Elezioni catalane: gli indipendentisti bastonano Rajoy

Mariano Rajoy, il primo ministro spagnolo, ha ricevuto una sonora batosta nelle elezioni catalane che ha indetto dopo aver sciolto il parlamento regionale due mesi fa. Il fronte indipendentista ha sconfitto il governo di Madrid ottenendo la maggioranza assoluta dei seggi.  Con 70 dei 135 seggi a disposizione, gli indipendentisti potranno continuare a governare. In base alle regole elettorali, la coalizione indipendentista supera i 68 seggi necessari per la maggioranza assoluta, anche se non ha ottenuto la maggioranza dei voti espressi, fermandosi a poco meno del 48%.

elezioni catalane confermano equilibrio fra indipendentisti e unionisti

La situazione politica è estremamente complicata sia per l’equilibrio fra indipendentisti e unionisti nel voto popolare, sia per l’atteggiamento repressivo del governo di Madrid.   Infatti, anche se i tre partiti della coalizione indipendentista hanno i numeri necessari per governare, 9 dei suoi 70 eletti non potranno esercitare pienamente il loro ruolo perché in arresto o in esilio.  La Spagna di Rajoy conferma di essere una democrazia monca che impedisce ai legittimi rappresentanti del popolo catalano di esercitare le proprie funzioni.

elezioni catalane - i risultati
Elezioni catalane decretano successo indipendentista

Cosa succederà? Nei prossimi giorni si dovrà vedere come reagirà il governo di Madrid.  Se Rajoy a ottobre ha potuto appellarsi ai tribunali contro la costituzionalità del referendum sull’indipendenza, ora non potrà contestare la legalità di un’elezione indetto dal suo governo.  Nessuno potrà dire che il voto di quasi 82% degli aventi diritto non è rappresentativo della volontà popolare. Non si potrà accusare il voto di essere una forzatura anticostituzionale degli indipendentisti catalani. Il voto catalano è la classica “zappa sui piedi” che Rajoy ha voluto darsi, subendo anche la riduzione dei suoi deputati da 11 a 3. Insomma, l’autoritario Rajoy, che non ha esitato ad usare la violenza contro inermi e pacifici cittadini catalani lo scorso ottobre, è il perdente assoluto.

Il fronte unionista è diviso

Secondo il leader indipendentista Carles Puigdemont c’è stata “una partecipazione record, storica, con un risultato che nessuno può mettere in discussione”.  Il suo partito, Junts per Catalunya, ha ottenuto 34 seggi. Esquerra Republicana, sinistra indipendentista, dell’ex vicepresidente Oriol Junqueras, attualmente in carcere, ha ottenuto 32 seggi. La CUP (sinistra radicale indipendentista) ha ottenuto 4 seggi.

Tuttavia, c’è anche da registrare il successo di Ciudadanos, il partito unionista di centrodestra, capeggiato da Inés Arrimadas, con 37 seggi.  Il fronte anti-indipendentista, tuttavia, non è omogeneo. Gli altri principali partiti unionisti si dividono nella classica differenziazione fra destra, centro e sinistra, rendendo molto improbabile un governo di coalizione. I socialisti catalani sono fermi a 17 seggi; Podemos avrà 8 seggi; mentre i popolari di Rajoy avranno solo 3 deputati.

Sputtana Napoli: La rapina avviene a Torino e sputtanano Napoli

sputtana napoli - Copertina fake news

Lo sputtana Napoli razzista, leghista e da voltastomaco all’attacco della città.  L’ultima vergogna della stampa coloniale ‘taliana nei confronti della nostra amata capitale è avvenuta attraverso il racconto di una rapina mai avvenuta a Napoli ma a Torino, tempo fa.  Rilanciamo gli ottimi commenti Facebook di Annamaria Pisapia, Pierluigi Peperoni, Antonio Lombardi e Maurizio Zaccone. Sarà un altro effetto “Gomorra“?

sputtana napoli - Corriere del Mezzogiorno fake news 8 dicembre 2017

Annamaria Pisapia DENUNCIA LO SPUTTANA NAPOLI su Facebook

Rilanciamo l’opinione di Annamaria Pisapia su Facebook.

La fine del 2017 non poteva che finire con il botto: sputtanapoli in pompa magna. Al Corriere della Sera, Repubblica, Il Mattino, Libero, non sarà sembrato vero di riportare la notizia di uno scippo a danno di un importante scrittore, Bruce Sterling, avvenuto a Napoli, o meglio a Pompei. Va bè è lo stesso. Non ho bisogno di alcuna maga per “predire” il bombardamento di commenti, di savianisti, leghisti, colonizzati e pseudointellettuali tutti ben ammaestrati: “è inutile far finta di niente ma queste cose ce le dobbiamo dire: Napoli fa schifo”. E che dire di quelli trapiantati al nord che non si sa per quale divina dispensa si autoproclamano giudici:” posso ben dirlo da napoletano”.

Saranno dispiaciuti nell’apprendere la notizia, che la stessa moglie dello scrittore Jasmine Tesanovic ha diffuso, che la rapina è avvenuta a TORINO e NON a NAPOLI e non è stato il marito ma lei stessa a subirla. Mi aspetto le scuse in un articolo scritto a caratteri cubitali dai giornali che hanno diffuso una falsa notizia arrecando un danno di immagine alla città di Napoli. Per questo è necessario far pervenire mail di protesta ai direttori di queste testate. 

l’opinione di Pieluigi Peperoni

Rilanciamo il commento di Pierluigi Peperoni su Facebook

Questa è la falsa notizia che sta girando in queste ore. Notizia smentita dallo stesso Bruce Sterling.

Che analfabeti funzionali e blogger vari diano risalto a notizie fasulle “acchiappalike” è un fenomeno conosciuto e difficile da arginare.

Quello che trovo davvero grave è che questa disinformazione arrivi da una giornalista professionista, attualmente iscritta all’albo dei pubblicisti, che ha la possibilità di scrivere su un’importante testata giornalistica.

Possibile che persone che aspirino a fare informazione di mestiere caschino tanto facilmente in queste trappole?

Peggio ancora: possibile che ancora non siano arrivate smentita e scuse?

Di che credibilità può godere la categoria dei giornalisti se si da spazio a questi errori? L’ordine dei giornalisti non dovrebbe intervenire?

Il commento di Antonio Lombardi

Rilanciamo il commento di Antonio Lombardi su Facebook

Italiani, vergognatevi di avere costruito una comunità fondata sul razzismo. E voi, napoletani che giocate a fare gli italiani, quando smetterete di collaborare con questo sistema che ci strangola?

Ecco come si ingigantisce ed aggrava spropositatamente un episodio negativo, per farne l’ennesima menzogna che tira al bersaglio contro Napoli.
L’Italia è la palla al piede del Sud.

lo sputtana napoli - Maurizio Zaccone

Maurizio Zaccone: lo sputtana Napoli e l’insegnamento di Eduardo de Filippo

Rilanciamo l’intervento di Maurizio Zaccone su Facebook

L’appuntamento con Gomorra sarebbe il Venerdì.
Ma il successo travolgente della serie obbliga le testate locali e nazionali a fornirci pezzi della serie TV tutti i giorni.

Stavolta è toccato al texano Bruce Sterling, famosissimo scrittore di fantascienza.

In città per un convegno alla Apple Academy di San Giovanni a Teduccio i giornali ci raccontano essere stato rapinato.

La storia è inquietante: un uomo armato di pistola avvicina Bruce e la moglie a Piazza Garibaldi; soldi, carte di credito e passaporti rubati.
Panico per la coppia. Rabbia per lo scrittore che si sfoga con dichiarazioni tipo: «Qui meglio girare con la pistola» – «Di Napoli conosco il passato e l’immondizia».

Bruce è un fiume in piena e non salva nessuno, nemmeno il pizzaiolo di Pompei che gli prepara una pizza (“cattivo venditore”) quando, con coraggio dopo lo shock, raggiunge comunque gli scavi di Pompei tappa del suo programma.
E giù lodi per Saviano, che con Gomorra “racconta benissimo le dinamiche delle gang” napoletane.

Qualcuno opporrà: “ Ma Gomorra è una fiction, non è realtà”.

Tranquilli, perché anche questa storia è una bella fiction, con molta più fantasia di Gomorra.

Perché, semplicemente: Sterling non ha ricevuto nessuna rapina. A subire uno “scippo minore” è stata la moglie, derubata del portafoglio senza nemmeno accorgersene

Le dichiarazioni di Sterling non sono state fatte a seguito della rapina (quella si una storia di fantascienza), ma in altro contesto e “tradotte male” come scrive la stessa Jasmina Tesanovic, moglie di Bruce, su Facebook

La moglie infatti ci va giù duro: “TUTTE BALLE! Bruce non ha mai detto questo perché poi non è successo a lui ma a me…cioè uno scippo minore… e Napoli non c’entra, tutta italia e cosi! Con i giornalisti che non capiscono l inglese ma si nutrono di scandali e di celebrità!…. Io ragazzi sono stata derubata di brutto, ma proprio di brutto, con le carte abusate in giro di mezzora, con la famosa forchetta digitale…tutti i documenti, chiavi…ecc e sapete dove? TORINO!

Commento Facebook della moglie di Sterling, Jasmina Tesanovic

Oddio, a Torino.

E adesso chi glielo spiega ai nostri cari amici di “Libero” che scrivono: “Alè. Poi si indignano se si parla male della loro città. Ma Napoli è Napoli, c’è poco da fare. Una città che resta pericolosa, soprattutto per turisti e visitatori” e che attribuisce allo scrittore queste parole:” in Texas giro con la pistola, ma qui in Italia non mi è permesso. Penso però che qui a Napoli mi sentirei davvero a mio agio girando armato”

L’articolo dell’8 dicembre 2017 di Libero

Peccato che la moglie abbia dichiarato: “Bruce non ha mai detto questo” e il sito fantascienza.com, che ha contattato i diretti interessati, scrive: “I giornalisti, che hanno colto l’occasione evidentemente di rinfrescare la narrativa di Napoli città da Far West, hanno intervistato Sterling, capendo poco di inglese, e hanno messo su l’articolo come piaceva a loro.”

Ovviamente, poche rettifiche e nessuna scusa dai quotidiani incriminati.
Addirittura le scuse sarebbe troppo.  Ma di buono c’è che Sterling adesso ha le idee più chiare su dove prendere spunto per i suoi prossimi romanzi di fantascienza.
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“Quando succede un furto di abilità, di astuzia, in un altro paese del mondo, anche se è inventato, è una barzelletta per far ridere, si dice che è vero e che si è fatto a Napoli…”  (E. De Filippo – Napoli Milionaria – 1962)

Congresso Meridem per l’unità dei meridionalisti

congresso meridem

I Meridem cambiano statuto, eleggono le nuove cariche e affinano la loro linea politica durante il congresso tenuto sabato, 11 novembre 2017 a Torrecuso (Bn).

Congresso Meridem - passaggio di consegne
Il nuovo presidente dei Meridem, Roberto de Micco a sinistra, assieme al presidente fondatore, Domenico Capobianco

Il nuovo statuto  riflette la necessità di adattamento ai tempi e alle realtà politiche e territoriali del nostro Sud. Pertanto, la struttura diventa più snella e “fluida”.  Mentre rimangono i ruoli di Presidente e di Segretario Politico, si aggiungono la Segreteria Politica e la nuova figura del referente/coordinatore per aree tematiche, geografiche o di settore.  Pertanto, scompaiono le sezioni, le segreterie provinciali e regionali e il coordinamento generale. Di conseguenza, assume più importanza l’Assemblea Generale, che ogni due anni si trasforma in Congresso.

Nuova struttura, tesi congressuali e elezioni interne

La nuova struttura permetterà di operare il modo più efficiente per aree tematiche, attraverso referenti o coordinatori che di volta in volta si proporranno per lo sviluppo della linea politica sui singoli temi, settori o aree geografiche.  Il rapporto fra referenti/coordinatori e il Segretario Politico sarà regolato da accordi scritti stabilendo obiettivi da raggiungere, i tempi di realizzazione  e metodologia da seguire per valutare la “performance”.

Durante il Congresso, l’assemblea ha deliberato sull’adozione del nuovo statuto, ha eletto le cariche e infine ha approvato le tesi congressuali.

congresso meridem - alessandro citarella
Il segretario politico dei Meridem, Alessandro Citarella

Il nuovo presidente dei Meridem è Roberto de Micco.  Quindi,  si avvicenda al presidente fondatore Domenico Capobianco.  Per la carica di Segretario Politico è stato eletto Alessandro Citarella, già coordinatore campano.  Alla Segreteria Politica sono stati eletti Roberto Longo, già coordinatore calabro, Sabrina Creuso, già responsabile dei garanti, e Libero Sica, già membro dell’ufficio di presidenza.

Dal congresso una spinta verso l’unità meridionalista

I Meridem si impegnano ad unire il più possibile tutte le realtà territoriali che si battono per temi politici, sociali, ed economici.  Chiaramente ciò va fatto mettendo in risalto il comune denominatore meridionalista, ovvero la lotta alla disuguaglianza territoriale e la formazione di una classe dirigente competente e onesta. Perciò sarà necessario trovare punti di unione e di convergenza con movimenti e militanti meridionalisti che condividono la nostra linea di pensiero.

Il presidente Roberto de Micco e il segretario Alessandro Citarella hanno ringraziato a nome di tutti i partecipanti il dott. Domenico Capobianco per aver guidato i Meridem durante i primi cinque anni di vita del movimento.  Il presidente emerito Capobianco, dopo essersi congratulato con gli eletti e ringraziato i partecipanti, ha ribadito la sua intenzione di continuare a contribuire alla crescita del movimento sostenendo in pieno la nuova leadership.

I saluti del sindaco di Torrecuso, di Andrea perotti, di Pino Aprile e Gigi di Fiore
congresso meridem - sindaco di torrecuso
Intervento del Sindaco di Torrecuso, il dott. Erasmo Cutillo

Il presidente fondatore del movimento, il dottor Domenico Capobianco, ha aperto i lavori dando il benvenuto al Sindaco di Torrecuso, il dottor Erasmo Cutillo.

Il sindaco ha dato il benvenuto ai partecipanti augurando che il movimento meridionalista sappia contribuire con idee e attività al rilancio del Sud.

Di seguito, il presidente  letto il saluto dell’autore meridionalista, Pino Aprile.  Attraverso il Congresso Meridem, Aprile ha inviato un messaggio a tutti i movimenti e militanti meridionalisti.

“Non possiamo ripercorrere le vie ormai appartenenti a un mondo passato; globalizzazione e nuovi strumenti di comunicazione e forme di aggregazione, devono tradursi in vie e strategia diverse.”

Secondo Aprile, “Sappiamo due cose: c’è la necessità, c’è la possibilità.”  Di conseguenza, l’autore invita i meridionalisti a “misurare le forze (ci sono, forse meno, forse più di quanto ci sembri, ma sparse e persino conflittuali)”.  È necessario misurare “le volontà e trovare un modo nuovo per arrivare al risultato. I vecchi hanno fallito.”

Anche lo storico meridionalista e inviato speciale de “Il Mattino” ha inviato un breve messaggio video augurando ai Meridem un buon lavoro.

Graditissimo saluto di Andrea Perotti, vice sindaco di Quarto, il comune flegreo dove è impegnato il nostro assessore, Maurizio Scarpitti.

Seguono alcuni interventi e documenti approvati dal Congresso

Il testo dell’intervento del Presidente Emerito Domenico Capobianco è disponibile a questo link: Discorso Capobianco

Il testo dell’intervento del Segretario Politico Alessandro Citarella è disponibile a questo link: Discorso Citarella

Congresso — Qualche spunto dal dibattito politico

Nicola Olivieri, presidente dell’Associazione per il Meridionalismo Democratico e dell’Ecovillaggio “Green Feel” ha ribadito la necessità per i Meridem di interagire con le associazioni e i comitati radicati nei territori.  Pertanto, per Olivieri, è necessario interagire di più con i singoli cittadini.

Per l’assessore quartese Mauro Scarpitti, i Meridem devono saper intercettare le istanze che provengono dal territorio come le esigenze pratiche poste dai cittadini. Pertanto, è necessario mettere al centro dell’attività politica la risoluzione quanto concerne i cittadini, dai problemi dei trasporti, alla ricerca del lavoro. Per Antonio Ciniglio, coordinatore provinciale napoletano uscente, i Meridem devono organizzarsi meglio specialmente nella fase di raccolta voti e adesioni che precedono le competizioni elettorali. Ciononostante, per Carlo Cascella, i Meridem hanno fatto una serie di esperienze elettorali che sono servite alla maturazione politica dei militanti. Tuttavia, va registrato che di fronte all’impegno in buona fede dei Meridem, non sempre gli alleati scelti sono risultati altrettanto leali.

Roberto Longo, coordinatore calabro dei Meridem ha condiviso un documento dei militanti calabresi in cui si evidenziano aspetti positivi e negativi dello stato del meridionalismo.  Per Longo è positiva la crescita di coscienza identitaria, contrariamente alla condizione organizzativa, elettorale e di leadership del meridionalismo attuale.  Inoltre, Guglielmo Grieco ha ribadito la necessità di migliorare la qualità del meridionalismo politico – la parte storica va avanti, ma non è sufficiente.  Infine, Roberto de Micco ha ribadito nel suo intervento che la strategia del Nord si impernia, non più sulla secessione, ma su una azione continua e crescente per aumentare le risorse.  Pertanto è necessario unire il Sud contro la continua aggressione economica da parte del Nord attorno ad una strategia condivisa.

Qualche immagine dal congresso

congresso meridem - manifesto

 

congresso meridem - scaletta

Pino Aprile: “Tu non sai quanto sia ingiusto questo Paese”

Pino Aprile - Nemo nessuno escluso

Uno straordinario Pino Aprile spiega in tre minuti, nel corso del programma Rai 2, “Nemo – Nessuno escluso” ,  del 26 ottobre 2017, perché il Nord sfrutta da sempre le risorse del sud.

Per Pino Aprile, “chi parla di residuo fiscale vi sta prendendo in giro, lo Stato Italiano dà 85 miliardi in meno al Sud a parità di persone”.

“Se, come dicono i leghisti, da 150 anni il Sud deruba il Nord, come mai da 150 anni il ladro (il Sud) diventa sempre più povero e il derubato (il Nord) sempre più ricco?”

Aprile conclude con una frase di un immigrato beneventano che in America; racconta che quattro generazioni della sua famiglia ricordano l’Italia così: “Tu non sai quanto sia ingiusto questo Paese”.

Per vedere l’intervento di Pino Aprile, vai al minuto 15:53 del video
pino aprile - paese ingiusto

 

 

 

 

 

 

 

Nemo – Nessuno Escluso – programma del 26 ottobre 2017  – Rai

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Dall’archivio – Video Pino Aprile

Pino Aprile presenta il libro giù al sud da Corrado Augias.

Pino Aprile - Giù al Sud“Mai ho viaggiato a Sud come in questi ultimi due, tre anni, e ogni volta mi sorprendo a fare il conto di quanto non ne so e di quanto si possa percepire, di intenso, profondo, senza riuscire a cogliere appieno il senso dell’insieme. Ho pensato che fosse più corretto raccontare le tappe del mio viaggio, senza ricorrere ad artifici che le facessero diventare parte di una narrazione unica.

Ma questo paesaggio narrativo comunque parla, e sapere di noi, chiunque noi siamo, ovunque siamo, è opera collettiva. Questo libro è il mio mattone (termine disgraziatissimo per un libro) per il muro della casa che si costruisce insieme. Il Sud non ha voce, o voci piccole e sparse. Ed è possibile che gli stessi protagonisti non percepiscano quanto siano parte di un tutto, forse decisivo. Mentre tutti guardano al Nord, ricco e potente, alle loro spalle, al Sud, credo stia nascendo l’Italia di domani. Un’Italia migliore.”

Cosa succede dove sembra che non stia succedendo nulla? Nelle regioni più dimenticate, come la Calabria che pare esistere soltanto per la criminalità e la ’ndrangheta? Invece, forse, è proprio lì che si prepara il futuro.
Un viaggio a tappe nel Sud, dove ogni esperienza parla per sé e di sé ma, tutte insieme, riescono a disegnare un paesaggio narrativo intenso e unico.

Giù al Sud – Pino Aprile

 

Macroregione Sud e centrodestra

Caldoro-Berlusconi-Salvini

La Macroregione Sud prende forma. O meglio, prende forma solo nelle interviste rilasciate da politici del centrodestra, come quelle che abbiamo già raccontato in un nostro articolo lo scorso 2 agosto. Siamo preoccupati che il concetto di Macroregione Sud possa divenire solo uno strumentale e temporaneo attrattore di voti “meridionalisti” per i partiti nazionali italiani. Partiti come Forza Italia, alleato della Lega Nord, o del Partito Democratico, legato ai poteri forti tosco-padani. Partiti che hanno portato avanti politiche che, negli ultimi 20 anni, sono stati e sono estremamente penalizzanti per il Sud.

Dopo le dichiarazioni estive di Gianni Alemanno, Mara Carfagna, Paolo Russo e Renata Polverini, ora tocca all’ex governatore della Campania, Stefano Caldoro. Tutti di destra o centrodestra.

Centrodestra e Macroregione Sud

“Il Mattino” online ha pubblicato oggi un’intervista con Caldoro sul tema dell’autonomia.  Caldoro sostiene che anche a Sud è necessario che si svolgano dei referendum consultivi seguendo il modello lombardo-veneto del 22 ottobre 2017.  Per l’ex governatore, è necessario rimarcare la disuguaglianza territoriale che esiste nei fatti.

Secondo Caldoro: “Siamo indietro su altri perché non riceviamo gli stessi finanziamenti. E qui diciamo più Stato. Per la sanità, il trasporto pubblico locale, il welfare. La spaccatura è nei fatti. Occorre colmarla. È il principio della perequazione. Duole constatare che nei fatti la sussidiarietà verticale non esiste, c’è invece uno squilibrio che avvantaggia i già avvantaggiati”.

Macroregione Sud: Separiamoci Marco Esposito
Forse Stefano Caldoro ha letto il libro di Marco Esposito

Sembra di ascoltare l’ex leader di Unione Mediterranea, il nostro amico giornalista meridionalista Marco Esposito, mentre spiega la natura dell’attuale disuguaglianza territoriale.  Esposito ci ha insegnato come vengono formulate le proposte di bilancio, basate sulla spesa storica e non sulle esigenze reali della nostra popolazione. Non sul numero dei bambini che vivono nel territorio, ma sul numero di asili che già esistono in quel luogo.  Pertanto, se non hai già degli asili, non ti finanzio. Non importa quanti bambini ci siano o quali piani tu abbia già fatto per migliorare lo stato delle cose. Forse Caldoro avrà letto qualche ottimo articolo o testo di Marco Esposito.

Forzisti del Sud in gara con Leghisti e forzisti del Nord

Purtroppo, durante l’intervista, Caldoro riesce a rovinare, con poche battute, l’illusione di una sua apparente virata meridionalista.  Il tallone d’Achille di ogni forzista che si esprime da meridionalista è il rapporto con la Lega Nord.  Per Caldoro, “la battaglia competitiva con Salvini non è sbagliata. L’importante è che la Lega si occupi del Nord. Al Sud ci siamo noi”.  Competizione all’interno della coalizione, ma si rimane alleati. Insomma, governo del centrodestra con una possibile contrapposizione fra forzisti del Sud, da un lato, e leghisti e forzisti del Nord, dall’altro. Questa prospettiva potrebbe essere la base di un film dell’horror per la gente del Sud – un film già visto – roba da suggerire all’ottimo Dario Argento.  Ovviamente, horror per noi del Sud, ma da Oscar per leghisti e forzisti del nord.

Trasversalità della Macroregione del Sud

Caldoro si augura che gli esponenti meridionali del Partito Democratico appoggino un referendum consultivo sull’autonomia in risposta a quello lombardo-veneto.   Per Caldoro è necessario “ un’azione nostra, popolare come il referendum settentrionale” affinché anche il Sud possa sedersi al tavolo col governo per discutere di autonomia. “Altrimenti, il tavolo lo aprono ma noi a quel tavolo non ci sediamo.”  Secondo Caldoro, “chi ha a cuore il Sud, ha l’obbligo di appoggiarlo”. Caldoro si augura “un consenso trasversale su questo: dopotutto il Partito democratico in Lombardia e Veneto sostanzialmente sta con Maroni e Salvini sul referendum”.

Il pessimismo della ragione, l’ottimismo della volontà

Studieremo senza pregiudizi le proposte che l’ex governatore Caldoro metterà sul tavolo. Sarà interessante vedere se e come reagiranno gli esponenti meridionali del Partito Democratico, fra un litigio e un altro. Siamo gramsciani non solo nella nostra analisi meridionalista, ma anche nell’approcciare il rapporto con i politici dei partiti nazionali. Come diceva Antonio Gramsci, abbiamo il pessimismo della ragione,  l’ottimismo della volontà.

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Eugenio Hansen, OFS – Opera propria — Sou um pessimista pela inteligência e um otimista por desejo. Antonio Gramsci, 1891-1937 – Wikipedia

Elezioni italiane: che fare?

Elezioni italiane a breve

Nel movimento meridionalista, nella sua definizione più ampia, la partecipazione alle elezioni italiane causa sempre molti dibattiti. C’è chi vorrebbe presentare liste con candidati di chiara fede meridionalista. Ci sono quelli che vorrebbero inserire candidati meridionalisti in liste civiche. Poi ci sono quelli che pensano che sia possibile “infiltrare” le liste dei partiti nazionali con candidati meridionalisti. Infine, ci sono meridionalisti che rinunciano a qualsiasi partecipazione alla politica italiana.  L’unico punto che unisce tutti i meridionalisti è il rifiuto totale nei confronti della Lega Nord in tutte le sue rappresentazioni.

Mai con la lega nord

Per un meridionalista è assodato che non ci può essere alcuna collaborazione con la Lega.  Tuttavia non è così scontato per gli elettori meridionali.  La strategia per acquisire consensi a Sud di Matteo Salvini  è abbastanza semplice. Da un lato cerca di far dimenticare tutte le manifestazioni contro i “terroni” che hanno caratterizzato il messaggio politico leghista per tanti anni.  Dall’altro, presenta proposte politiche che fanno appello alle paure della popolazione, usando un linguaggio aggressivo di facile presa sull’elettorato.

Il populismo all’attacco
elezioni italiane - populismo salvini
Squallido messaggio leghista

Il messaggio leghista odierno non è molto diverso da quello dei populisti dello scorso secolo.  Approfittando del comportamento illegale di alcuni politici, si generalizza contro tutti i politici.  Si usa un efferato crimine per chiedere lo stato di polizia. Stigmatizzando il comportamento scorretto di un immigrato, si condanna tutti indiscriminatamente. Così, lavorando sulla paura delle persone, da Nord a Sud, si passa dal messaggio “Prima il Nord” a “Prima gli Italiani”. Insomma, si tara il messaggio secondo il target da raggiungere, fregandosene della coerenza.  Pertanto,  cadono nell’oblio i giorni in cui Umberto Bossi “metteva il tricolore nel cesso” e la Lega si allea oggi con “Fratelli d’Italia”. Quello che conta per loro è solo il consenso elettorale.

Salvini usa abilmente il “noi” per cementare un senso di unità fra le persone che sono arrabbiate contro i politici, che hanno paura dei criminali e che vedono negli immigrati ogni male. Salvini cerca di catturare e rimodulare un sentimento popolare trasformandolo in messaggio politico.  Il populismo,  come ci ricorda la Treccani, “esalta in modo demagogico e velleitario il popolo come depositario di valori totalmente positivi”.  Il popolo non ha mai torto, neanche quando vota per un Hitler o un Mussolini.

“Noi con Salvini” è lo strumento della Lega Nord nel Sud Italia. Per ora, non ha avuto molto successo forse perché il ricordo degli insulti leghisti contro napoletani e meridionali è ancora forte. I video su YouTube e altri social media sono sempre lì, con Salvini che insulta i Napoletani.

Elezioni italiane: che fare?

I movimenti meridionalisti devono iniziare a ragionare fin d’ora su cosa fare in occasione delle prossime elezioni politiche italiane, cercando la massima unità d’intenti.  I movimenti meridionalisti potranno anche marciare separati, ma è necessario colpire uniti. Uniti per che cosa?

Per la macroregione del Sud? Per avere un meridionalista “di fiducia” in Parlamento?  Unirsi per opporci al tentativo di penetrazione nei nostri territori della Lega attraverso “Noi con Salvini”, oppure proporre un programma meridionalista ai partiti nazionali?  Sostenere quei meridionalisti che si presenteranno nei partiti nazionali o rifiutare, in ogni caso, qualsiasi sostegno ai partiti di chiara fede toscopadana?  Quali sono i punti di programma che vorremmo  proporre o “imporre” ai politici nazionali quando chiederanno il voto nelle nostre regioni? Oppure è meglio ignorare completamente le elezioni italiane come se fossero qualcosa a noi estraneo? Nel 2013 i Meridionalisti Democratici presero una posizione netta, astenendosi da qualsiasi partecipazione alle elezioni politiche, che cosa fare questa volta?

È fondamentale che al più presto i movimenti meridionalisti discutano su che cosa fare nelle prossime elezioni, evitando di arrivare all’ultimo momento, quando la fretta potrebbe indurre in errore.elezioni italiane - la fretta

Mai più Ilside – l’incendio di Bellona

mai più ilside

Cosa c’era nel deposito della ex Ilside che l’11 luglio scorso è andato in fumo? La nube che ha invaso i comuni di Bellona, Caiazzo, Capua e Potelatone era tossica?  Chi è responsabile della gestione del sito. Che fine ha fatto la sua bonifica? Chi ha appiccato il fuoco e perché? E’ ora di dire “mai più Ilside” assieme al Comitato Cittadino Bellona-Triflisco.

Cosa c’era nel sito?

Andiamo in ordine.  Secondo una denuncia dell’avvocato Pietro Romano, ex consigliere comunale e capogruppo del PD di Bellona, nel sito “c’erano rifiuti ospedalieri, rifiuti liquidi e rifiuti speciali pericolosi di altra natura, ammassati nel piazzale”.  Secondo Romano, “c’erano persone che entravano e depositavano materiali senza alcun controllo.”

Era tossica la nube che si è sprigionata?

mai più ilside - città di bellona ai cittadiniNel documento del 24 luglio 2017, l’ARPAC ha riportato che “si desume la presenza, nell’aria ambiente campionata, di Benzene, Formaldeide, Acetaldeide ed altre sostanze ivi riportate.”  Il comunicato prosegue: “Inoltre, si segnala, come riportato nella relazione di sopralluogo già pubblicata, che sono stati interessati dall’incendio dell’11.07.2017 anche rifiuti contenenti amianto e che, per tale motivo, è stato effettuato anche un campionamento di fibre aerodisperse presso la località Ferranzano (alla distanza di circa 1 km dal sito oggetto dell’incendio … di cui si pubblica rapporto di prova.”  Il comunicato conclude demandando “all’autorità sanitaria le valutazioni in ordine ad eventuali provvedimenti da adottare in relazione alla natura e alla concentrazione delle sostanze rilevate.”

Successivamente l’ARPAC ha pubblicato sul suo sito il 16 agosto che per tre diversi test “tutti i parametri del presente rapporto di prova, il campione presenta valore di concentrazione inferiore alla concentrazione soglia di contaminazione per i siti ad uso verde pubblico, privato e residenziale”

 mai più ilside - il sito brucia

chi è responsabile della gestione del sito?

Tina Palomba descrive in un articolo i vari passaggi nella gestione del sito negli ultimi anni. “La Ilside, società srl, oggi in liquidazione, dal 2007, quando è stata venduta dall’imprenditore Michele della Gatta, si è servita di tre società nella gestione del sito di stoccaggio: la prima la Jacorossi che faceva capo al noto imprenditore romano Ovidio Jacorossi, la seconda La Gardenia, che avrebbe fatto capo pure alla famiglia Actis con sede legale a Roma e la terza Kokio la cui sede, indovinate un po’ dove si trova?  La sede legale è in un bellissimo paradiso fiscale che si chiama Lussemburgo , …e dove non è possibile risalire alle persone fisiche in carne ed ossa a cui fa capo.”

Una interrogazione parlamentare di alcuni senatori del Movimento 5 Stelle fa una dettagliata cronistoria delle vicissitudini della Ilside dal 2007 ad oggi. Rimandiamo i lettori al documento originale dell’1 agosto 2017.

Rilanciamo l’ultimo documento del Comitato Cittadino Bellona/Triflisco per la riunione della giunta regionale del 13 settembre 2017

Mai più Ilside - il Comitato cittadino Bellona-Triflisco

Il Comitato non si arresta di fronte all’ostracismo della burocrazia. Ha formalizzato a mezzo PEC la richiesta di presenziare all’incontro del 13 settembre 2017 in Giunta Regionale.  Ha ribadito con forza l’insopprimibile diritto a partecipare al processo decisionale concernente la questione Ilside. Prosegue in modo deciso sul cammino della salvaguardia del territorio e della tutela della salute dei cittadini.

Pubblichiamo la richiesta corredata dalla mail inviata agli organi della Regione e, per conoscenza, al Comune di Bellona, ARPAC e UTG di Caserta.

Buongiorno a tutti,

con la presente lo scrivente Comitato cittadino Bellona/Triflisco, preso atto della convocazione per la data del 13/09/2017 del Sindaco del Comune di Bellona e del Sig.re Terlizzi Ferdinando, nella qualità di liquidatore della Ilside SRL, presso la Giunta Regionale, chiede di poter presenziare ed intervenire alla audizione di cui sopra a mezzo di propri tre delegati.

Si significa che, nonostante tutte le sollecitazioni notificate alle autorità competenti, nonostante le manifestazioni di piazza, ad oggi nessun intervento fattivo e risolutivo per la messa in sicurezza del sito di stoccaggio è stato realizzato. A riprova di quanto prima si segnala la legittima apprensione della cittadinanza costretta quotidianamente a convivere con le fumarole ancora attive all’interno del sito da circa sessanta giorni.

La presenza del Comitato civico, portatore dell’interesse diffuso alla risoluzione della annosa questione Ilside, si rende necessaria per ragioni di trasparenza e costruttiva partecipazione alle attività che verranno poste in essere.

Si rappresenta alle SS.VV. che il diritto di partecipazione dei cittadini a riunioni di interesse pubblico è sancito dal Titolo III, art. 11, dello Statuto della Regione Campania. nonché dalla Carta Costituzionale vigente.

–Bellona 09/09/2017 Comitato cittadino Bellona/Triflisco.

 

La posizione dei Meridionalisti Democratici: mai più ilside

I Meridionalisti Democratici sostengono totalmente il Comitato Cittadino Bellona-Triflisco.  La difesa del territorio, la sua bonifica e il suo rilancio sono battaglie democratiche e meridionaliste, senza “se e senza ma”.

Mai più ilside - Manifesto 5 settembre 2017

Immigrazione: la politica è assente

Il ruolo della politica
aldo masullo
Il filosofo Aldo Masullo

Il filosofo irpino Aldo Masullo ha affrontato il difficile tema “immigrazione” in un articolo pubblicato su “Il Mattino” il 26 agosto 2017.  Masullo punta il dito contro la politica: “…manca l’energia dell’agire politico, la cui unica, intrinseca salvifica passione è la «responsabilità», la razionale volontà di prevenire i mali futuri d’una società, piuttosto che limitarsi avaramente a fronteggiare quelli presenti.” Il filosofo non fa sconti a nessuno, né a coloro che vorrebbero alzare muri e tenere fuori tutti, né a chi vorrebbe accogliere tutti.

Immigrazione: un tema difficile

Il tema dell’immigrazione è difficile da affrontare. Da un lato vogliamo garantire alle nostre comunità la sicurezza e il relativo benessere di cui godiamo. Dall’altro sentiamo la necessità di aiutare chi è più sfortunato di noi, chi fugge da guerra e fame.  Alziamo muri e reticolati o accogliamo tutti?  Ci sarà pure una via di mezzo.  Capire cosa fare e cosa proporre è difficile anche perché c’è chi inquina il ragionamento con bufale razziste e squallide balle ad uso populista.  Sarebbe meglio decidere cosa fare utilizzando la testa, i dati, e non la paura dettata dalla “pancia”. L’assenza di una informazione trasparente e facilmente verificabile permette a populisti e demagoghi di lavorare sulle paure della gente. E qui la colpa delle istituzioni è lampante.

Vediamo quali sono gli elementi che vanno chiariti per comprendere meglio gli aspetti della questione immigrazione.

immigranti - da dove vengono
Da dove arrivano i migranti secondo la rivista di geopolitica Limes
Perché l’immigrato ha lasciato la sua terra

Il primo tema è quello del motivo che induce l’immigrato a lasciare la sua terra.  Va via perché c’è la guerra e la violenza o perché c’è la fame?  Oppure, non c’è la fame ma vuole dare alla propria famiglia una possibilità di una vita migliore?  La legge e le convenzioni internazionali distinguono fra profughi, rifugiati politici e richiedenti asilo da un lato e gli immigrati clandestini e regolari dall’altro.  Per i primi c’è la protezione legale internazionale, mentre per gli immigrati, clandestini e regolari, le leggi dello Stato ospitante fanno testo. Come vanno classificati coloro che attraversano il Mediterraneo ma non fuggono da nessuna guerra? Come vanno trattati? Non c’è chiarezza né da parte della politica italiana, né da parte dell’Europa.

immigrati: nazionalità sbarchi in Italia
Fonte: Ministero degli Interni – 25 agosto 2017
Effetti sull’occupazione in Italia

Il secondo tema è l’effetto degli immigrati sull’occupazione in Italia.  Secondo vari studi, gli immigrati fanno solo i lavori che agli italiani non piacciono.  Sembra che non causino riduzione dei salari, ma sono flessibili e disposti a lavorare ovunque.  Ma, non è chiaro come conciliare questo dato con quelli sull’occupazione in Italia.  Infatti, tra il 2007 e il 2015 la popolazione straniera residente – al netto degli immigrati clandestini – è raddoppiata, passando da 2,5 milioni a 5 milioni, mentre nel medesimo periodo, la produzione industriale è scesa di 22 punti percentuali e la disoccupazione è cresciuta dal 6,1% all’11,4%. Non è chiaro quali siano i lavori che immigrati fanno che noi non vogliamo fare e come questo si integri con i dati sulla disoccupazione. Da uno studio pubblicato a febbraio sembra che in Italia ci sia richiesta di manodopera a basso costo e non qualificata. Questa arriva da fuori dal Paese, mentre si lascia andare via quella qualificata, ovvero i nostri laureati e specializzati.

Effetto immigrazione sull’Inps

Il terzo tema concerne gli effetti sulla spesa dello Stato. Sembra che, per il momento gli immigrati versino circa otto miliardi di contributi sociali all’anno e ne ricevano tre in prestazioni.  Secondo il presidente dell’Inps, Tito Boeri, gli immigrati compensano la riduzione delle nascite in Italia, garantendo il finanziamento del sistema pensionistico.  Pertanto, per Boeri, chiudendo le frontiere agli immigrati “rischiamo di distruggere il nostro sistema di protezione sociale” nell’arco dei prossimi 22 anni, fino al 2040. Infatti, secondo i calcoli dell’Inps, si spenderebbero 35 miliardi in meno, ma si incasserebbero 73 in meno, con un saldo negativo di 38 miliardi.

Immigrazione e rapporto con l’Europa
Immigranti: popolazione straniera in Europa
Popolazione straniera in Europa – fonte: sito LeNius

Il quarto tema concerne il rapporto con l’Europa.  Perché si ha la sensazione che i partner europei abbiano lasciato all’Italia ingrato compito di gestire i flussi migratori?  È vero o è solo propaganda anti-europea? Cosa prevedono gli accordi, come quello di Dublino?

Integrazione e sicurezza

Il quinto tema riguarda l’integrazione e il suo rapporto con la sicurezza, sia per quanto riguarda la criminalità ordinaria sia per il terrorismo. Cosa si fa per integrare gli immigrati che rimangono nei nostri territori? In altri posti, le politiche di integrazione sono mirate e dirette dall’alto. In Germania, il profugo deve sostenere, nei primi tre mesi, corsi di tedesco e di formazione per favorirne l’integrazione nelle fabbriche. L’amministrazione pubblica assegna la casa per evitare nascano ghetti. L’Italia cosa fa?

Informazione trasparente e bufale

Infine, c’è un immenso problema di comunicazione da parte delle autorità europee e italiane sul tema. Si lascia ai razzisti e bufolari di tutte le specie di creare “notizie” false sugli alloggi dati agli immigrati, sui sussidi e così via. Si spera di raccattare qualche voto apparendo come i veri difensori degli italiani, spargendo odio e disinformazione contro gli stranieri.  Di pari passo, i buonisti, pronti ad accogliere tutti senza che ci sia nessuna indicazione politica su come e cosa fare, creano altrettanti danni.

Ha ragione Aldo Masullo, è la politica che sta fallendo nel suo compito “di prevenire i mali futuri d’una società”. Noi aggiungiamo, non siamo conviti che la politica stia affrontando nemmeno quelli attuali in modo corretto.

Meridionalismo democratico e solidarietà

I meridionalisti democratici ribadiscono l’importanza della solidarietà e del rispetto dei diritti degli esseri umani, ricordando che anche noi siamo stati e siamo emigranti.  Lo Stato nazionale italiano ha l’obbligo di chiarire la sua politica verso l’immigrazione, stabilendo piani precisi di integrazione.  Infine, la politica nazionale non dovrà usare la scusa degli immigranti per deviare risorse destinate al Sud – i dati non sosterrebbero una nuova bufala sull’immigrazione.

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Nella foto in evidenza, rifugiati siriani che arrivano nella città giordana di Royashed il 5 dicembre 2013.  Foto EPA-Jamal Nasrallah

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Ecco l’articolo di Aldo Masullo pubblicato il 26 agosto 2017 su “Il Mattino”. Per leggere, cliccare sull’immagine.  Ecco il link per ascoltare su Radio Radicale il filosofo commentare il suo articolo.

immigranti: l'articolo di Aldo Masullo
L’articolo di Aldo Masullo pubblicato su “Il Mattino” del 26 agosto 2017 – pag. 1
immigrazione - Aldo Masullo
L’articolo di Aldo Masullo pubblicato su “Il Mattino” del 26 agosto 2017 – pag. 47

Bandiera confederata contro napoletani e siciliani

bandiera confederata contro italoamericani
La bandiera confederata prima del risveglio storico meridionale

Prima del risveglio storico meridionale, era abbastanza normale che un cittadino del Sud Italia sventolasse la bandiera confederata americana per protestare contro il Nord. La divulgazione storica da parte di Gigi Di Fiore, di Gennaro De Crescenzo, di Pino Aprile e altri ha ormai reso obsoleta la bandiera confederata. Anzi, una lettura attenta della storia rivela come quella bandiera rappresenti il razzismo contro gli ex cittadini del Regno delle Due Sicilie negli USA. Napoletani e siciliani furono le vittime di inaudite violenze, da parte di razzisti difensori della supremazia dei bianchi protestanti, che culminarono anche in linciaggi.

KU KLUX KLAN CONTRO I CATTOLICI
bandiera confederata - kkk minaccia elettori italo-americani
Italo-americani invitati a non votare

 

Molti meridionali non sanno che per il Ku Klux Klan i nemici tradizionali sono gli ebrei, i cattolici e i neri. L’odio nei confronti dei meridionali nel Sud degli USA era simile a quello che oggi manifesta la Lega Nord contro gli immigrati africani e mediorientali.  Oltre a essere cattolici, i meridionali “minacciavano” la cultura dei bianchi protestanti anglosassoni perché “rubavano” il lavoro ai “poveri” bianchi.  La storia evidenzia, invece, che i meridionali andarono a sostituire gli schiavi neri nelle piantagioni della Louisiana, non i lavoratori bianchi.

IL MASSACRO DI NEW ORLEANS

Il 14 luglio 1891, undici siciliani furono linciati dopo essere stati assolti da una giuria per l’accusa di aver assassinato uno sceriffo molto popolare. Gli undici furono prelevati in carcere da parte di circa 150 manifestanti e furono torturati e uccisi. Alcuni furono impiccati, altri sparati, dopo essere stati bastonati. Il capobanda, John Parker, governatore della Louisiana nel 1911, disse dei siciliani: “erano un po’ peggio dei Negri, più sporchi, senza legge e infidi”.

bandiera confederata - linciaggio di new orleans
La folla attacca la prigione per linciare i siciliani – New Orleans – 14 marzo 1891
IL LINCIAGGIO dei siciliani a TALLUlAH

Il 20 luglio 1899, a Talluah, sempre in Louisiana, toccò la stessa sorte a cinque siciliani originari di Cefalù. Frank Defatta aveva ferito un medico locale, il dott. J. Ford Hodge, perché quest’ultimo gli aveva ammazzato una capra che lo infastidiva durante la notte. Defatta era stato avvertito ma continuava a far pascolare liberamente le sue capre, anche presso la residenza del dottore. La notizia del ferimento si era trasformata in assassinio e in pochissimo tempo gli eredi dei soldati confederati massacrarono 5 siciliani. Alla fine, cinque siciliani furono uccisi per un omicidio che non avvenne.  Puro pregiudizio razziale in linea con quello che rappresenta la bandiera confederata.

bandiera confederata - linciaggio di tallulah

Oggi la bandiera confederata negli USA è sventolata primariamente per ribadire la supremazia dei bianchi di religione protestante.  La bandiera confederata va messa nei musei della storia americana e nei cimiteri dei soldati morti combattendo per quel vessillo nella guerra civile USA.

Agli inizi del risveglio meridionalista poteva esserci confusione e qualcuno sventolava il vessillo confederato.  Oggi conosciamo la verità e abbiamo bandiere più belle e significative, come quelle del nostro ultimo stato indipendente.  Pertanto, non c’è spazio nel movimento meridionalista per la bandiera confederata e razzista.

Pontelandolfo e Casalduni: la cultura racconta la strage

Pontelandolfo e Casalduni - la strage
Pontelandolfo e Casalduni:  la strage del 14 agosto 1861 raccontata dagli Stormy Six e da Gigi Di Fiore

In occasione della strage di Pontelandolfo e Casalduni, avvenuta per mano dei bersaglieri inviati da Enrico Cialdini, rilanciamo due interventi culturali.  Prima, per chi volesse conoscere i fatti, forniamo i link a due articoli.  Nel primo, Gian Antonio Stella racconta la strage in un articolo pubblicato dal “Corriere della Sera” il 14 agosto 2011.  Nel secondo, il Comune di Pontelandolfo racconta la strage in una pagina del suo sito Internet.

pontelandolfo e casalduni - stormy six

 

Il primo è un pezzo del gruppo musicale milanese, gli Stormy Six, intitolato “Pontelandolfo”.  La canzone fa parte dell’album “L’Unità”, pubblicato nel 1972, che propone una rilettura in chiave anti retorica del Risorgimento italiano.

 

 

 

pontelandolfo e casalduni - gigi di fiore
Conferenza di Gigi Di Fiore a Marcianise nel settembre 2015 – fonte: casertafocus.net

Il secondo è un estratto del primo capitolo del libro di Gigi Di Fiore “1861, Pontelando e Casalduni: un massacro dimenticato”, scritto nel 1998. L’autore ripercorre la strage attraverso l’occhio di due giovani, in un libro a cavallo fra romanzo e ricostruzione storica.

 

 

Gli Stormy Six

Segue “Pontelandolfo” degli Stormy Six.  Ecco il link per leggere il testo della canzone.

 

Gigi di Fiore: un estratto del primo capitolo

 

Pontelandolfo e Casalduni - la strageI SOGNI DI CONCETTA

Il silenzio avvolgeva il buio. E i contorni indefiniti dell’orizzonte familiare si trasformavano, ad occhi chiusi, in bianche nubi, pronte a volare via. Correte, pensieri, correte a impadronirvi del mondo. Correte a dominare la pianura, i boschi insidiosi, i monti sterminati. Correte a seguire la scia di un sogno che non riesce a trovare pace. Erano, come ogni sera, le solite, ineguagliabili, sensazioni di quel piacere intenso a renderla felice. Un piacere, prigioniero della fantasia. Era la magia di Concetta. La magia quotidiana di una notte d’estate. In compagnia di colline lontane. Notte d’estate. A farsi accarezzare, docile, il volto disteso dagli odori delle zolle di terra appena inumidite. Notte d’estate. A socchiudere le palpebre, per nascondere occhi simili a perle scure. Notte d’estate. A fissare, ormai stanca, intensamente quell’immobile manto di stelle, coperta rassicurante e protettiva.

Concetta correva. Correva, anche se immobile, senza che nessuno potesse fermarla, ad afferrare, dentro una stella più vicina alla torre, il viso disteso del suo Pasqualino che le sorrideva dolcemente. Una stella, in un volto distante. Pasqualino: vicino solo nella sua mente, le pareva bellissimo. Quel volto paffuto, appena disturbato da qualche accenno di barba, quei folti riccioli neri erano lassù. Tra migliaia di stelle che ogni tanto, quasi per farle un dispetto, decidevano di lasciare il cielo e abbandonarsi alla terra. Stelle cadenti, compagne di attimi felici.

Pasqualino, Pasqualino. Da quanto tempo aveva lasciato le sue pecore, le sue zolle di terra maledetta per indossare quella strana divisa e correre a sparare per difendere o’rre nuosto ? Un anno, un mese, un giorno? Un’eternità. Pasqualino era chissà dove, lontano da Pontelandolfo e, ora che re Francesco guardava il suo popolo da Roma, Concetta continuava a chiedersi, con ansia, che fine avesse fatto quel suo pastorello. Ma, per dare vita eterna al suo amore, correva ad afferrarlo nella sua stella. A sedici anni i sogni, quando vengono partoriti dalla passione, fanno a pugni con la ragione.

E lei sperava, senza tentennamenti, sempre allo stesso modo, che il suo Pasqualino non fosse tra quei quattromila giovani che si erano illusi di aver regalato la propria vita alla loro Patria. Quelle quattromila carni lacerate dalla polvere dei cannoni, dalle baionette che chiamavano italiane, dalle palle dei fucili imbracciati da altri giovani della stessa età, ma in giubba rossa o divisa azzurra. Morire per la Patria. Già, la Patria. Che strana parola, resa solenne dallo scintillio di bottoni di rame gigliati, bandiere, fucili. Ma illuminata solo dalle lacrime. La Patria: parola che pochi, lì intorno, avrebbero saputo spiegare. Ma c’era andato anche Pasqualino a combattere contro don Peppino Garibaldi e i soldati di quel re straniero: re Vittorio. Pasqualino che la parola Patria non l’aveva neanche mai pronunciata.

(per continuare a leggere l’estratto del libro fare clic su questo link)

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