I candidati del 4 marzo visti da Pino Aprile

IL 4 MARZO SI VOTA, ECCO I PRIMI CANDIDATI FIRMATARI DI AGENDA SUD 34%

di Pino Aprile

Bei candidati fra i 5 Stelle come Pino Masciari
Candidati: Pino Masciari
Pino Masciari

Due righi per scusarmi: avrei dovuto scrivere un commento sulle liste elettorali per il 4 di marzo, ma più le scorro, più mi si smoscia la penna. E se dico cosa mi piace, già mi fischiano le orecchie: “Allora dillo che tiri la volata ai cinquestelle!”. Ma le cose più confortanti le vedo nelle loro liste, più una che mi fa cascare le braccia. Così, togliamoci la spina e diciamolo subito: grande orgoglio vedere in lista un gigante come Pino Masciari, l’imprenditore calabrese che ha visto distrutta la sua azienda e la sua vita, ma ha denunciato tutti e ha dovuto andarsene in esilio a Torino.

I cinquestelle avevano fatto un altro colpaccio del genere, mettendo in lista Gaetano Saffioti, anche lui calabrese, di Palmi, grande imprenditore e inflessibile accusatore dei delinquenti della sua terra. All’ultimo minuto, non ho capito bene perché e manco mi interessa, Saffioti si è sfilato. Un’occasione enorme, storica, perduta. Con una coppia come Masciari-Saffioti in parlamento e, magari, in Commissione antimafia, alla ‘ndrangheta e agli altri criminali organizzati, avrebbero dovuto servire gli ansiolitici a palettate.

E poi c’è Gianpaolo Cassese
Candidati: Gianpaolo Cassese con Pino Aprile
Pino Aprile assieme a Gianpaolo Cassese

E poi, vedo, in provincia di Taranto, uno che conosco, e accidenti se lo conosco! In “Mai più Terroni” mi occupai di lui, che presi a esempio dei giovani imprenditori meridionali che puntano sull’agricoltura di qualità, nei metodi e nei prodotti. Si chiama Gianpaolo Cassese e ha portato nel XXI secolo “la Masseria del Duca”, di Grottaglie, raccogliendo l’eredità del nonno e del padre.

Pochi mesi dopo la pubblicazione del libro in cui riportavo anche l’intervista con lui, la sua azienda è stata premiata da Legambiente come la migliore d’Italia per le “best practice”. Non un grammo di rifiuti dai 40mila ulivi, dalle 250 vacche, dal caseificio, dalle galline ovaiole: tutto diventa energia pulita. E fu la prima azienda agricola del Sud a farlo. Ha lottato contro le discariche, abusive e no, tossiche e no, per difendere la sua terra; è accanto a testimoni di giustizia, come Luigi Leonardi (ciao, Luigi!). Ha portato il formaggio don Carlo a essere riconosciuto come migliore d’Italia a semistagionatura e lo piazza dagli Stati Uniti al Giappone. A sorpresa, apprendo che i cinquestelle lo hanno convinto a candidarsi. Bel colpo!

Altri candidati che hanno aderito all’Agenda Sud 34%

Di più in Puglia tra i candidati del M5s che hanno aderito all’Agenda Sud 34% da noi lanciata, vi sono la barese Emma Prencipe al Senato e il foggiano Giorgio Lovecchio per la Camera, entrambi meridionalisti da tempo. In Basilicata ha firmato per l’Agenda il presidente di Granosalus Saverio De Bonis candidato al Senato, mentre in Calabria c’è l’ambientalista Rosella Cerra, anche loro meridionalisti.

 

Ovviamente, sapete già cosa non mi va giù di quella lista: l’ex direttore della Padania, Gianluigi Paragone. Tutti hanno diritto di cambiare idea e nessuno va inchiodato a un errore. Ma lui non ha mai chiesto scusa le valanghe di fango che quel “suo” giornale, per conto di un partito razzista, ha buttato sui terroni (lui, “noddico” figlio di un sannita e una siciliana). E un ravvedimento che invece di danno porta vantaggio mi piace ancora meno. Certo, con quello che si vede… Vero, non mi aspettavo di vederlo in un Movimento che ha sempre evitato i riciclaggi.

 

Il PD: una banda allargata del giovanotto sfasciatutto

Sulle liste del Pd cosa diavolo vuoi dire? Adolfo Matteo Renzi e Eva Maria Elena Boschi Braun si sono chiusi in stanza e hanno deliberato: ci prendiamo tutto il partito e agli altri, due scartine e un’altra figura di “prodotto interno lordo”. Sono la minoranza? Dicono loro. Per i due nel bunker sono un fastidioso niente. E glielo hanno dimostrato.

Ora, il ministro Andrea Orlando, capo del più nutrito gruppo di minoranza, minaccia un’altra scissione. Certo, certo… Anche Michele Emiliano (alla guida dell’altra corrente di minoranza, ma più piccola) ha preso la botta. Ma la situazione è un po’ diversa: il suo gruppo è l’unico che, nel Pd (un partito territoriale del Nord, ormai), che al Sud porta a casa quantità interessanti di voti. Per il resto, è quasi un deserto, al punto che nessun big del partito ha voluto rischiare di candidarsi nelle regioni meridionali, nemmeno il calabrese Minniti, che pure è ministro.

Più che dei candidati (tranquilli, un Pittella, c’è) è interessante la sorte del Pd. Pensatene quel che volete, ma una forza di centrosinistra serve. Questa non lo è: è ridotta a una banda allargata del giovanotto sfasciatutto. Che faranno le minoranze maltrattate: non voteranno? Voteranno lo stesso Pd, ma bestemmiando? Voteranno, in previsione dell’ulteriore scissione del giorno dopo Liberi e Uguali, la costola staccatasi dal Pd, di cui è segretario Pietro Grasso, presidente del Senato, e che potrebbe riservare sorprese?

 

Paolo Siani da sostenere, mentre Marco Rossi Doria è una persona perbene che ci ha deluso
Candidati: Paolo Siani
Paolo Siani

Uno scenario particolare a Sud: se la fronda facesse seri danni a Nord e a Sud i Pd facessero blocco, i pesi all’interno del partito cambierebbero e potrebbero riaprirsi i giochi. Che ne valga o no la pena, è un altro discorso. Va segnalato che nelle liste Pd al Sud c’è una persona che voterei: Paolo Siani, il fratello di Giancarlo, giornalista martire di questa professione.

C’è anche un altro nome interessante, Marco Rossi Doria, figlio del grande Manlio, uno dei più grandi meridionalisti. Una persona perbene, peccato che la mia stima per lui sia stata molto ammaccata da come si comportò quando fu sottosegretario al ministero dell’Istruzione: non fece nulla (e se lo fece non si è visto) per far rientrare nei programmi di studio di letteratura dei licei i poeti e scrittori meridionali esclusi dalla Gelmini; e quando si trattò di distribuire i fondi per combattere l’evasione scolastica, il criterio adottato tradì la ragione di quegli aiuti, perché non vennero dati in proporzione alla fuga di alunni dai banchi, ma a tutti. Ne beneficiò il Nord. Ma nessuno è perfetto.

La destra è la stessa che ha disgustato anche Indro Montanelli

A destra, avevano l’occasione, per inconsistenza del centrosinistra (ma secondo voi l’accordo c’è già e Renzi distrugge il centrosinistra per conto di Berlusconi? La cosa è così plateale, che uno ci pensa) di mettere in campo finalmente una squadra con i fiocchi. La destra italiana è sempre stata sguaiata, scalcagnata e ha sprecato grandi uomini: riuscirono a disgustare persino Indro Montanelli.

Bisognerà rileggere bene le liste: troppi nomi di gente che non conosco e che magari sono ottimi, mentre i nomi che conosco sono il contrario: oltre l’insulto di Salvini candidato in Calabria, un riciclaggio di arcoriane, amici di mafiosi, e vecchi arnesi che credevano ormai in disuso, a cominciare dal numero uno, B.

Ci sono senz’altro persone perbene anche a destra, e fra i candidati di Forza Italia, un signor giornalista, Giorgio Mulè, ex direttore di Panorama (e di altre testate); ma quando vedo certi altri nomi, dalla Campania, alla Calabria, alla Sicilia e penso a chi sono i referenti di quelli lì, mi passa la voglia di sapere altro. Del resto, l’uomo che mette le carte grosse sul tavolo, in Sicilia, si chiama Gianfranco Miccichè, che voleva cambiare il nome all’aeroporto di Palermo, perché quello attuale, Falcone-Borsellino, diffamerebbe la città. Le vittime, capito? Non gli assassini.

Continuiamo a monitorare i candidati

Con più calma, magari ci occupiamo, via via, delle formazioni minori. Ma ricordo che “Agenda Sud 34” si rivolge ai candidati di tutti i partiti (meno la Lega razzista di “Prima il Nord” e quelli meridionalisti, perché l’equità nei riguardi del Sud è la ragione della loro esistenza): se si impegnano pubblicamente a sostenere il diritto del Sud alla stessa spesa pubblica per Istruzione, Sanità e Trasporti, i quasi ventimila firmatari dell’appello ne terranno conto.

spesa statale