Tesi congressuali Meridem: l’unità dei meridionalisti è centrale

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TESI CONGRESSUALI APPROVATE DAI MERIDEM

I Meridem hanno approvato le seguenti tesi congressuali l’11 novembre 2017 a Torrecuso (BN).

Il meridionalismo

1. Il nostro meridionalismo è caratterizzato da due aspetti principali.

a. Il primo aspetto è sistemico: è la lotta contro la disuguaglianza territoriale fra il Centro-Nord e il Sud.

b. Il secondo aspetto è specifico dei territori del Sud Italia in cui è necessario creare una classe dirigente competente, onesta, che rappresenti gli interessi del territorio.

Oltre a lottare contro le politiche nazionali che da 156 anni ci danneggiano, è anche necessario lottare contro il malaffare, la malapolitica e l’incompetenza delle nostre classi dirigenti.

I partiti nazionali

2. Mezzo secolo fa, i partiti di massa della prima repubblica soppressero di fatto qualsiasi filone meridionalista al loro interno. Successivamente i partiti non solo non hanno mai più ripreso il discorso, ma sono stati forti fautori della politica toscopadana. Tutti i governi nazionali, indipendentemente dal colore politico, hanno favorito lo sviluppo del Centro-Nord e la conseguente spoliazione totale del Sud. La parola “Sud” compare soltanto quando, in campagna elettorale, servono voti.

Le classi dirigenti del Sud

3. Le classi dirigenti del sud negli ultimi 156 anni non hanno fatto altro che adattarsi ai cambiamenti di regime, passando dallo stato borbonico a quello italiano, perfettamente in linea con il gattopardismo ben descritto nella letteratura. Dall’Unità in poi, le nostre classi dirigenti sono state e sono organiche agli interessi dell’economia del Centro-Nord, e si comportano seguendo schemi già visti in situazioni coloniali altrove.

Rivendicazione storica e azione politica

4. Il meridionalismo non è ancora riuscito ad esprimere una sua rappresentanza politica capace di presentare una credibile alternativa politica e amministrativa per la gestione dei nostri territori. Sebbene diversi intellettuali e studiosi meridionalisti, così come tanti movimenti, abbiano prodotto tante analisi sulla condizione coloniale dei nostri territori, non si è ancora sviluppata una proposta politica credibile e attuabile.

5. Fra le diverse componenti del meridionalismo, il filone della rivendicazione storica è quella che ha avuto più successo. Gli studiosi meridionalisti hanno dato un impulso notevole per rimettere in ordine una storia scritta dai vincitori che è servita e serve per giustificare o nascondere la rapina coloniale. Questo enorme lavoro ha ormai creato le condizioni affinché sia sempre più diffusa la coscienza di quanto sia successo 156 anni fa. La presa di coscienza identitaria nei nostri territori è estremamente positiva anche perché non è caratterizzata da alcun segno di razzismo, odio, o intolleranza nei confronti dei cittadini del centro-nord Italia.

6. Mentre continua a crescere il numero dei cittadini meridionali che prendono coscienza della condizione di subalternità che è stata inflitta al Sud dall’unità nazionale, l’offerta politica meridionalista è ancora insufficiente. Studiosi meridionalisti, economisti, analisti e personalità della cultura si alternano per denunciare la condizione di subalternità odierna e indicano anche quanto ci sia da fare. Tuttavia, non esiste un collegamento organico che permetterebbe a tali indicazioni di diventare politica di governo dei territori o, più semplicemente, piattaforma di partito.

Battere l’individualismo per creare un vasto fronte meridionalista

7. I movimenti meridionalisti non sono riusciti a superare l’individualismo dei capi e delle figure storiche che li hanno fondati; non sono riusciti a superare i settarismi, la disorganizzazione e la generale mancanza di fiducia in sé stessi. I movimenti tendono a frammentarsi trovando sempre motivi per separarsi o per rimanere separati.

8. Senza un grande movimento meridionalista capace di mettere al centro della sua attività la lotta contro la disuguaglianza territoriale e una politica per favorire la creazione di una ottima classe dirigente meridionale, non si va da nessuna parte. È necessario più che mai lavorare per la creazione di un grande movimento meridionalista.

L’esperienza dei Meridionalisti Democratici

9. L’esperienza dei Meridionalisti Democratici è estremamente positiva per quanto riguarda la sua tenuta durante un periodo in cui moltissimi movimenti della costellazione meridionalista sono comparsi e poi scomparsi. Tuttavia, i Meridem non sono riusciti ad espandersi in tutto il Sud. In questi cinque anni il Movimento è stato presente solo in Campania e solo da poco c’è una presenza strutturata in Calabria. Per il resto del Sud, la nostra organizzazione è assente, almeno per quanto riguarda condizioni strutturate.
Eppure, il filone meridionalista, molto simile ai nostri ideali, di ispirazione democratica e repubblicana, vocato ai diritti civili e sociali, è presente in tutto il Sud Italia. Ma purtroppo non è legato al nostro partito.

10. L’esperienza dei Meridionalisti Democratici negli ultimi cinque anni ha evidenziato alcuni punti fondamentali:

a. La partecipazione alle competizioni elettorali collegati, in qualsiasi modo, al Partito Democratico crea confusione e danneggia il nostro movimento. La parola “democratico” che abbiamo nel nostro nome, porta alcuni a pensare che siamo parte integrante di questo partito toscopadano. Inoltre, il Partito Democratico si è dimostrato poco corretto nella gestione del potere e nei rapporti elettorali con piccoli movimenti identitari come il nostro. Il PD non è altro che la rielaborazione della malapolitica della prima Repubblica. Qualsiasi rapporto elettorale con il partito democratico è tossico.

b. Le esperienze elettorali che abbiamo fatto hanno tuttavia dato fiducia ai militanti rispetto alle procedure burocratiche e organizzative che devono essere espletate per presentarsi alle elezioni. Il patrimonio acquisito durante le elezioni napoletane, in particolare, assieme a quanto abbiamo imparato dagli errori fatti sia nelle elezioni campane, sia in quelle svolte in alcuni comuni napoletani, hanno un valore inestimabile. Sappiamo cosa fare dal punto di vista burocratico e amministrativo e abbiamo imparato cosa vuol dire interagire con i volponi della vecchia politica.

Compito del meridionalismo

11. La letteratura meridionalista definisce la condizione del Sud Italia come “colonia interna”. L’azione politica per l’affrancamento dallo stato di colonia è un’azione dirompente, non una istanza amministrativa da presentare allo Stato nazionale: è la volontà di interrompere il sistema predatorio e mortificante che lo stato industriale Italiano opera sul Sud da 156 anni.

12. La difficoltà, di tradurre le analisi in proposta politica meridionalista, sta nel fatto che ancora non si è definito un blocco sociale che sia il fautore del cambiamento. Il movimento meridionalista, inteso in senso ampio, deve:

a.  saper individuare le forze sociali interessate al cambiamento,

b.  lavorare sulle contraddizioni che ne impediscono l’unità e

c.  candidarsi alla guida politica del blocco sociale.

Che fare

13. Il nostro movimento deve essere in prima linea per:

a. lavorare per la creazione di un vasto movimento politico unitario meridionalista in tutto il Sud, che non sia una somma di organizzazioni politiche esistenti, ma un coordinamento che interessi realtà territoriali e singoli cittadini;

b. lavorare per raggiungere obiettivi condivisi e propedeutici alla rinascita economica e sociale del Mezzogiorno;

c. lavorare per la diffusione del meridionalismo, per l’allargamento del consenso alle nostre proposte politiche, per la crescita del corpo militante e per la formazione di una classe politica che curi primariamente gli interessi del Sud.

 

Nella foto in evidenza, il neoeletto presidente dei Meridem, Roberto de Micco.

tesi congressuali - nuovo logo meridem

Congresso Meridem per l’unità dei meridionalisti

congresso meridem

I Meridem cambiano statuto, eleggono le nuove cariche e affinano la loro linea politica durante il congresso tenuto sabato, 11 novembre 2017 a Torrecuso (Bn).

Congresso Meridem - passaggio di consegne
Il nuovo presidente dei Meridem, Roberto de Micco a sinistra, assieme al presidente fondatore, Domenico Capobianco

Il nuovo statuto  riflette la necessità di adattamento ai tempi e alle realtà politiche e territoriali del nostro Sud. Pertanto, la struttura diventa più snella e “fluida”.  Mentre rimangono i ruoli di Presidente e di Segretario Politico, si aggiungono la Segreteria Politica e la nuova figura del referente/coordinatore per aree tematiche, geografiche o di settore.  Pertanto, scompaiono le sezioni, le segreterie provinciali e regionali e il coordinamento generale. Di conseguenza, assume più importanza l’Assemblea Generale, che ogni due anni si trasforma in Congresso.

Nuova struttura, tesi congressuali e elezioni interne

La nuova struttura permetterà di operare il modo più efficiente per aree tematiche, attraverso referenti o coordinatori che di volta in volta si proporranno per lo sviluppo della linea politica sui singoli temi, settori o aree geografiche.  Il rapporto fra referenti/coordinatori e il Segretario Politico sarà regolato da accordi scritti stabilendo obiettivi da raggiungere, i tempi di realizzazione  e metodologia da seguire per valutare la “performance”.

Durante il Congresso, l’assemblea ha deliberato sull’adozione del nuovo statuto, ha eletto le cariche e infine ha approvato le tesi congressuali.

congresso meridem - alessandro citarella
Il segretario politico dei Meridem, Alessandro Citarella

Il nuovo presidente dei Meridem è Roberto de Micco.  Quindi,  si avvicenda al presidente fondatore Domenico Capobianco.  Per la carica di Segretario Politico è stato eletto Alessandro Citarella, già coordinatore campano.  Alla Segreteria Politica sono stati eletti Roberto Longo, già coordinatore calabro, Sabrina Creuso, già responsabile dei garanti, e Libero Sica, già membro dell’ufficio di presidenza.

Dal congresso una spinta verso l’unità meridionalista

I Meridem si impegnano ad unire il più possibile tutte le realtà territoriali che si battono per temi politici, sociali, ed economici.  Chiaramente ciò va fatto mettendo in risalto il comune denominatore meridionalista, ovvero la lotta alla disuguaglianza territoriale e la formazione di una classe dirigente competente e onesta. Perciò sarà necessario trovare punti di unione e di convergenza con movimenti e militanti meridionalisti che condividono la nostra linea di pensiero.

Il presidente Roberto de Micco e il segretario Alessandro Citarella hanno ringraziato a nome di tutti i partecipanti il dott. Domenico Capobianco per aver guidato i Meridem durante i primi cinque anni di vita del movimento.  Il presidente emerito Capobianco, dopo essersi congratulato con gli eletti e ringraziato i partecipanti, ha ribadito la sua intenzione di continuare a contribuire alla crescita del movimento sostenendo in pieno la nuova leadership.

I saluti del sindaco di Torrecuso, di Andrea perotti, di Pino Aprile e Gigi di Fiore
congresso meridem - sindaco di torrecuso
Intervento del Sindaco di Torrecuso, il dott. Erasmo Cutillo

Il presidente fondatore del movimento, il dottor Domenico Capobianco, ha aperto i lavori dando il benvenuto al Sindaco di Torrecuso, il dottor Erasmo Cutillo.

Il sindaco ha dato il benvenuto ai partecipanti augurando che il movimento meridionalista sappia contribuire con idee e attività al rilancio del Sud.

Di seguito, il presidente  letto il saluto dell’autore meridionalista, Pino Aprile.  Attraverso il Congresso Meridem, Aprile ha inviato un messaggio a tutti i movimenti e militanti meridionalisti.

“Non possiamo ripercorrere le vie ormai appartenenti a un mondo passato; globalizzazione e nuovi strumenti di comunicazione e forme di aggregazione, devono tradursi in vie e strategia diverse.”

Secondo Aprile, “Sappiamo due cose: c’è la necessità, c’è la possibilità.”  Di conseguenza, l’autore invita i meridionalisti a “misurare le forze (ci sono, forse meno, forse più di quanto ci sembri, ma sparse e persino conflittuali)”.  È necessario misurare “le volontà e trovare un modo nuovo per arrivare al risultato. I vecchi hanno fallito.”

Anche lo storico meridionalista e inviato speciale de “Il Mattino” ha inviato un breve messaggio video augurando ai Meridem un buon lavoro.

Graditissimo saluto di Andrea Perotti, vice sindaco di Quarto, il comune flegreo dove è impegnato il nostro assessore, Maurizio Scarpitti.

Seguono alcuni interventi e documenti approvati dal Congresso

Il testo dell’intervento del Presidente Emerito Domenico Capobianco è disponibile a questo link: Discorso Capobianco

Il testo dell’intervento del Segretario Politico Alessandro Citarella è disponibile a questo link: Discorso Citarella

Congresso — Qualche spunto dal dibattito politico

Nicola Olivieri, presidente dell’Associazione per il Meridionalismo Democratico e dell’Ecovillaggio “Green Feel” ha ribadito la necessità per i Meridem di interagire con le associazioni e i comitati radicati nei territori.  Pertanto, per Olivieri, è necessario interagire di più con i singoli cittadini.

Per l’assessore quartese Mauro Scarpitti, i Meridem devono saper intercettare le istanze che provengono dal territorio come le esigenze pratiche poste dai cittadini. Pertanto, è necessario mettere al centro dell’attività politica la risoluzione quanto concerne i cittadini, dai problemi dei trasporti, alla ricerca del lavoro. Per Antonio Ciniglio, coordinatore provinciale napoletano uscente, i Meridem devono organizzarsi meglio specialmente nella fase di raccolta voti e adesioni che precedono le competizioni elettorali. Ciononostante, per Carlo Cascella, i Meridem hanno fatto una serie di esperienze elettorali che sono servite alla maturazione politica dei militanti. Tuttavia, va registrato che di fronte all’impegno in buona fede dei Meridem, non sempre gli alleati scelti sono risultati altrettanto leali.

Roberto Longo, coordinatore calabro dei Meridem ha condiviso un documento dei militanti calabresi in cui si evidenziano aspetti positivi e negativi dello stato del meridionalismo.  Per Longo è positiva la crescita di coscienza identitaria, contrariamente alla condizione organizzativa, elettorale e di leadership del meridionalismo attuale.  Inoltre, Guglielmo Grieco ha ribadito la necessità di migliorare la qualità del meridionalismo politico – la parte storica va avanti, ma non è sufficiente.  Infine, Roberto de Micco ha ribadito nel suo intervento che la strategia del Nord si impernia, non più sulla secessione, ma su una azione continua e crescente per aumentare le risorse.  Pertanto è necessario unire il Sud contro la continua aggressione economica da parte del Nord attorno ad una strategia condivisa.

Qualche immagine dal congresso

congresso meridem - manifesto

 

congresso meridem - scaletta

Movimento unico per rappresentare meglio i diritti del Sud?

movimento unico: Trinacria e ars
DOPO IL VOTO IN SICILIA: SUD, CHE FARE?

Ottima analisi di Pino Aprile sul meridionalismo e la condizione politica del Sud.  Dopo aver valutato i risultati siciliani e lo stato generale del meridionalismo, lancia una sfida: “Allora, non resta che fare il partito o movimento unico che rappresenti i diritti negati al Sud?”  Buona lettura!
(Articolo pubblicato oggi sulla pagina Facebook “Terroni di Pino Aprile”)

Elezioni siciliane. Una riflessione; forse un indizio per cosa fare da qui in poi.

Pino Aprile

Pino Aprile - Nemo nessuno escluso
Pino Aprile – durante la trasmissione “Nemo nessuno escluso”

Il Sud è in ritardo, ma la partita nazionale si gioca sulla paura di quel che può avvenire a Sud; quindi qual è il partito che interpreta meglio i bisogni e la rappresentanza del Sud? Ci vogliamo perdere l’occasione del soccorso amico di Salvini ai terùn de merda, scappano anche i cani, Vesuvio lavali col fuoco?

La domanda va riformulata: qual è la vera posta della politica italiana, adesso? Sempre quella: il Paese si regge sulla dominanza del Nord e la riduzione del Sud a colonia; la cosa ha retto, finché (complici i mezzi di comunicazione online, a disposizione di tutti), i terroni non hanno acquisito e diffuso, a livello di massa, la consapevolezza dello stato di minorità a cui li condanna il sistema-Italia: meno rispetto, meno strade, meno treni (quando non proprio niente), meno soldi per la loro salute, il diritto all’istruzione, eccetera. Il tutto condito di insulti, disistima.

La storia negata

Per la serie: tu non hai un complesso di inferiorità, tu sei inferiore! Beh, abbiamo scoperto che non è vero e la cosa è ormai dilagante, con la riconquista della storia negata del genocidio (reato che consiste nella distruzione dell’identità di un popolo, anche con uso di massacri, se serve) compiuto nell’ex Regno delle Due Sicilie dalle truppe sabaude; con la diffusione dei dati sull’economia, della spesa pubblica, occultati, di fatto, dagli strumenti “nazionali” di comunicazione, che quasi sempre li “interpretano” a favore del Nord e a danno del Sud, ladro e sprecone (prendesse esempio dalla Parmalat, dall’Expo, dal Mose; si dotasse di bravi amministratori smemorati o bugiardi, appena un po’ inquisiti, se non proprio condannati, come il sindaco di Milano, presidenti e vice delle regioni Lombardia e Veneto, sia a piede libero che in galera…).

Questo lavoro di educazione al sapere è stato compiuto a tutti i livelli e da una sparsa, via via più folta e a volte conflittuale pattuglia di divulgatori titolati e no; scrittori, docenti, giornalisti, ricercatori. Non è stato facile, fra povertà di mezzi propri e attacchi dei grandi mezzi altrui, dalla TV di Stato, salvo eccezioni, ai grandi quotidiani, scimmiottati dai piccoli (si pensi alle decine di pagine in contemporanea telecomandanta, contro il Giorno della Memoria); ma la diffusione a tappeto è stata possibile grazie alla miriade di altri docenti, pubblicisti, operatori culturali, identitari, nelle scuole, nelle associazioni, nelle feste di paese.

La coscienza non ha colore

La coscienza non ha colore e ognuno vive la consapevolezza di qualcosa con il proprio carattere e le proprie idee politiche. Quindi, aver appreso come è stato ed è trattato il Sud da un Paese che lo dichiara “unito”, ma ne fa una colonia, non è di destra o di sinistra. Questo non toglie che ci siano partiti più pronti a cogliere e rappresentare questi nuovi sentimenti, figli di maggiore conoscenza.

Paradossalmente, la Lega Nord ha compreso e tentato prima di tutti di intestarsi, a proprio uso e consumo, si capisce, il crescente malessere terronico. Ma l’operazione opportunistica è così plateale e scoperta, che non è stata presa sul serio: Salvini passerà alla storia come il politico che ha preso più fischi e pernacchie che voti.

Emiliano e de Magistris, leader meridionali senza partito
movimento unico: emiliano e de magistris
Luigi de Magistris e Michele Emiliano, leader meridionali senza partito

Due leader meridionali si sono proposti portavoce del meridionalismo senza partito (mentre i temibili e trinariciuti neoborbonici non hanno mai usato i loro consensi e numeri per candidarsi a qualcosa o spenderli in accordi con partiti. Ne restano fuori per statuto associativo. Altri, io fra questi, hanno scelto di rifiutare le offerte di candidature): Luigi de Magistris, sindaco di Napoli, e Michele Emiliano, sindaco di Bari, poi presidente della Puglia. Sono stati i due amministratori più avversati, in modi che gridano vendetta, da parte dei governi centrali e dei partiti nazionali.  Su di loro si sono caricate forse un po’ troppe attese da parte del popolo meridionalista e qualche delusione pesa.

I cinquestelle e la giornata della memoria
Memoria - locandina del movimento 5 stelle
Manifesto del Movimento 5 Stelle a sostegno dell’istituzione della giornata della Memoria per le vittime meridionali dell’Unità d’Italia

Quanto ai cinquestelle: i loro consiglieri regionali del Sud hanno presentato le mozioni per il Giorno della Memoria, ovunque, meno la Calabria, dove non hanno eletti alla Regione. Ne venni messo al corrente e ho seguito la vicenda; a chi la vede che una furba operazione politico-elettorale, dico: no, la loro motivazione è forte ed è la nostra. E di sicuro si può dire lo stesso dei consiglieri regionali pugliesi e lucani, appartenenti a tutte le aree politiche, nessun partito escluso, che hanno approvato, all’unanimità, quasi. E badate che più di qualcuno di loro è andato, per questo, a cercarsi rogne nel suo partito, quindi a cogliere vantaggi zero e fastidi tanti. Gliene va dato atto, e un grazie.

Quindi? Quindi la coscienza meridionalista è di tutti. Ma questo pone dinanzi a un dilemma: si deve continuare a lavorare, perché all’interno dei partiti il peso politico dei rappresentanti del Sud cresca sino a obbligare le dirigenze nazionali a tener conto delle questioni poste (infrastrutture, collegamenti, salute, istruzione, revisione storica)?

Sarebbe, come da sempre dico, la soluzione migliore. Ma proprio queste elezioni confermano il rischio: quanti meridionalisti di destra, pur di non andare contro alle proprie idee, si sono turati il naso e hanno votato per la “coalizione” (vabbe’…) che includeva Salvini e la sua Lega razzista? E quanti, pur di non lasciare tutto il campo alla destra berlusconian-salviniana o ai “populisti” M5S, hanno votato il Pd più antimeridionale di sempre?

Nei partiti nazionali, i terroni non contano niente

All’interno dei partiti nazionali, i terroni non contano niente e se vogliono una carica interna o la rielezione in parlamento, non devono dar problemi (infatti, alla Camera e al Senato è come se non ci fossero rappresentanti del Sud e un sottosegretario come Vito Di Filippo, lucano, dice che se per gli asili a un bimbo del Nord si dà il doppio che a uno del Sud, è giusto. In effetti, di fronte a niente…

Chi ha votato cinquestelle, tutto sommato, si sarà sentito meno mortificato degli altri, perché la mozione per il Giorno della Memoria, per dire, l’han presentata loro. Già, ma al Nord, i cinquestelle hanno addirittura messo mano al quesito referendario lombardo e in Veneto sono stati da subito con Zaia su questo. Quindi quali sono i “veri” cinquestelle, quelli con la Lega o quelli del Giorno della Memoria? E dinanzi a una questione terronica che sia “nazionale”, che succede?

Un movimento unico per rappresentare i diritti negati al Sud

Allora, non resta che fare il partito o movimento unico che rappresenti i diritti negati al Sud? Già, e vi risulta che tentativi del genere siano già stati fatti, e manco pochi, e quali risultati abbiano avuto, nonostante l’abnegazione di tanti?

Ma ora la situazione sta precipitando: non al Sud, in tutto il Paese. Si può dire che l’accelerazione del disastro toglie tempo alle decisioni: ce ne sarà per aspettare che i partiti maturino al loro interno “meridionalisticamente” o dar vita subito a un soggetto nuovo, che si proponga come nazionale per l’abbattimento delle disparità, il che ne farebbe uno strumento per sanare ingiustizie soprattutto a danno delle regioni del Sud? La mutata situazione, drammatica, potrebbe determinare una accoglienza meno fredda e distratta di quella ottenuta dai vari tentativi di far nascere un “partito meridionalista” e comunque per l’equità.

L’esistenza di un soggetto che potrebbe intestarsi la protesta contro le ingiustizie dello Stato strabico, dovrebbe indurre gli altri partiti a correre ai ripari, per non essere esclusi da un’area che si pensava vuota e non fa che crescere.

Qual è la cosa giusta (e giusto, in politico, è quello che funziona, nel senso desiderato)? Non si tratta di dire cosa mi piace di più, ma di ragionare su quello che può rivelarsi più utile. Il cuore caldo ci vuole, perché indica la direzione, ma è la testa fredda che guida.

Io, la risposta, non ce l’ho. Nel senso di: non ancora. Ed è così da un po’, come sapete. Però il nostro dovere è pensarci e cercare la soluzione.

Macroregione Sud fra propaganda elettorale e necessità storica

Macroregione Sud - periodico Due Sicilie n. 2 Marzo-Aprile 2003

La macroregione Sud torna alla ribalta con due proposte politiche annunciate nelle ultime settimane.  Il 21 luglio 2017, Gianni Alemanno, segretario del Movimento nazionale per la sovranità,  ha lanciato alla Camera la proposta per unificare Campania, Calabria, Puglia, Basilicata, Abruzzo e Molise in una macroregione. Per Alemanno,  la macroregione servirà “affinché il Sud compia quel salto di qualità indispensabile per superare il gap con il resto del Paese”.

Macroregione Sud - la base costituzionale

La seconda, firmata da Forza Italia, annuncia iniziative referendarie per il prossimo ottobre per favorire la maggiore autonomia regionale, la riduzione del divario fra Nord e Sud, e il coordinamento delle attività delle regioni del Sud.  Per saperne di più sui dettagli delle proposte forziste, rimandiamo i lettori ad un articolo del giornalista meridionalista Marco Esposito pubblicato il 2 agosto 2017 su “Il Mattino”.

Qui, invece, proponiamo la nostra analisi politica ed alcune considerazioni.

Le nostre considerazioni

Il primo punto è che coloro che propongono i referendum hanno perso ogni credibilità  perché  sono alleati della Lega Nord da sempre.  Come “soci di maggioranza” dei vari governi Berlusconi, hanno votando molti provvedimenti che hanno favorito il Nord a danno dei Sud.  Ricordiamo, per esempio,  che nel 2009 il ministro dell’agricoltura del governo Berlusconi, il leghista Luca Zaia, ha escluso molti prodotti del Sud dalle categorie protette che oggi sono al centro dei trattati della Unione Europea con il Canada e con la Cina. Insomma, come si può avere fiducia di chi, quando stava al governo, ha operato a danno del Sud assieme alla Lega?

Il secondo punto è che Forza Italia ha proposto nel Sud, negli ultimi decenni, persone che sono state condannate dopo aver assunto importanti cariche politiche. Alcuni esempi: Il deputato e coordinatore campano di Forza Italia Nicola Cosentino, di Casal di Principe, è stato condannato con sentenze di primo grado in tre diversi processi. Cosentino è stato condannato nel novembre 2016, in un processo di primo grado, per concorso esterno in associazione camorristica.

Nel caso dell’ex senatore palermitano di Forza Italia Marcello Dell’Utri, la Cassazione ha confermato la condanna a sette anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa.  Forza Italia è stata centrale anche nell’appoggio a Giuseppe Scopelliti nella sua elezione a presidente della Regione Calabria.  Scopelliti è stato condannato dalla Corte d’Appello di Reggio Calabria a cinque anni di reclusione per abuso d’ufficio e falso per fatti che si riferiscono a quando era in carica come sindaco di Reggio Calabria.  Ci fermiamo a questi tre esempi.

Il terzo punto è che la proposta di formare una Macroregione Sud deve essere trasversale e non può essere il frutto di tatticismo pre-elettorale.  E’ troppo importante per essere travolto da giochi di partito.

La Macroregione Sud è una necessità politica

I Meridionalisti Democratici sostengono in pieno il federalismo solidale all’interno di una Europa dei popoli.  Si prende atto che da tantissimi anni varie personalità meridionali hanno già proposto la creazione di una macroregione. Tuttavia, nessuna proposta è mai riuscita  a guadagnare consenso né fra i politici in carica nei governi regionali, né fra gli elettori.

L’unità del Sud: Il punto di vista di Isaia Sales e di Gianfranco Viesti

Troppo spesso la mancanza di unità fra le regioni meridionali ha creato danni per il Sud, come Isaia Sales ha denunciato l’anno scorso in un articolo pubblicato su “Il Mattino” intitolato “Il Mezzogiorno troppo diviso”: “Nella conferenza Stato-Regioni i territori meridionali hanno quasi sempre avuto la peggio nello scontro di interessi per i criteri di attribuzione delle risorse (e lo abbiamo visto nella sanità e in altri settori) in quanto le Regioni meridionali quasi mai hanno espresso un comune sentire, una comune visione dei loro problemi e quasi mai si sono presentate con un’unica posizione”.  Per Sales, il coordinamento è assolutamente necessario perché “L’essenza del regionalismo meridionale è la cooperazione tra le sue otto regioni. Fuori da questa dimensione è irrazionale e nocivo. Senza una visione unitaria il regionalismo meridionale vorrebbe dire la fine del meridionalismo.”

il prof. Gianfranco Viesti
Il prof. Gianfranco Viesti

Il prof. Gianfranco Viesti auspicava in uno scritto del 2014 il coordinamento delle regioni meridionali, asserendo che “il Sud deve ritrovare la capacità di far valere, sul piano mediatico, culturale, politico e operativo, le ragioni delle proprie imprese e dei propri cittadini. Questo non si fa con tardivi e inutili proclami, come talvolta accade; ma con un lavoro serio, coordinato, tecnicamente di qualità, sulle priorità dell’agenda politica. Le modalità per realizzarlo possono essere molteplici: quel che serve è la coscienza di quanto la capacità di condizionare il ‘decision-making’ nazionale, a difesa e tutela degli interessi anche del Mezzogiorno, sia decisiva.”

Macroregione Sud: la proposta deve essere trasversale

Insomma, la questione della macroregione Sud è di fondamentale importanza per i nostri territori e non deve diventare una “questione di parte”.  Non deve essere  di “partito”, non deve essere “elettorale”, ma deve essere trasversale e fortemente unitaria.  Nelle prossime settimane, finito il clamore mediatico, capiremo in che direzione vanno le proposte referendarie annunciate ieri a Roma.

Macroregione Sud 'Poteri stato - regioni il mattino 2 agosto 2017
Autonomia Regionale – la suddivisione dei poteri – pubblicato su “Il Mattino” pag. 7, del 2 agosto 2017

 

Decreto Mezzogiorno e disuguaglianza territoriale

Decreto mezzogiorno - la Camera vota la fiducia

Il ministro per i Rapporti con il Parlamento Anna Finocchiaro ha annunciato oggi, 31 luglio 2017, che il governo Gentiloni ha posto la fiducia sul Decreto Mezzogiorno. La Camera voterà  la fiducia domani, martedì, 1 agosto 2017, alle 15.

Il decreto mezzogiorno prende atto, nella sua parte introduttiva, che c’è una “straordinaria necessità ed urgenza di intensificare gli interventi volti a favorire il superamento del divario economico e sociale delle regioni del Mezzogiorno rispetto alle altre aree del Paese”. Secondo il Governo, c’è una “straordinaria necessità ed urgenza di introdurre nuovi strumenti volti a sostenere la crescita economica ed occupazionale delle regioni del Mezzogiorno”.  E, pertanto, per il Mezzogiorno è necessario “l’individuazione di misure incentivanti per i giovani imprenditori, nonché nuovi strumenti di semplificazione volti a velocizzare i procedimenti amministrativi funzionali a favorire la crescita economica”.

Decreto Mezzogiorno: Ammissione disuguaglianza territoriale
Il decreto parte bene ammettendo la disuguaglianza territoriale
Il governo individua, in particolare, quattro aree di intervento straordinario per il Mezzogiorno:

1. “Resto al Sud” – Giovani e nuove imprese

Il decreto prevede l’introduzione di nuovi strumenti incentivanti per i giovani imprenditori e per il sostegno alla nascita e alla crescita di imprese.  Il programma denominato “Resto al Sud” prevede un incentivo all’apertura di nuove aziende nei comparti dell’agricoltura, dell’artigianato, dell’industria, della pesca e dell’acquacoltura, o anche nei servizi (ad esempio turismo). Ai giovani di 18-35 anni si offre una dotazione di 50.000 euro, di cui il 35% a fondo perduto.

Il decreto prevede inoltre, in via sperimentale, la “Banca delle terre abbandonate o incolte e misure per la valorizzazione dei beni non utilizzati”. E’ una formula per la concessione ai giovani, per nove anni rinnovabili una volta, di terre incolte e immobili abbandonati di proprietà pubblica per progetti di riuso.

2. Zone Economiche Speciali (ZES)

Il decreto prevede la creazione di Zone Economiche Speciali, che potranno essere attivate su richiesta delle regioni meridionali interessate.  Le regioni dovranno presentare un adeguato progetto di sviluppo, partecipando pienamente nel loro processo di istituzione e nella loro gestione.  Ogni ZES dovrà comprendere almeno un’area portuale al cui interno saranno praticate condizioni agevolate per le aziende.

3. Processi amministrativi

Il decreto prevede una semplificazione e velocizzazione di alcuni procedimenti amministrativi, con particolare riguardo alla realizzazione di investimenti e all’operatività degli enti territoriali.

4. Formazione, occupazione e disagio sociale

Il decreto prevede il finanziamento di programmi per la riqualificazione e la ricollocazione di lavoratori coinvolti in situazioni di crisi aziendale o settoriale ed espulsi dai processi produttivi nelle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia.

Il decreto prevede anche interventi urgenti per il contrasto della povertà educativa minorile e della dispersione scolastica nel Mezzogiorno.

Decreto mEZZOGIORNO: Il punto di vista dei Meridionalisti Democratici

Il decreto parte bene nel riconoscere che esiste la disuguaglianza territoriale ed il Sud è la vittima. Concordiamo con Alessandro Cannavale che nota nel decreto “un’adeguata riflessione sugli errori delle politiche di spesa (meglio dire di disinvestimento) al Sud e le ricadute sull’economia nazionale.

Non siamo convinti, tuttavia, che il decreto possa servire per superare l’enorme “divario economico e sociale” fra il Sud e il resto del Paese.  Secondo il prof. meridionalista Giancarlo Viesti: “Il decreto, sin dalla sua prima formulazione, è stato concepito come un contenitore di norme piuttosto disparate, certamente influenzato anche dalle prossime scadenze elettorali, che rendono non agevole un giudizio d’insieme.”

Insomma, c’è troppo nel decreto e non si capisce bene come potrà essere attuato nel suo insieme.  Anche il deputato calabrese Roberto Occhiuto (Forza Italia) è critico. Il decreto “è un provvedimento che contiene soltanto slogan, inutili spot, niente di strutturale o di realmente decisivo per il sud.”  Il decreto, secondo Occhiuto, “non stanzia neanche un euro di risorse aggiuntive, perché tutto è finanziato con le somme già disponibili per il Mezzogiorno”.

Invitiamo i cittadini del sud a vigilare sull’attuazione del decreto

I Meridionalisti Democratici invitano i militanti e i cittadini tutti a studiare il testo e ad incalzare gli amministratori locali affinché le parti migliori del decreto possano essere attuate.  Se, invece, il decreto si dimostrasse vuoto o non ci fosse alcuna intenzione di attuarlo, allora prepariamoci alla denuncia. Documentiamo tutto per far pagare ai partiti di governo e a quelli della falsa opposizione un carissimo conto alle prossime elezioni politiche e amministrative.

Documentazione:
Il decreto legge 20 giugno 2017, n. 91  “Disposizioni urgenti per la crescita economica nel Mezzogiorno.”

Unità d’Italia: Parlare non è sparare

Unità d'Italia: Fucilazione di Vincenzo Petruzziello. Montefalcione, 1861.

Rilanciamo l’articolo del giornalista e saggista Lino Patruno, “Unità d’Italia: Parlare non è sparare” pubblicato sulla Gazzetta del Mezzogiorno il 28 luglio 2017 e sul suo profilo Facebook il 29 luglio 2017 sulla proposta di istituire una giornata per la memoria per le vittime meridionali del Risorgimento.  Descriviamo prima dell’articolo gli eventi cui si riferisce Patruno.

L’antefatto

I consiglieri del Movimento 5 Stelle hanno presentato in diverse Regioni del Sud nei mesi scorsi una mozione per l’istituzione del 13 febbraio come “Giornata della Memoria per le vittime meridionali del processo di Unità d’Italia”.  Il 28 febbraio 2017, il senatore grillino Sergio Puglia è intervenuto in Parlamento dichiarando che “Il tempo è maturo per fare una riflessione e analizzare cosa accadde alle popolazioni civili meridionali e quanto ancora ci costa nel presente. Nei testi scolastici si fa appena un accenno. Chiediamo solo la verità”.

La mozione presentata in Puglia, a firma di Antonella Laricchia, candidata presidente per il movimento 5 Stelle nel 2015, è passata il 4 luglio 2017 con il parere favorevole del governatore Michele Emiliano e della stragrande maggioranza dei consiglieri.  La mozione impegna la giunta a “indicare il 13 febbraio come giornata ufficiale in cui si possano commemorare i meridionali che perirono in occasione dell’Unità, nonché i relativi paesi rasi al suolo”.

unità d'Italia - il barbaro assedio di Gaeta
L’assedio di Gaeta – esplosione del deposito munizioni della fortezza

 

La data scelta, quella del 13 febbraio, ricorda la caduta della piazzaforte di Gaeta nel 1861, dove i soldati napoletani assieme a Francesco II e alla moglie Maria Sofia, resistettero al brutale e sanguinario assedio piemontese per novantaquattro giorni.

 

Unità d’Italia: Parlare non è sparare

di Lino Patruno

Il giornalista e saggista Lino Patruno
Il giornalista e saggista Lino Patruno

Non se ne deve parlare. Lo chiede una petizione firmata da una docente dell’università di Bari dopo la mozione del M5S per l’istituzione in Puglia, il 13 febbraio, della Giornata della Memoria per le vittime meridionali del processo di Unità d’Italia. La petizione on line si attende tre decisioni dal governatore Emiliano. Uno, bloccare l’iniziativa. Due, non finanziare alcuna pubblica celebrazione. Tre, non coinvolgere le scuole in alcun modo. Essendo una petizione, non è un ordine. Petizione di privati cittadini dopo che la mozione in consiglio regionale (a nome di tutti i cittadini) è stata approvata da tutti tranne quattro. E condivisa dallo stesso Emiliano.

Ma la petizione giunge dopo che cinque autorevoli storici (sempre dell’università di Bari) avevano definito “operazione neoborbonica” la mozione. Preoccupati che si possa dire agli studenti che il Mezzogiorno è arretrato per colpa dell’unificazione. E che il brigantaggio è stato qualcosa di diverso dai sanfedisti del cardinale Ruffo contro i giacobini. Perché tutto questo sarebbe propaggine estrema di un meridionalismo “piagnone” e rivendicazionista. Francamente (concludono) un epilogo del meridionalismo storico “forse prevedibile”, ma del quale c’è poco da rallegrarsi.

Se questo epilogo del meridionalismo storico (dalle mille facce, peraltro) era “forse prevedibile”, ci si chiede perché i nostri storici non siano intervenuti prima che diventasse grande. Raccontando in modo convincente una verità che evidentemente è messa in discussione. E chiedendosi perché lo è. Fino al punto che si istituisce una Giornata della Memoria che, oltre che commemorare, si propone di mettere appunto in discussione. Cioè discutere quanto era considerato indiscutibile, e indiscusso: il modo in cui si è fatta l’Unità d’Italia. Non di negarla.

I dogmi da non sfidare

I nostri docenti sanno bene che oggi i dogmi fanno venire l’orticaria anche a un papa Francesco. E che il tempo ha scalfito (senza che i Borbone c’entrassero nulla) altri dogmi. Quello della Resistenza, per dire, che fra l’altro è un secondo mito fondativo d’Italia dopo l’Unità, una Rifondazione. Tema sul quale il silenzio doveva impedire che emergessero risvolti di latente guerra civile pur per una sacra lotta che ci ha restituito alla democrazia e alla civiltà dopo il fascismo. Poi è venuto fuori un Giampaolo Pansa a parlarci del sangue dei vinti (l’eccidio dei fascisti) cui si è risposto stalinisticamente demonizzandolo. E figuriamoci quando ha parlato del sangue fra i vincitori, l’eliminazione di concorrenti scomodi per il futuro comunista che sognavano di imporre.

No, non si doveva parlare delle foibe, la pulizia etnica con la quale i partigiani jugoslavi di Tito regolarono a modo loro i conti con gli italiani considerati compromessi col regime. Cinquemila buttati nelle fosse. E per i quali si è istituito un Giorno del Ricordo oltre 60 anni dopo. Perché per tutto quel tempo gli storici che decidono ciò di cui si deve parlare o no avevano deciso che non se ne parlasse. Come ancòra non si parla delle centinaia di migliaia di italiani non solo deportati dalle terre dalmate-istriane ma accolti a sputi ovunque nel loro stesso Paese.

No, non si doveva parlare di Mussolini e di quel rapporto con gli italiani inizialmente più sentimentale che fra dittatore e sottomessi. E Renzo De Felice doveva chiamarsi Renzo De Felice perché non finisse dietro la lavagna in università nelle quali, più che aria, si respirava egemonia di sinistra. Magari, chissà, non si doveva parlare dell’Olocausto, e che pacchia sarebbe stata per chi continua a dire che è tutta una bufala. Non si doveva parlare, chissà, della pedofilia nella chiesa, e non se ne è parlato finché non è scoppiata fra i piedi di una chiesa cui neanche il suddetto Francesco riesce a raddrizzare la testa. E chissà, non si doveva parlare del patto Stato-mafia, delegato alla solita magistratura da una politica che mette la polvere sotto il tappeto come a volte gli storici.

Unità d’Italia: Le convinzioni dei ragazzi del Sud

E quanto alla temuta incursione nelle aule, è stato un Galli della Loggia a dire con sconcerto che ormai è sempre diffusa nelle scuole del Sud la convinzione che sull’Unità non l’hanno raccontata tutta. Allora gli storici si degnino di accompagnarsi con i loro critici nelle scuole, invece di lanciare i “niet”. Per parlare, non per tacere. Per spiegare ai ragazzi del Sud perché devono ancòra emigrare. Anche se c’è chi dice, basta, raccontiamo il Sud in altro modo, come comunque si fa. E se poi si accusa Emiliano di volere con l’operazione “politica” del 13 febbraio raggiungere il senso comune del suo “popolo”, cosa fanno contro questo senso comune: proibiscono e basta?

La Lega Nord è nata in Italia nel silenzio assordante degli storici, e non solo, meridionali. E la storia (non meno della chimica o della fisica o della medicina) si basa sull’evoluzione delle conoscenze, non sull’immobilismo dogmatico. Che allora sarebbe solo potere. No, non si abbia paura.

 

Alcuni libri di Lino Patruno

 

Il meglio del Sud

Il meglio sud. Attraversare il deserto, superare il divario (2015)

Chi ha detto che il Sud è solo divario col Nord? Perché il temuto deserto del Sud può attendere? Sappiamo che il Sud produce più di interi stati europei? Come mai 500 anni dopo c’è un Galileo Galilei terrone? Conosciamo il Sud in grazia di Dio? Abbiamo mai visitato il Museo degli Orrori contro il Sud? Siamo sicuri che mafia faccia rima con Sud? Qual è il Sud cui conviene restare peggiore Sud? Davvero crediamo che non ci sia anche un peggiore Nord? Cosa spinge sempre più giovani a restare al Sud o a tornarci? Tu non conosci “Il meglio Sud”. Tu non conosci le Resistenze del Sud: la traversata dei cento nuovi Mose, il fior fiore delle cento idee creative, le trincee dei cento ribelli positivi. Questo libro è un viaggio nel giorno buono di un Sud che entra nel futuro del mondo tecnologico partendo dal passato della città di pietra.

Riricomincio da sudcomincio da Sud. È qui il futuro d’Italia (2012)

Lo sapevate che, se non ci fosse il Sud, l’Italia non avrebbe aerei e auto, acciaio e olio d’oliva, computer e cellulari, benzina e medicine? Lo sapevate che il Sud considerato improduttivo produce almeno 71 inaspettati tesori? Lo sapevate che Cristo si è mosso da Eboli dove si era fermato? Lo sapevate che senza il Sud neanche il Nord sarebbe Nord? Lo sapevate che al Sud c’è un Sacro Graal col segreto del vero benessere? Lo sapevate che il Sacco ai danni del Sud è 29 volte peggiore del Sacco del Nord? Se non sapevate tutto questo, “Ricomincio da Sud” è una visita guidata verso una terra che, senza indulgenze ma anche senza pregiudizi, racconta se stessa invece di essere sempre raccontata da altri. Per capire perché il Sud conviene a tutta l’Italia. Per capire perché il Sud è il nuovo ombelico del mondo. Mezzogiorno è l’ora dalla quale ripartirà tutto.

 

fuoco del sudFuoco del Sud. La ribollente galassia dei Movimenti meridionali (2011)

C’è un “Fuoco del Sud” che arde sotterraneo e che potrebbe irrompere proprio mentre si celebrano i 150 anni dell’Unità d’Italia. Un “fuoco” tanto sofferto quanto ignorato. Si alimenta di centinaia di movimenti, associazioni, comitati, gruppi, intellettuali che un secolo e mezzo dopo chiedono ancora rispetto per il sacrificio imposto al Sud nella nascita della nazione, che si battono per liberare il Sud dalla sudditanza subita sull’altare del patriottismo e della retorica. Sono i “nuovi briganti” della comunicazione e dell’indignazione di cui il Sud ha bisogno. E che grazie anche alle moderne armi di Internet raccolgono e diffondono sia un ritrovato orgoglio meridionale, sia la rabbia per la storia taciuta dalle reticenze degli archivi e delle accademie. Con la denuncia delle clamorose responsabilità dei governi nel disegno preordinato e sistematico di un Sud da mantenere arretrato. Il libro è un viaggio giornalistico pieno di sorprese in questo “Fuoco del Sud” che annuncia una insurrezione non soltanto delle coscienze. Un racconto ribollente tra una serie di “non è vero”, tutte le stazioni della “Via Crucis” del Sud e finalmente risposte alla domanda: che fare?

 

 

Il Mediterraneo torna centrale, ma non il Sud d’Italia

Sales e il Sud

Isaia Sales riassume in un articolo pubblicato oggi su “Il Mattino” come, ancora una volta, il Mediterraneo torna centrale, ma non il Sud d’Italia. E, Sales, come noi Meridionalisti Democratici, punta il dito sia contro la classe politica meridionale, sia contro quella nazionale.

L’accusa di Sales è pungente: “Ciò non dipende solo dalla geografia ma dalle scelte politiche delle classi dirigenti.” Sales conclude l’articolo con un laconico e ironico “Come sempre.”

Insomma, non è per motivi geografici o per motivi genetici di lombrosiana memoria che il Sud non è centrale. Non lo è perché la classe dirigente non fa gli interessi del Sud. Incompetenza o malafede? Per rispondere, forse è necessario definire prima quali sono le componenti della cosiddetta classe dirigente. Secondo una definizione sociologica, per classe dirigente si intende l’assieme di coloro che dominano le strutture politiche, economiche, sociali e culturali di una nazione.

LA CLASSE DIRIGENTE DEL SUD

Ebbene, chi domina le strutture politiche, economiche, sociali e culturali del Sud? Esiste una risposta semplice, ma non esauriente: I politici sono eletti democraticamente dalla popolazione. I leader economici  sono il prodotto della competizione capitalistica. Quelli sociali hanno seguaci nelle rivendicazioni sociali, civili e di progresso. I leader culturali sono quelli che sanno meglio interpretare gli umori popolari nel campo dell’arte, della musica, del teatro, della poesia e così via. Quale componente della nostra classe dirigente sta fallendo nel rappresentare il Sud?

incompetenza o malafede?

La classe dirigente politica del Sud è colpevole di incompetenza e/o malafede.

C’è incompetenza quando non si propongono leggi e interventi a favore del Sud perché non si sa come farlo. Si manifesta incompetenza quando, senza studiare, si vota a favore di leggi e provvedimenti che favoriscono il centro-nord a scapito del Sud.

E’ una questione di malafede quando si vota in Parlamento in totale sottomissione alla linea di partito, dimenticandosi di rappresentare gli elettori meridionali. Si è in malafede quando si sa che il cosiddetto alleato rappresenta “senza se e senza ma” un territorio specifico dell’Italia e questo territorio non è il Sud! C’è malafede quando si sa che la leadership del proprio partito è il compagno di letto delle coop e delle assicurazioni tosco-emiliane-padane.

LE COLPE DEI POLITICI MERIDIONALI

Insomma, fra incompetenza e malafede, politicamente trasversali partendo da destra, passando per il centro e finendo a sinistra, la classe dirigente politica è un peso morto per il Mezzogiorno, una zavorra da cui le nostre popolazioni devono liberarsi.

E così, con questa chiave di lettura, l’articolo di Isaia Sales ha un senso per noi Meridionalisti Democratici. Non è nostra intenzione assolvere completamente il resto della nostra classe dirigente, dagli imprenditori ai rappresentanti della cultura e del sociale. Ma il grosso delle responsabilità sentiamo di doverle addebitare alla classe politica dei nostri territori.

Puntiamo il dito ai parlamentari eletti al Sud che votano contro il territorio. Stigmatizziamo i governatori dei nostri territori che non riescono a fare squadra e allearsi per il Sud.  Condanniamo tutti quei politici che continuano a ragionare con la mentalità del voto di scambio,  una eredità dell’Unità italiana frutto del colonialismo interno, dove il politico locale non è altro che un collettore di consenso per la parte dominante del Paese. 

Ecco l’articolo di Isaia Sales. Buona lettura.

 

Prima parte dell'articolo Sales sul Sud
Il Mattino, prima pagina, del 21 luglio 2017
Seconda parte dell'articolo Sales sul Sud
Pagina 43 de “Il Mattino” del 21 luglio 2017 – fare clic sull’articolo per ingrandirlo