Del Miliardo di euro distribuito dalle 88 Fondazioni, il 94,1% è andato al Centro-Nord ed il 5,9% al Sud, isole comprese che, a compensazione, ricevono però un piccolo obolo (23 milioni di euro) dalla vergognosa Fondazione con il Sud. Tutto questo ovviamente avviene sotto gli occhi ma forse è meglio dire, con la complicità, dell’intera e scandalosa classe dirigente meridionale.

2 agosto 2017: La Macroregione è uNA NECESSITà

L’unica possibilità di salvezza per il Sud, sosteneva Nicola Zitara è quella di puntare, momentaneamente ma decisamente, alla formazione di una Macroregione per poi pretendere ed ottenere pacificamente (si spera) dopo una decina d’anni, l’indipendenza da questo Stato inconcludente nei nostri confronti, forte solo di retorica, che ancora oggi, cosa estremamente ridicola, è all’approvazione parlamentare il suo bruttissimo e falso inno che comunque lo rappresenta egregiamente, ed allora non ce ne sarà più per nessuno.

1 agosto 2017: la disoccupazione

Ogni tanto una buona notizia. L’Istat ci fa sapere che, anche se leggermente, la disoccupazione in Italia sta scendendo, è infatti stata nel 2016 del 11,7%, sempre però leggermente superiore alla media europea che è stata del 8,6% ma è un dato che fa comunque ben sperare perché vuol significare che il governo sta facendo le cose giuste per il benessere dei propri cittadini. Non proprio di tutti i cittadini ovviamente, perché se analizziamo il dato dal punto di vista geografico, si capisce come la statistica riesca a fottere la gente: l’11,7% è un dato medio, la verità è che al Nord la disoccupazione è del 7,6%; al Centro del 10,4% e al Sud al 19,6%, dato drammatico, fuori da qualsiasi contesto europeo.

22 giugno 2017:  la discriminazione territoriale evidenziata dalle tariffe per la RC Auto

Il Parlamento italiano, attraverso una sua commissione, ha deciso che un Napoletano, per quanto “Virtuoso”, non sarà mai uguale ad un Milanese “Qualunque”. Rassegniamoci quindi a pagare, per la RC auto, tariffe tre volte tanto il resto d’italia ma non cadiamo nel ridicolo con la storiella delle due Italie, quella che del Nord che approfitta del Sud perché siamo tutti fratelli d’italia e lo dimostra il fatto che anche noi Napoletani possiamo tifare liberamente per una qualsiasi squadra di calcio del Nord o cantare con gioia l’inno di Mameli o commuoverci alla presenza del tricolore in una qualsiasi rappresentazione sportiva.

 

Macroregione Sud fra propaganda elettorale e necessità storica

Macroregione Sud - periodico Due Sicilie n. 2 Marzo-Aprile 2003

La macroregione Sud torna alla ribalta con due proposte politiche annunciate nelle ultime settimane.  Il 21 luglio 2017, Gianni Alemanno, segretario del Movimento nazionale per la sovranità,  ha lanciato alla Camera la proposta per unificare Campania, Calabria, Puglia, Basilicata, Abruzzo e Molise in una macroregione. Per Alemanno,  la macroregione servirà “affinché il Sud compia quel salto di qualità indispensabile per superare il gap con il resto del Paese”.

Macroregione Sud - la base costituzionale

La seconda, firmata da Forza Italia, annuncia iniziative referendarie per il prossimo ottobre per favorire la maggiore autonomia regionale, la riduzione del divario fra Nord e Sud, e il coordinamento delle attività delle regioni del Sud.  Per saperne di più sui dettagli delle proposte forziste, rimandiamo i lettori ad un articolo del giornalista meridionalista Marco Esposito pubblicato il 2 agosto 2017 su “Il Mattino”.

Qui, invece, proponiamo la nostra analisi politica ed alcune considerazioni.

Le nostre considerazioni

Il primo punto è che coloro che propongono i referendum hanno perso ogni credibilità  perché  sono alleati della Lega Nord da sempre.  Come “soci di maggioranza” dei vari governi Berlusconi, hanno votando molti provvedimenti che hanno favorito il Nord a danno dei Sud.  Ricordiamo, per esempio,  che nel 2009 il ministro dell’agricoltura del governo Berlusconi, il leghista Luca Zaia, ha escluso molti prodotti del Sud dalle categorie protette che oggi sono al centro dei trattati della Unione Europea con il Canada e con la Cina. Insomma, come si può avere fiducia di chi, quando stava al governo, ha operato a danno del Sud assieme alla Lega?

Il secondo punto è che Forza Italia ha proposto nel Sud, negli ultimi decenni, persone che sono state condannate dopo aver assunto importanti cariche politiche. Alcuni esempi: Il deputato e coordinatore campano di Forza Italia Nicola Cosentino, di Casal di Principe, è stato condannato con sentenze di primo grado in tre diversi processi. Cosentino è stato condannato nel novembre 2016, in un processo di primo grado, per concorso esterno in associazione camorristica.

Nel caso dell’ex senatore palermitano di Forza Italia Marcello Dell’Utri, la Cassazione ha confermato la condanna a sette anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa.  Forza Italia è stata centrale anche nell’appoggio a Giuseppe Scopelliti nella sua elezione a presidente della Regione Calabria.  Scopelliti è stato condannato dalla Corte d’Appello di Reggio Calabria a cinque anni di reclusione per abuso d’ufficio e falso per fatti che si riferiscono a quando era in carica come sindaco di Reggio Calabria.  Ci fermiamo a questi tre esempi.

Il terzo punto è che la proposta di formare una Macroregione Sud deve essere trasversale e non può essere il frutto di tatticismo pre-elettorale.  E’ troppo importante per essere travolto da giochi di partito.

La Macroregione Sud è una necessità politica

I Meridionalisti Democratici sostengono in pieno il federalismo solidale all’interno di una Europa dei popoli.  Si prende atto che da tantissimi anni varie personalità meridionali hanno già proposto la creazione di una macroregione. Tuttavia, nessuna proposta è mai riuscita  a guadagnare consenso né fra i politici in carica nei governi regionali, né fra gli elettori.

L’unità del Sud: Il punto di vista di Isaia Sales e di Gianfranco Viesti

Troppo spesso la mancanza di unità fra le regioni meridionali ha creato danni per il Sud, come Isaia Sales ha denunciato l’anno scorso in un articolo pubblicato su “Il Mattino” intitolato “Il Mezzogiorno troppo diviso”: “Nella conferenza Stato-Regioni i territori meridionali hanno quasi sempre avuto la peggio nello scontro di interessi per i criteri di attribuzione delle risorse (e lo abbiamo visto nella sanità e in altri settori) in quanto le Regioni meridionali quasi mai hanno espresso un comune sentire, una comune visione dei loro problemi e quasi mai si sono presentate con un’unica posizione”.  Per Sales, il coordinamento è assolutamente necessario perché “L’essenza del regionalismo meridionale è la cooperazione tra le sue otto regioni. Fuori da questa dimensione è irrazionale e nocivo. Senza una visione unitaria il regionalismo meridionale vorrebbe dire la fine del meridionalismo.”

il prof. Gianfranco Viesti
Il prof. Gianfranco Viesti

Il prof. Gianfranco Viesti auspicava in uno scritto del 2014 il coordinamento delle regioni meridionali, asserendo che “il Sud deve ritrovare la capacità di far valere, sul piano mediatico, culturale, politico e operativo, le ragioni delle proprie imprese e dei propri cittadini. Questo non si fa con tardivi e inutili proclami, come talvolta accade; ma con un lavoro serio, coordinato, tecnicamente di qualità, sulle priorità dell’agenda politica. Le modalità per realizzarlo possono essere molteplici: quel che serve è la coscienza di quanto la capacità di condizionare il ‘decision-making’ nazionale, a difesa e tutela degli interessi anche del Mezzogiorno, sia decisiva.”

Macroregione Sud: la proposta deve essere trasversale

Insomma, la questione della macroregione Sud è di fondamentale importanza per i nostri territori e non deve diventare una “questione di parte”.  Non deve essere  di “partito”, non deve essere “elettorale”, ma deve essere trasversale e fortemente unitaria.  Nelle prossime settimane, finito il clamore mediatico, capiremo in che direzione vanno le proposte referendarie annunciate ieri a Roma.

Macroregione Sud 'Poteri stato - regioni il mattino 2 agosto 2017
Autonomia Regionale – la suddivisione dei poteri – pubblicato su “Il Mattino” pag. 7, del 2 agosto 2017