Giornata della memoria per le vittime meridionali

Giornata della memoria: rilanciamo un articolo di Valeria Ciarambino, Consigliere Regionale della Campania del Movimento 5 Stelle, pubblicato sull’edizione napoletana de “La Repubblica” il 4 agosto 2017.
L’articolo del consigliere Ciarambino segue quello del giornalista meridionalista Lino Patruno, che abbiamo pubblicato il 29 luglio 2017,  sullo stesso tema.

Vittime dell’Unità d’Italia: Conoscere fa bene al Paese

Giornata della Memoria - Valeria Ciarmbino
Valeria Ciarambino – consigliere regionale della Campania del Movimento 5 Stelle

di Valeria Ciarambino

Nei mesi scorsi nei Consigli regionali di numerose regioni centro- meridionali come Movimento 5 Stelle abbiamo presentato una mozione per l’istituzione di una “Giornata della memoria per le vittime meridionali dell’Unità d’Italia”. Mozione che è già stata discussa e approvata in Puglia e Basilicata e che speriamo possa venire presto approvata anche in Campania.

L’importanza del 13 febbraio nella memoria del Sud

Il giorno scelto per la celebrazione della Giornata della memoria è il 13 febbraio, giorno della fine dell’assedio di Gaeta, perché sia occasione di riflessione, eventi e dibattiti che coinvolgano la società civile, il mondo della cultura e dell’università, le scuole e più cittadini possibile.

MemoriaPerché questa mozione? La volontà comune che ci ha spinto è stata di riannodare i fili della memoria e fare luce su una pagina ancora controversa e troppo spesso oscurata della nostra storia, della storia d’Italia e della storia delle nostre regioni, che sono poi o dovrebbero essere una storia sola, che ha chiesto il sacrificio di tanti: sia di chi si immolò per difendere il territorio e un ideale di libertà, sia di chi perse la vita per costruire un Paese unito.

GIORNATA DELLA MEMORIA PER RICORDARE MIGLIAIA DI MORTI

Le vittime meridionali sono state di sicuro 20.000, secondo alcuni molte di più, interi paesi come Pontelandolfo, Casalduni e Gaeta furono messi a ferro e fuoco, eppure di questa storia nei libri scolastici non vi è traccia e non vi è traccia nella nostra memoria e nella nostra identità comune. A evidenziare pubblicamente questa questione, sottaciuta dalla storiografia ufficiale, sono stati numerosi studi di scrittori, artisti, politici oltre che letterati di calibro. In questi giorni, a seguito dell’approvazione della mozione in alcune Regioni, è nato un dibattito acceso, che ha trovato spazio anche su La Repubblica e che sta coinvolgendo uomini di cultura e accademici, con posizioni molto eterogenee, come quelle di Aurelio Musi.

Che si sia ingenerato un dibattito, anche con differenti posizioni, è già un primo obiettivo raggiunto. Ma ci è spiaciuto leggere e respingiamo al mittente le accuse di chi intravede nella mera ricerca del consenso il vero fondamento di una tale iniziativa, bollandola peraltro come antiunitaria.

Di cosa hanno paura gli accademici che si oppongono?

Francamente troviamo incomprensibili le ragioni per cui degli accademici dovrebbero opporsi all’istituzione di una giornata di studio e approfondimento, in cui tutte le posizioni potranno essere liberamente espresse e confrontarsi. Di cosa si ha paura?

E troviamo ancor più incomprensibili le ragioni di chi definisce anti-unitarie le finalità della nostra mozione, ossia la spinta alla ricerca della verità storica e la possibilità offerta ai cittadini di approfondire e conoscere la propria storia, fondamento imprescindibile per la costruzione della propria identità.

La conoscenza è il principio di ogni libertà: recuperare la consapevolezza della nostra storia, delle nostre origini, potrà servire a rendere i cittadini di questa terra e le nuove generazioni più liberi dai luoghi comuni sul Sud e sui meridionali, che troppo spesso nel patrimonio culturale collettivo hanno preso il posto di un pezzo di storia non scritta, e più capaci di impegnarsi attivamente per dare un futuro migliore alla nostra terra e all’Italia intera. Altro che finalità anti-unitarie, l’esatto contrario.