Sanità: il divario fra Nord e Sud è certificato

Presa Diretta certifica il divario fra nord e sud

È difficile non arrabbiarsi dopo aver visto la puntata del 22 gennaio 2018 di Presa Diretta dedicata alla sanità, ai medici in prima linea.  Un’ora e mezza di fatti e dati che raccontano che l’Italia è effettivamente divisa fra Nord e Sud.  Insomma, non c’è bisogno di essere indipendentisti per chiedere la separazione. Il divario fra Nord e Sud è certificato. Già c’è. La separazione è stata decretata dall’agire della politica nazionale, senza proclami e senza nemmeno dover fare un referendum.

Presa Diretta ha messo a nudo la sanità Campana e Siciliana.  Racconta le inefficienze nelle due regioni. Autoambulanze che non ci sono. Medici che vanno in pensione senza essere sostituiti. Ospedali fatiscenti. Niente screening. Reparti fondamentali chiusi e mai riaperti. Giovani medici e infermieri che emigrano verso il Nord o verso l’estero – ovviamente costati ai contribuenti circa €150.000 a testa, nel caso dei medici, per sei anni di università.

Il divario sanitario nasce nel 2001

Non ho intenzione di raccontare l’intera puntata perché chiunque può rivederla su Rai Replay. Ecco il link: Medici in Prima Linea.  Voglio, invece, soffermarmi sulle parole molto inquietanti ma estremamente lucide di Walter Ricciardi, il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità.  Ricciardi dice senza mezze parole che esistono due Italie. I cittadini del Sud sono di un altro paese – più vicino alla Bulgaria e alla Romania.  Ricciardi racconta che il divario sanitario fra Nord e Sud trova la sua origine nel 2001 con la modifica del Titolo V della Costituzione, con il trasferimento della sanità alle regioni.  Per Ricciardi, l’attuale sistema gestionale della sanità non permette allo Stato di intervenire per riequilibrare questo divario.

Aspettativa vita scende al Sud dal 2001

La Sicilia, la Calabria e la Campania sono agli ultimi posti per quanto riguarda la qualità del servizio sanitario, secondo dati del 2015.  È angosciante sentire Ricciardi dichiarare che secondo le statistiche chi nasce a Sud ha un’aspettativa di vita di 4 anni in meno rispetto alle altre regioni. Inoltre l’aspettativa di vita è di 8 anni in meno per chi nasce e vive nella zona metropolitana di Napoli, nell’amata Capitale.  Per il cancro della mammella si ammalano di più le donne settentrionali, ma il tasso di mortalità è uguale a quello delle popolazioni meridionali. Questo succede perché al Nord si fa lo screening. L’assistenza domiciliare è quasi zero al Sud.

Eppure, secondo Ricciardi, prima del 2001 un calabrese, un campano o un siciliano aveva un’aspettativa di vita superiore di un anno rispetto a un lombardo, un marchigiano o un trentino.  In 16 anni tutto è cambiato. Rifletto sui dati di Ricciardi e mi chiedo: ma in questi 16 anni, chi ha governato la Nazione e le Regioni del Sud?  Centrodestra, poi centrosinistra, poi di nuovo centrodestra e così via. Con quale risultato per il Sud?  Il disastro più totale.  Ecco il video con le dichiarazioni di Walter Ricciardi. Dura 5 minuti e mezzo – sono minuti di fuoco che vanno visti e rivisti. Ascoltando ogni parola.

E ora i partiti nazionali Ci chiedono di nuovo il voto

In questi giorni i partiti nazionali italiani ci chiedono il voto per le elezioni del prossimo marzo.  Ci sono politici meridionali che vorranno andare a Roma per rappresentarci. Che cosa faranno per la Sanità nel Sud? Lasceranno che tutto vada a rotoli perché, come dice Walter Ricciardi, lo Stato non può intervenire a causa del Titolo V della Costituzione? Oppure faranno squadra, trasversalmente, affinché cambi qualcosa attraverso un atto legislativo che possa superare gli impedimenti Costituzionali?

divario sanità nord sudLa sanità è una questione di fondamentale importanza per la qualità della vita dei cittadini del Sud e per il rilancio della sua economia.  Secondo quanto denunciato da Presa Diretta, nel 2015, circa 69 mila siciliani sono scivolati sotto la soglia della povertà a causa delle spese sanitarie che hanno sostenuto per uno o più parenti.  Se non si risolve il problema sanità al Sud, attraverso un’azione legislativa forte, sistemica e dirompente, il Sud non ha nessuna possibilità di farcela.

La nostra classe dirigente è anche essa responsabile della rovina del sistema sanitario del Sud e del divario creatosi fra le due Italie, perché ha messo in atto politiche poco trasparenti caratterizzate da incompetenza e da malafede.  L’ingiusta e cattiva politica italiana, invece, non vuole attuare l’articolo 3 della Costituzione che sancisce l’uguaglianza di tutti i cittadini.

Pino Aprile e molte altre personalità del Sud chiedono nel manifesto di Agenda 34  agli elettori meridionali di scegliere candidati che formalmente si impegnino a riequilibrare i livelli essenziali di assistenza (LEA) sanitaria fra Nord e Sud.   Dopo aver visto Presa Diretta, sono ancora più convinto che è necessario negare il voto a chi non si impegnerà per la sanità nel Meridione.

–Tony Quattrone

 

Sanità campana: regalo di De Luca ai manager

Sanità campana regalo ai manager

Quello che sta avvenendo nella sanità campana descrive perfettamente l’interrelazione fra l’attuazione dell’articolo 3 della Costituzione sull’uguaglianza e la qualità della nostra classe dirigente.  Lo Stato dovrebbe, secondo l’articolo 3, portare la Sanità in Campania (e in tutto il Sud) allo stesso livello delle regioni del Nord.  Questo dovrebbe avvenire indipendentemente da come la sanità campana sia arrivata allo sfascio. Punto e basta. Lo Stato ha gli strumenti per intervenire e dare al cittadino meridionale gli stessi diritti dei cittadini di altre zone nella Penisola.

sanità campana e articolo 3

Non importa come siamo arrivati allo sfascio. Non importa l’invasione piemontese nel 1860, il periodo fascista o le varie vicissitudini e gli scandali della Prima e della Seconda Repubblica. Insomma, è lo Stato che deve attuare, aggiungiamo noi, “in pieno”, l’articolo 3 della Costituzione.  Senza se e senza ma.

Lo Stato avrebbe il dovere di commissariare quello che non funziona e creare il piano necessario per rilanciare l’istituto deficitario. Lo Stato dovrebbe mettere le risorse umane per governare l’istituto che non funziona. Dovrebbe decidere i parametri di valutazione per l’uguaglianza e per le eccellenze, stabilendo i criteri minimi di funzionamento.

SANITà CAMPANA: ESEMPIO DI DISUGUAGLIANZA TERRITORIALE

Nella sanità campana, lo Stato non fa nulla per ribaltare lo sfascio. E cosi i pazienti finiscono sulle barelle in ospedale perché mancano i posti letto. Oppure aspettano tempi lunghissimi per ottenere una visita. I pazienti campani pagano superticket, causati da buchi di bilancio sviluppati negli anni. Lo Stato è assente.

sanità campana - tabella nuove retribuzioni manager
Estratto dalla Delibera 520

Mentre lo Stato non fa il suo dovere, la nostra classe dirigente mostra il peggio di sé nella sanità campana. Non è chiaro se per incompetenza, malafede o altri motivi che non conosciamo ma possiamo immaginare. Il Presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, aumenta la retribuzione lorda dei dirigenti sanitari campani, senza alcuna comprensibile motivazione. Nella delibera 520 della Giunta  si ricorda che “allo stato attuale risulta che in Regione Campania i Direttori Generali delle Aziende Sanitarie ricevono un compenso annuo inferiore a quello delle apicalità mediche che coordinano, con particolare riferimento a quelle di dipartimento”.  Una giustificazione illogica secondo i criteri moderni manageriali che non prevedono una rigida gerarchia delle remunerazioni.  Nell’industria privata capita più che spesso che un capo percepisca meno di un suo subordinato ultra-specializzato.  Non è affatto illogico che un primario possa guadagnare di più del direttore generale. Pertanto, la giustificazione non regge.

Conversazioni sulle risorse umane pagina 14
Dalla pagina 14 di “Conversazioni sulle risorse umane” di William Levati, Annalisa Rinaldi

Le teorie manageriali moderne non prevedono l’aumento delle retribuzioni dei dirigenti senza alcun raggiungimento degli obiettivi, specialmente quando non c’è penuria di manager! Nel caso della Campania, sono due i casi possibili. O i manager non ancora avuto il tempo di raggiungere gli obiettivi, e pertanto non c’è motivo di aumentare le retribuzioni. Oppure, visto la situazione di sfascio, non li hanno raggiunti, e pertanto non vanno aumentate le retribuzioni.

La denuncia del Comitato Sanità Campania

comitato sanità campaniaPuntuale la denuncia del Comitato Sanità Campania che in un post del 18 agosto 2017 su Facebook denuncia che “quando tutti sono al mare, con i malati del Cardarelli in barella nei corridoi, mentre si tolgono le ambulanze dai turni, colui che a luglio ha dato dell’imbecille a diversi cronisti per non aver evidentemente taciuto su questo peggioramento a vista della Sanità in Campania, il Presidente della Regione, nonché Commissario Straordinario e la sua maggioranza, aumentano gli stipendi dei Dirigenti delle Aziende Sanitarie da €10.000 a €15.000 all’anno. Bravo! E questo era il cambiamento promesso quando è arrivato in Regione?!… Con i soldi dei contribuenti che ad agosto 2017, per la prima volta non hanno trovato il sostituto del Medico di Base perché mancano i soldi per la Sanità? Noi abbiamo il fondato sospetto che i soldi non manchino affatto…” Ci associamo ai dubbi del Comitato!