Movimento unico per rappresentare meglio i diritti del Sud?

DOPO IL VOTO IN SICILIA: SUD, CHE FARE?

Ottima analisi di Pino Aprile sul meridionalismo e la condizione politica del Sud.  Dopo aver valutato i risultati siciliani e lo stato generale del meridionalismo, lancia una sfida: “Allora, non resta che fare il partito o movimento unico che rappresenti i diritti negati al Sud?”  Buona lettura!
(Articolo pubblicato oggi sulla pagina Facebook “Terroni di Pino Aprile”)

Elezioni siciliane. Una riflessione; forse un indizio per cosa fare da qui in poi.

Pino Aprile

Pino Aprile - Nemo nessuno escluso
Pino Aprile – durante la trasmissione “Nemo nessuno escluso”

Il Sud è in ritardo, ma la partita nazionale si gioca sulla paura di quel che può avvenire a Sud; quindi qual è il partito che interpreta meglio i bisogni e la rappresentanza del Sud? Ci vogliamo perdere l’occasione del soccorso amico di Salvini ai terùn de merda, scappano anche i cani, Vesuvio lavali col fuoco?

La domanda va riformulata: qual è la vera posta della politica italiana, adesso? Sempre quella: il Paese si regge sulla dominanza del Nord e la riduzione del Sud a colonia; la cosa ha retto, finché (complici i mezzi di comunicazione online, a disposizione di tutti), i terroni non hanno acquisito e diffuso, a livello di massa, la consapevolezza dello stato di minorità a cui li condanna il sistema-Italia: meno rispetto, meno strade, meno treni (quando non proprio niente), meno soldi per la loro salute, il diritto all’istruzione, eccetera. Il tutto condito di insulti, disistima.

La storia negata

Per la serie: tu non hai un complesso di inferiorità, tu sei inferiore! Beh, abbiamo scoperto che non è vero e la cosa è ormai dilagante, con la riconquista della storia negata del genocidio (reato che consiste nella distruzione dell’identità di un popolo, anche con uso di massacri, se serve) compiuto nell’ex Regno delle Due Sicilie dalle truppe sabaude; con la diffusione dei dati sull’economia, della spesa pubblica, occultati, di fatto, dagli strumenti “nazionali” di comunicazione, che quasi sempre li “interpretano” a favore del Nord e a danno del Sud, ladro e sprecone (prendesse esempio dalla Parmalat, dall’Expo, dal Mose; si dotasse di bravi amministratori smemorati o bugiardi, appena un po’ inquisiti, se non proprio condannati, come il sindaco di Milano, presidenti e vice delle regioni Lombardia e Veneto, sia a piede libero che in galera…).

Questo lavoro di educazione al sapere è stato compiuto a tutti i livelli e da una sparsa, via via più folta e a volte conflittuale pattuglia di divulgatori titolati e no; scrittori, docenti, giornalisti, ricercatori. Non è stato facile, fra povertà di mezzi propri e attacchi dei grandi mezzi altrui, dalla TV di Stato, salvo eccezioni, ai grandi quotidiani, scimmiottati dai piccoli (si pensi alle decine di pagine in contemporanea telecomandanta, contro il Giorno della Memoria); ma la diffusione a tappeto è stata possibile grazie alla miriade di altri docenti, pubblicisti, operatori culturali, identitari, nelle scuole, nelle associazioni, nelle feste di paese.

La coscienza non ha colore

La coscienza non ha colore e ognuno vive la consapevolezza di qualcosa con il proprio carattere e le proprie idee politiche. Quindi, aver appreso come è stato ed è trattato il Sud da un Paese che lo dichiara “unito”, ma ne fa una colonia, non è di destra o di sinistra. Questo non toglie che ci siano partiti più pronti a cogliere e rappresentare questi nuovi sentimenti, figli di maggiore conoscenza.

Paradossalmente, la Lega Nord ha compreso e tentato prima di tutti di intestarsi, a proprio uso e consumo, si capisce, il crescente malessere terronico. Ma l’operazione opportunistica è così plateale e scoperta, che non è stata presa sul serio: Salvini passerà alla storia come il politico che ha preso più fischi e pernacchie che voti.

Emiliano e de Magistris, leader meridionali senza partito
movimento unico: emiliano e de magistris
Luigi de Magistris e Michele Emiliano, leader meridionali senza partito

Due leader meridionali si sono proposti portavoce del meridionalismo senza partito (mentre i temibili e trinariciuti neoborbonici non hanno mai usato i loro consensi e numeri per candidarsi a qualcosa o spenderli in accordi con partiti. Ne restano fuori per statuto associativo. Altri, io fra questi, hanno scelto di rifiutare le offerte di candidature): Luigi de Magistris, sindaco di Napoli, e Michele Emiliano, sindaco di Bari, poi presidente della Puglia. Sono stati i due amministratori più avversati, in modi che gridano vendetta, da parte dei governi centrali e dei partiti nazionali.  Su di loro si sono caricate forse un po’ troppe attese da parte del popolo meridionalista e qualche delusione pesa.

I cinquestelle e la giornata della memoria
Memoria - locandina del movimento 5 stelle
Manifesto del Movimento 5 Stelle a sostegno dell’istituzione della giornata della Memoria per le vittime meridionali dell’Unità d’Italia

Quanto ai cinquestelle: i loro consiglieri regionali del Sud hanno presentato le mozioni per il Giorno della Memoria, ovunque, meno la Calabria, dove non hanno eletti alla Regione. Ne venni messo al corrente e ho seguito la vicenda; a chi la vede che una furba operazione politico-elettorale, dico: no, la loro motivazione è forte ed è la nostra. E di sicuro si può dire lo stesso dei consiglieri regionali pugliesi e lucani, appartenenti a tutte le aree politiche, nessun partito escluso, che hanno approvato, all’unanimità, quasi. E badate che più di qualcuno di loro è andato, per questo, a cercarsi rogne nel suo partito, quindi a cogliere vantaggi zero e fastidi tanti. Gliene va dato atto, e un grazie.

Quindi? Quindi la coscienza meridionalista è di tutti. Ma questo pone dinanzi a un dilemma: si deve continuare a lavorare, perché all’interno dei partiti il peso politico dei rappresentanti del Sud cresca sino a obbligare le dirigenze nazionali a tener conto delle questioni poste (infrastrutture, collegamenti, salute, istruzione, revisione storica)?

Sarebbe, come da sempre dico, la soluzione migliore. Ma proprio queste elezioni confermano il rischio: quanti meridionalisti di destra, pur di non andare contro alle proprie idee, si sono turati il naso e hanno votato per la “coalizione” (vabbe’…) che includeva Salvini e la sua Lega razzista? E quanti, pur di non lasciare tutto il campo alla destra berlusconian-salviniana o ai “populisti” M5S, hanno votato il Pd più antimeridionale di sempre?

Nei partiti nazionali, i terroni non contano niente

All’interno dei partiti nazionali, i terroni non contano niente e se vogliono una carica interna o la rielezione in parlamento, non devono dar problemi (infatti, alla Camera e al Senato è come se non ci fossero rappresentanti del Sud e un sottosegretario come Vito Di Filippo, lucano, dice che se per gli asili a un bimbo del Nord si dà il doppio che a uno del Sud, è giusto. In effetti, di fronte a niente…

Chi ha votato cinquestelle, tutto sommato, si sarà sentito meno mortificato degli altri, perché la mozione per il Giorno della Memoria, per dire, l’han presentata loro. Già, ma al Nord, i cinquestelle hanno addirittura messo mano al quesito referendario lombardo e in Veneto sono stati da subito con Zaia su questo. Quindi quali sono i “veri” cinquestelle, quelli con la Lega o quelli del Giorno della Memoria? E dinanzi a una questione terronica che sia “nazionale”, che succede?

Un movimento unico per rappresentare i diritti negati al Sud

Allora, non resta che fare il partito o movimento unico che rappresenti i diritti negati al Sud? Già, e vi risulta che tentativi del genere siano già stati fatti, e manco pochi, e quali risultati abbiano avuto, nonostante l’abnegazione di tanti?

Ma ora la situazione sta precipitando: non al Sud, in tutto il Paese. Si può dire che l’accelerazione del disastro toglie tempo alle decisioni: ce ne sarà per aspettare che i partiti maturino al loro interno “meridionalisticamente” o dar vita subito a un soggetto nuovo, che si proponga come nazionale per l’abbattimento delle disparità, il che ne farebbe uno strumento per sanare ingiustizie soprattutto a danno delle regioni del Sud? La mutata situazione, drammatica, potrebbe determinare una accoglienza meno fredda e distratta di quella ottenuta dai vari tentativi di far nascere un “partito meridionalista” e comunque per l’equità.

L’esistenza di un soggetto che potrebbe intestarsi la protesta contro le ingiustizie dello Stato strabico, dovrebbe indurre gli altri partiti a correre ai ripari, per non essere esclusi da un’area che si pensava vuota e non fa che crescere.

Qual è la cosa giusta (e giusto, in politico, è quello che funziona, nel senso desiderato)? Non si tratta di dire cosa mi piace di più, ma di ragionare su quello che può rivelarsi più utile. Il cuore caldo ci vuole, perché indica la direzione, ma è la testa fredda che guida.

Io, la risposta, non ce l’ho. Nel senso di: non ancora. Ed è così da un po’, come sapete. Però il nostro dovere è pensarci e cercare la soluzione.